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Nulla la cartella di pagamento con posta certificata

16 ottobre 2017


Nulla la cartella di pagamento con posta certificata

> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 ottobre 2017



Per essere valide, le cartelle esattoriali notificate con Pec devono contenere in allegato un file in formato p7m e non pdf.

Prosegue il filone di giudici secondo cui le cartelle di pagamento notificate tramite Pec da Agenzia Entrate Riscossione sono illegittime e vanno annullate nel momento in cui contengono, come allegato, un file con formato .pdf e non .m7p. Solo quest’ultimo infatti garantisce l’originale della cartella. A confermare questo indirizzo è la commissione Tributaria Provinciale di Salerno [1].

Come noto, la legge consente la notifica delle cartelle esattoriali con la posta elettronica certificata (Pec) solo nei confronti dei contribuenti tenuti a dotarsi di questo particolare sistema di email (professionisti, imprenditori, società). La normativa però non ha specificato in che formato dovesse essere l’allegato, il file cioè contenente la riproduzione della cartella di pagamento. Così, da subito alcuni giudici hanno ritenuto che, essendo il pdf una mera riproduzione dell’originale cartaceo, non può garantire la genuinità del documento e quindi la sua conformità. Esso si pone al pari di una fotocopia e, in quanto tale, non è valido. Ciò però vale solo quando tale allegato è in formato .pdf, non invece quando è in formato .p7m, equivalente del primo, ma con la differenza che contiene la firma digitale. Secondo una precedente sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Milano [2], il file .pdf non fa piena prova del suo contenuto non essendo l’originale della cartella: si tratta di una semplice riproduzione meccanica, contestabile con estrema facilità.  È del resto il codice ci procedura civile [3] che impone all’ufficiale giudiziario, tutte le volte in cui si vale della Posta certificata per la notifica, l’utilizzo della firma digitale. Fino allo scorso 3 dicembre tale norma non valeva per la riscossione esattoriale. Ora tale ostacolo è stato rimosso. Per cui, anche per le cartelle di pagamento, è necessario l’uso della firma digitale. Dunque, l’agente della riscossione è sempre tenuto ad apporre la propria firma digitale, inviando un file con estensione «.p7m» e non più un semplice «.pdf».

Sempre dello stesso parere è stata la Commissione Provinciale di Reggio Emilia [4] secondo la quale solo il formato .p7m, grazie alla firma digitale, garantisce l’immodificabilità e l’integrità del documento.

Ricordiamo che il file con estensione .p7m è un file firmato digitalmente. Per poterlo aprire è necessario che il contribuente, destinatario dell’atto, abbia installato sul proprio computer un particolare software che consente di visualizzare e leggere il file in questione, verificandone firma e autenticità del nome del mittente. È proprio su questo punto che si sofferma la Ctp di Reggio Emilia: al contrario del .pdf – che può essere aperto e visualizzato da qualsiasi computer, ma nello stesso tempo non consente di avere la certezza di chi ha creato il file e dell’identità dello stesso – il formato «p7m» garantisce l’integrità e l’immodificabilità del documento informatico rispetto all’originale ma anche – per quanto attiene la firma digitale – l’identificabilità del suo autore e conseguentemente la paternità dell’atto.

Allo stesso modo hanno ragionato la Ctp di Napoli [6], di Lecce [7] ed altri numerosi giudici [8] anche ai tempi della passata Equitalia (leggi Cartella Equitalia: la notifica per PEc non è valida). Con la posta elettronica certificata – sostengono i suddetti precedenti – viene trasmesso al contribuente non l’originale della cartella di pagamento, ma solo una copia informatica, peraltro priva di alcuna attestazione di conformità apposta da un pubblico ufficiale. Detta copia, quindi, non può assumere alcun valore giuridico perché non garantisce che il documento inoltrato sia identico, in tutto e per tutto, all’originale (originale che, in questo caso, resta nelle mani dell’agente della riscossione). Invece, con la notifica a mezzo di raccomandata a.r., l’originale finisce sempre nelle mani del contribuente.

Dunque, se nella fotocopia della cartella di pagamento allegata alla Pec non appare alcuna attestazione di conformità nei modi previsti dalla legge, si deve affermare che il ricorrente ha ricevuto solo una copia informale dell’originale della cartella di pagamento, al pari di una volgare fotocopia. Solo la firma digitale della Pec può garantire l’attestazione di conformità; ne consegue che solo il file in formato .p7m salva l’atto dalla dichiarazione di nullità.

Le stesse conclusioni sono state condivise anche dalla Ctp di Salerno citata in apertura. Secondo i giudici campani, il documento informatico allegato alla posta elettronica certificata deve necessariamente essere dotato di firma digitale, per garantire l’identificabilità dell’autore, l’integrità e l’immodificabilità del file, come previsto dal codice dell’amministrazione digitale [9]. Il formato .pdf, invece, non consente di rispettare detti parametri, mentre «la cartella di pagamento deve essere prodotta da un documento informatico allegato alla pec sottoscritto digitalmente, e cioè avere un’estensione del file in .p7m».

In definitiva, se la cartella allegata alla Pec è in formato pdf, la notifica non può ritenersi valida. Con la conseguenza che il contribuente può impugnare la notifica e vedersi annullare ogni richiesta di pagamento.

note

[1] Ctp Salerno sent. n. 4124/02/17.

[2] Ctp Milano, sent. n. 1023/1/17.

[3] Art. 149-bis cod. proc. civ.

[4] Ctp Reggio Emilia sent. n. 204/17 del 31.07.2017.

[5] Ctp Savona, sent. n. 100/2017 e 101/2017;

[6] Ctp Napoli sent. n. 611 del 26.02.2016;

[7] Ctp Lecce, sent. n. 1817 del 12.05.2016;

[8] Ctp Milano, sent. n. 1638 del 24.02.2017. Cfr. Anche Ctp Lecce sent. n. 611/2015 (Cartella Agenzia Entrate, la notifica per Pec non è valida).

[9] Art. 20, co. 2, del dlgs n. 82/2005 (Codice dell’amministrazione digitale)

[omissis] Il che vuol dire che la copia cartacea della cartella di pagamento non può più essere notificata e in sua vece può essere notificato solo il documento informatico della cartella medesima. Il formato digitale del file telematico della cartella di pagamento scelto dall’agente della riscossione è il pdf.

L’articolo 20, comma 1, del dlgs 82/2005 definisce il «documento informatico» come: «Il documento informatico da chiunque formato, la memorizzazione su supporto informatico e la trasmissione con strumenti telematici conformi alla regole di cui all’articolo 71 sono validi e rilevanti agli effetti di legge, ai sensi delle disposizioni del presente codice».

Il successivo comma 1-bis prevede inoltre che «L’idoneità del documento informatico a soddisfare il requisito della forma scritta è liberamente valutabile in giudizio fermo restando quanto disposto dal comma 2». Quest’ultimo comma dà piena sostanza legale al cartaceo contenuto nel documento informatico con la identificazione anche del sottoscrittore. Esso prevede che: «il documento informatico sottoscritto con firma elettronica qualificata o con firma digitale, formato nel rispetto delle regole tecniche stabilite ai sensi dell’articolo 71, che garantiscano l’identificabilità dell’autore, l’integrità e l’immodificabilità del documento, si presume riconducibile al titolare del dispositivo di firma ai sensi dell’articolo 21, comma 2, e soddisfa comunque il requisito della forma scritta, anche nei casi previsti, sotto pena di nullità, dall’articolo 1350, primo comma, numeri da 1 a 12 del codice civile».

In conclusione, la cartella di pagamento deve essere prodotta da un documento informatico allegato alla pec sottoscritto digitalmente e cioè avere un’estensione del file in .p7m.

Pertanto, il solo allegato in formato .pdf alla posta certificata non è valido e di conseguenza rende

illegittima l’intera cartella di pagamento allegata alla pec, appunto, con tale formato.

Tanto è dirimente per elidere la portata fattuale della tesi dell’Agenzia che ne assume la regolare notifica; dirimente, altresì, dell’esame di tutte le altre questioni dedotte con il ricorso che, per conseguenza, devono considerarsi assorbite.

Il ricorso, pertanto, è fondato e va accolto.

Le spese, come liquidate in dispositivo, seguono la soccombenza del Concessionario che ha eseguito tale notifica e giustifica la compensazione delle spese nei confronti del1’Agenzia delle entrate.

PQM La Commissione accoglie il ricorso e ,per l’effetto, annulla l’impugnata cartella. Condanna l’Equitalia Servizi Riscossione SpA al pagamento delle spese che liquida in complessivi 500,00 oltre oneri, se dovuti. Compensa le spese tra le altre parti.

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1 Commento

  1. ma la pec è legale , essendo che sostituiisce la raccomandata che veniva recapitata dal postino chi firma la ricezione del documento ricevuto a nome del desitantario ? Il gestore Pec? Ma il gestore Pec non ho un procura per firmar ein nome e per conto e quinid non sarebbe legale !

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