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Qual è la giornata tipica del disoccupato?

15 novembre 2017 | Autore:


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Chi è senza lavoro può impiegare il suo tempo libero per trovarne un altro. Attenzione, però, a non far vincere l’indolenza…

La crisi economica che attanaglia oramai da anni l’intero occidente ha avuto ripercussioni pesanti sui livelli occupazionali. L’Italia, insieme alla Grecia e alla Spagna, è uno dei Paesi che ha risentito maggiormente della flessione economica, facendo registrare tassi di disoccupazione preoccupanti. Allo stato, il tasso di disoccupazione in Italia si attesta intorno all’11,2 per cento, mentre quello della disoccupazione giovanile è del 34,2 per cento [1]. Negli ultimi anni molti si sono ritrovati improvvisamente senza lavoro; altri, invece, nel mondo del lavoro non sono proprio riusciti ad entrare.

Probabilmente, perdere il lavoro è peggio di non averlo mai avuto: nel primo caso le ripercussioni psicologiche potrebbero essere molto più serie, anche perché chi aveva un lavoro cominciava a fare affidamento sul suo guadagno e, magari, aveva già progettato il proprio futuro. Si pensi a chi aveva messo su famiglia e, d’un tratto, si ritrova a dover trascorrere le proprie giornate a casa, cercando di convincere i suoi cari che presto le cose miglioreranno. Inoltre, chi aveva già un’occupazione probabilmente è più avanti negli anni rispetto a chi, invece, si affaccia per la prima volta al mondo del lavoro. Nel gergo tecnico le due situazioni vengono identificate utilizzando una terminologia differente: si definisce disoccupato chi ha avuto rapporti di lavoro che poi sono terminati; viene detto inoccupato chi, invece, non ha mai svolto attività lavorative. Ci si domanda: qual è la giornata tipica del disoccupato? Cerchiamo di fornire una risposta senza prenderci troppo sul serio.

Istruzioni per l’uso: una premessa necessaria

Lo scrivente è ben consapevole della delicatezza della questione affrontata: la disoccupazione ha avuto spesso conseguenze tragiche, tanto che il governo Monti, nel 2012, dovette varare una legge emblematicamente definita salva-suicidi [2] (per un approfondimento si rinvia alla lettura dell’articolo Come funziona la legge salva-suicidi) per far fronte al grave tracollo economico che colpì i piccoli imprenditori. Pertanto, quella che si andrà a leggere è soltanto una ricostruzione, tra il serio e il faceto, che non intende offendere nessuno. Anzi, a quanti si trovano in serie difficoltà economiche va la solidarietà di tutto il portale.

La giornata tipica del disoccupato che non si arrende

Il disoccupato è colui che ha perso il lavoro; è facile immaginare che la sua giornata-tipo sia dedicata alla costante ricerca di un nuovo impiego. Ciò è vero solo in parte. Ed infatti, spesso accade che il disoccupato decida inizialmente di concedersi un po’ di riposo, per poi mettersi in gioco in un secondo momento. Soltanto i più volenterosi o quelli che hanno immediato bisogno di danaro cominciano sin da subito a cercare un nuovo lavoro. Molto dipende anche dalla situazione familiare: chi ha alle spalle una famiglia in grado di offrire sostegno economico sarà senz’altro più sereno nella sua nuova attività di ricerca. Il disoccupato, normalmente, provvede ad inviare il suo curriculum a tutte le aziende che possono essere interessate alle sue competenze; in alternativa, può scegliere di recarsi direttamente presso le ditte della zona che necessitano di personale dipendente. Di solito l’attività di ricerca si svolge al mattino: il resto della giornata viene trascorso con la propria famiglia o con gli amici. Il tempo di inattività lavorativa, infatti, è l’ideale per riscoprire gli affetti e recuperare i rapporti sfilacciati dal poco tempo che si aveva a disposizione. C’è chi ha impiegato la propria forzata libertà a reinventarsi, cioè a mettersi in gioco in un nuovo ambito lavorativo. È noto come Steve Jobs abbia fondato il suo impero partendo dal fallimento degli studi universitari. E si ricordi che, in seguito, venne pure licenziato dalla sua stessa società…

La giornata tipica del disoccupato che si è arreso

Come detto, trascorso un breve periodo di pausa, il disoccupato si rimbocca le maniche alla ricerca di una nuovo lavoro. Trascinato inizialmente dall’entusiasmo, pian piano il suo fervore potrebbe scemare a causa dei continui rifiuti e dei buchi nell’acqua. Sempre più avvilito, il disoccupato perde le speranze e si lascia andare ad una triste inerzia che lo spinge ad abbandonare la ricerca. Di conseguenza, la sua giornata tipica consisterà sostanzialmente nel vagare per casa in preda allo sconforto più totale, maledicendo la sua vita e l’Italia intera. Il disoccupato in queste condizioni tenderà ad alzarsi al mattino sempre più tardi, fin quasi a confondere la colazione con il pranzo, a bighellonare per bar al pomeriggio e a fare tardi la notte per dedicarsi a lunghe maratone di serie tv. Normalmente il disoccupato si riscuote dal suo torpore a seguito di un evento più o meno traumatico: l’esaurirsi dei risparmi messi da parte; i rimproveri sempre più aspri dei familiari; la lenta consapevolezza che, così continuando, rischia di gettare alle ortiche qualsiasi possibilità futura.

Non abbandonare la speranza

Il mercato trita-lavoratori di oggi rende sempre più difficile l’impresa del disoccupato: il candidato viene rigettato come un oggetto inutile, quasi fosse uno scarto. In gioco non c’è soltanto la sicurezza economica, ma anche la dignità. Non dimentichiamo cosa recita l’articolo 1 della Costituzione: «L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro». Sebbene trovare lavoro in Italia sia difficile, non bisogna arrendersi, neanche quando sembra preclusa ogni possibilità: è meglio fallire dopo aver provato che non aver tentato affatto.

note

[1] Dati Istat.

[2]  Legge n. 3/2012 del 27.01.2012.

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