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Provvedimenti per genitore che beve

21 novembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 novembre 2017



L’alcolismo di uno dei genitori può causare la perdita della potestà genitoriale e, in caso di separazione, dell’affidamento del figlio.

I genitori hanno il dovere di mantenere, educare, istruire e assistere i propri figli [1]. Questi obblighi vengono normalmente riportati al concetto di potestà genitoriale (un tempo patria potestà), oggi denominata responsabilità genitoriale. La responsabilità genitoriale è esercitata da entrambi i genitori anche in caso di loro separazione [2]. Le decisioni di maggiore interesse per i figli sono assunte di comune accordo; in caso di divergenza, la decisione è rimessa al giudice. Soltanto per le decisioni su questioni di ordinaria amministrazione (cioè quelle limitate alla sfera di disponibilità e regolamentazione delle sole rendite), il giudice può stabilire che i genitori esercitino la responsabilità genitoriale separatamente. I genitori, inoltre, rappresentano i figli nati e nascituri, fino alla maggiore età o all’emancipazione, in tutti gli atti civili e ne amministrano i beni. Gli atti di ordinaria amministrazione, possono essere compiuti disgiuntamente da ciascun genitore [3].

Ciò premesso, analizziamo le forme di tutela previste dalla legge nei confronti della prole e della famiglia intera quando uno dei genitori sia alcoldipendente. Vediamo allora quali sono i provvedimenti per genitore che beve.

La perdita della responsabilità genitoriale

Per espressa disposizione del codice civile, il giudice può pronunziare la decadenza dalla responsabilità genitoriale quando il genitore viola o trascura i doveri ad essa inerenti o abusa dei relativi poteri con grave pregiudizio del figlio. In questo caso, il giudice può spingersi fino ad ordinare l’allontanamento del figlio dalla residenza familiare ovvero l’allontanamento del genitore o convivente che maltratta o abusa del minore [4]. Il codice civile, quindi, non enuncia chiaramente i casi in cui il genitore può perdere la responsabilità genitoriale sul figlio, limitandosi ad un generico riferimento alla violazione dei doveri genitoriali. Ebbene, da tanto si evince che, se la condizione di alcolista del genitore è in grado di compromettere i suoi doveri, non rendendolo in grado di mantenere, educare, istruire o assistere il proprio figlio, rischierà di perdere la responsabilità genitoriale. Pertanto, il fatto di essere alcolista non necessariamente comporta la sanzione del giudice. Nei casi più gravi di maltrattamento o abuso del minore, il giudice può addirittura ordinare l’allontanamento del genitore ovvero del figlio. Il giudice può comunque reintegrare nella responsabilità genitoriale il genitore che ne è decaduto, quando, cessate le ragioni per le quali la decadenza è stata pronunciata, è escluso ogni pericolo di pregiudizio per il figlio [5]. L’allontanamento del genitore o del minore può essere disposto anche senza dichiarare la decadenza dalla potestà genitoriale, sempreché la condotta del genitore sia pregiudizievole per la prole [6].

La revoca dell’amministrazione

Il genitore dedito all’alcol che dissipa il patrimonio del minore può essere rimosso dall’amministrazione dello stesso, amministrazione che viene affidata in via esclusiva all’altro genitore oppure, in assenza, ad un curatore nominato dal tribunale [7]. Anche in questo caso è possibile che l’amministrazione venga restituita nel caso in cui cessi la condotta nociva per le sostanze del minore [8].

I provvedimenti del giudice (sia di decadenza della responsabilità genitoriale che di allontanamento o revoca dell’amministrazione dei beni) sono adottati su ricorso dell’altro genitore, dei parenti o del pubblico ministero e, quando si tratta di revocare deliberazioni anteriori, anche del genitore interessato [9]. È importante sottolineare come la legge abbia previsto anche l’ascolto del figlio minore che abbia compiuto gli anni dodici, e anche di età inferiore ove capace di discernimento, prima di adottare ogni tipo di provvedimento.

L’affidamento esclusivo

Il genitore che beve rischia di perdere l’affidamento della prole nel caso di separazione dal coniuge. Secondo la legge italiana, Il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con i genitori e di ricevere cura, educazione, istruzione e assistenza morale da entrambi. Per realizzare questa finalità, il giudice valuta innanzitutto la possibilità che i figli minori restino affidati a entrambi i genitori: si tratta del famoso affidamento condiviso. Soltanto quando ciò non sia possibile stabilisce a quale genitore i figli sono affidati, determinando tempi e modalità della loro presenza presso ciascun genitore, fissando altresì la misura e il modo con cui ciascuno di essi deve contribuire al mantenimento, alla cura, all’istruzione e all’educazione dei figli. Come detto in precedenza, la responsabilità genitoriale continua ad essere esercitata da entrambi i genitori. Le decisioni di maggiore interesse per i figli relative all’istruzione, all’educazione e alla salute del minore sono assunte di comune accordo. In caso di divergenza, la decisione è rimessa al giudice. Limitatamente alle decisioni su questioni di ordinaria amministrazione, il giudice può stabilire che i genitori esercitino la responsabilità genitoriale separatamente. Qualora il genitore non si attenga alle condizioni dettate, il giudice valuterà detto comportamento anche al fine della modifica delle modalità di affidamento [10].

Anche nel caso dell’affidamento esclusivo il codice non fa riferimento a situazioni specifiche, rimettendosi di volta in volta al prudente apprezzamento del giudice al quale è affidata la valutazione del caso concreto. Vale, pertanto, quanto detto sopra: l’alcolismo di uno dei genitori potrebbe senz’altro essere valutato negativamente dal giudice e, perciò, causare la perdita dell’affidamento del figlio. Infatti, il giudice può disporre l’affidamento dei figli ad uno solo dei genitori qualora ritenga che l’affidamento all’altro sia contrario all’interesse del minore. Ciascuno dei genitori può, in qualsiasi momento, chiedere l’affidamento esclusivo quando ritiene che ne sussistano le condizioni. Il genitore cui sono affidati i figli in via esclusiva, salva diversa disposizione del giudice, ha l’esercizio esclusivo della responsabilità genitoriale su di essi; egli deve attenersi alle condizioni determinate dal giudice. Salvo che non sia diversamente stabilito, le decisioni di maggiore interesse per i figli sono adottate da entrambi i genitori [11]. Pertanto, l’affido esclusivo non comporta la perdita della responsabilità genitoriale in capo al genitore che non ha ottenuto l’affidamento della prole, ma semplicemente una sua restrizione in ragione della sussistenza delle particolari ragioni abbiano indotto il giudice a ritenere l’affido condiviso dannoso per i minori.

La protezione contro gli abusi familiari

La legge italiana prevede dei rimedi anche nel caso in cui il genitore che beve non soltanto pregiudichi l’educazione della prole ma metta in pericolo la serenità dell’intera famiglia. Quando, infatti, l’integrità morale o addirittura fisica della famiglia sia minata, il giudice può ordinare al coniuge o convivente la cessazione della condotta pregiudizievole, disponendo il suo allontanamento dalla casa familiare e prescrivendogli altresì, ove occorra, di non avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dal partner, ed in particolare al luogo di lavoro, al domicilio della famiglia d’origine, ovvero al domicilio di altri prossimi congiunti o di altre persone ed in prossimità dei luoghi di istruzione dei figli della coppia, salvo che questi non debba frequentare i medesimi luoghi per esigenze di lavoro. Con il medesimo decreto il giudice stabilisce la durata dell’ordine di protezione, che non può essere superiore a un anno e può essere prorogata, su istanza di parte, soltanto se ricorrano gravi motivi per il tempo strettamente necessario [12].

L’inabilitazione

Per concludere il breve quadro civilistico finora esposto, bisogna precisare che, secondo il codice, il coniuge, la persona stabilmente convivente, i parenti entro il quarto grado (quindi anche i figli), gli affini entro il secondo grado, il tutore, il curatore ovvero il pubblico ministero possono chiedere al tribunale l’inabilitazione di coloro che, per abuso abituale di bevande alcoliche o di stupefacenti, espongono sé o la loro famiglia a gravi pregiudizi economici [13]. Detto in parole semplici, le persone più vicine a colui che abitualmente beve e che, per questa ragione, non è in grado di amministrare il patrimonio familiare, possono ottenere dal giudice una sentenza con la quale viene nominato un curatore che dovrà assistere l’inabilitato nel compimento degli atti di straordinaria amministrazione (in buona sostanza, quelli di importante valore economico, normalmente inerenti ad acquisti o vendite di beni immobili). Senza il curatore, gli atti compiuti dal solo inabilitato sono annullabili. Il provvedimento è chiaramente volto a tutelare gli interessi economici della famiglia, interessi messi a repentaglio dalla sconsiderata condotta dell’inabilitato.

Il reato di maltrattamenti

Infine, va ricordato che, nel caso in cui il genitore dedito all’alcol maltratti i suoi familiari, può configurarsi l’ipotesi di reato prevista dal codice penale e punita con la reclusione da due a sei anni. Secondo la legge, infatti, commette reato chiunque maltratta una persona della famiglia o comunque convivente, o una persona sottoposta alla sua autorità o a lui affidata per ragioni di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia. Se dal fatto deriva una lesione personale grave, si applica la reclusione da quattro a nove anni; se ne deriva una lesione gravissima, la reclusione da sette a quindici anni; se ne deriva la morte, la reclusione da dodici a ventiquattro anni [14].

note

[1] Art. 315-bis cod. civ.

[2] Art. 337-ter cod. civ.

[3] Art. 320 cod. civ.

[4] Art. 330 cod. civ.

[5] Art. 332 cod. civ.

[6] Art. 333 cod. civ.

[7] Art. 334 cod. civ.

[8] Art. 335 cod. civ.

[9] Art. 336 cod. civ.

[10] Art. 337-ter cod. civ.

[11] Art. 337-quater cod. civ.

[12] Art. 342-ter cod. civ.

[13] art. 415 cod. civ.

[14] Art. 572 cod. pen.

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