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Incidente: che rischia chi non dà i dati della sua assicurazione?

16 ottobre 2017


Incidente: che rischia chi non dà i dati della sua assicurazione?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 ottobre 2017



Solo nel caso di incidenti senza feriti non è reato andarsene senza fornire i dati della propria polizza assicurativa rc-auto.

Sei stato tamponato in mezzo al traffico da un’auto che veniva da dietro. Entrambi vi siete accostati e avete discusso per qualche minuto. Fortunatamente nessuno dei due si è fatto male, ma il paraurti della tua macchina, in corrispondenza del bagagliaio, risulta graffiato e lo vorresti riparato. Il responsabile minimizza l’episodio: ritiene che l’abrasione alla vernice non sia opera sua, ma di un precedente urto e non vuol né risarcirti né darti i dati della sua polizza rc-auto. La discussione diventa sempre più animata così lui decide di rimettersi in auto e andare via senza firmare il Cid, ma soprattutto senza averti prima fornito gli estremi della compagnia assicurativa. Per fortuna sei riuscito a prendere gli estremi della targa e, con una richiesta al Pra, hai rintracciato la sua assicurazione. Con questa sei andato alla tua compagnia e hai fatto la denuncia di sinistro. Tuttavia non gliela vuoi lasciare vinta e ti chiedi se, in presenza di un incidente stradale, che rischia chi non dà i dati dell’assicurazione. La risposta è contenuta nel codice della strada [1] per come di recente interpretato da una sentenza della Cassazione [2].

Non è sempre reato non fornire i dati della propria assicurazione

Dopo un incidente bisogna sempre fermarsi

Sia che dall’incidente siano derivati danni solo alle auto (cosiddetti «danni a cose») o anche alle persone, gli automobilisti hanno l’obbligo di fermarsi e fornire le proprie generalità (nome, cognome, residenza, estremi della patente) e i dati della polizza obbligatoria sulla responsabilità civile automobilistica (cosiddetta rc-auto) onde garantire il più rapido e agevole svolgimento della pratica di risarcimento.

Quando chi non si ferma commette reato

Tuttavia, se ci sono feriti è necessario chiamare la polizia e attendere che questa venga sul luogo ad effettuare le relative rilevazioni. Chi si allontana prima dell’arrivo delle autorità dal luogo del sinistro commette il reato di fuga e può essere denunciato (anche se si è fermato per pochi minuti e poi è ripartito). Allo stesso modo, commette reato chi, coinvolto in un sinistro, non presta soccorso a chi ne ha bisogno; «soccorso» non significa «assistenza medica» (anzi, è bene che i presenti si astengano dall’effettuare manovre o rimozione di corpi), ma vuol dire solo chiamare al più presto le autorità e l’ambulanza affinché si prendano cura dei feriti.

Impossibile denunciare chi fugge dopo un incidente se non ci sono feriti

Quando chi non si ferma non commette reato

Viceversa, nel caso di incidente con danni solo ai mezzi, gli automobilisti possono procedere in autonomia, se la polizia dovesse essere impegnata in altre attività o se c’è il consenso di entrambi. In questo – e solo in questo caso – chi si allontana senza fornire gli estremi della propria assicurazione non commette reato, ma solo un illecito amministrativo.  In particolare scatta una multa da 294 a 1.174 euro. Se però c’è anche un grave danno ai veicoli coinvolti tale da determinare l’applicazione della revisione del mezzo, scatta la sospensione della patente di guida da quindici giorni a due mesi.

Pertanto non è possibile denunciare chi non dà i dati della propria assicurazione nel momento in cui, a seguito dell’incidente stradale, non ci sono feriti. Il codice della strada sanziona infatti solo con misure amministrative il conducente che riparte dopo il sinistro senza agevolare lo scambio dei dati, in assenza di danni fisici alle persone.

Come comportarsi dopo un incidente

In particolare il codice della strada sancisce in primo luogo l’obbligo di fermarsi in ogni caso, al quale si aggiunge poi l’obbligo di prestare assistenza ad eventuali feriti. Chi non presta assistenza ai feriti commette il reato di omissione di soccorso. Invece, in caso di inottemperanza all’obbligo di fermarsi corrisponde solo la sanzione amministrativa se si tratta di incidente con danno alle sole cose; invece in caso di incidente con danni alle persone si commette il reato di fuga e scatta la reclusione da 6 mesi a 3 anni. In tal caso, la fuga dell’agente può essere punita con l’arresto in flagranza e la sanzione accessoria della sospensione della patente, mentre la sanzione penale della reclusione subisce un incremento (da 1 a 3 anni) [3].

Che fare dopo un incidente

Denuncia di sinistro

Il primo passo da fare dopo un incidente è fermarsi e scambiare i propri dati con l’altro conducente ai fini delle pratiche risarcitorie. Se le parti sono d’accordo possono fermare il modello Cid o Cai (constatazione amichevole di incidente). Questo non obbliga l’assicurazione a ritenere necessariamente veri i fatti ivi riportati ma accelera le pratiche per il risarcimento. Il modulo va presentato, insieme alla denuncia di sinistro, alla propria compagnia nella gran parte dei casi, ossia nelle pratiche che prevedono l’indennizzo diretto (invece, nel caso di incidente tra più automezzi, che vede cioè coinvolte più di due auto, il Cid e la denuncia di sinistro vanno depositati presso la compagnia del responsabile). Leggi Come vincere una causa di incidente stradale.

I testimoni

Già all’atto della denuncia del sinistro il danneggiato deve indicare alla propria compagnia di assicurazione i nomi dei testimoni. In mancanza, le compagnie devono chiedere all’assicurato notizie sulla presenza di eventuali testimoni, con raccomandata a/r da inviare entro 60 giorni dalla denuncia, precisando le conseguenze processuali in caso di mancata risposta (risposta che deve essere inviata con raccomandata a/r entro ulteriori 60 giorni). Ulteriori testimoni possono essere identificati direttamente dalla compagnia di assicurazione entro lo stesso termine. I testimoni identificati successivamente a tali termini non possono più essere sentiti in una eventuale causa salvo che il giudice ritenga comprovata un’oggettiva impossibilità alla loro tempestiva identificazione.

La perizia 

Il danneggiato deve mettere a disposizione la propria auto affinché il perito dell’assicurazione la sottoponga ad esame e quantifichi i danni. Se vi sono anche danni alle persone, è necessario produrre tutti i documenti e i certificati medici; il danneggiato sarà anch’egli oggetto di perizia per quantificare le lesioni patite.

I termini per il risarcimento

Entro uno specifico termine calcolato dalla ricezione della documentazione completa, la compagnia assicuratrice deve formulare un’offerta al danneggiato, oppure – in alternativa – deve specificare le motivazioni per cui non ritiene di fare offerte. I termini sono, rispettivamente:

  • 30 giorni se il modulo è sottoscritto dai conducenti coinvolti oppure se è stato sottoscritto un modulo Cid;
  • 60 giorni se sono contestati solo danni alle cose;
  • 90 giorni se vi sono stati danni anche alle persone.

Se l’assicurazione fa un’offerta di risarcimento

Se la compagnia assicurativa ritiene che i fatti, per come narrati dal danneggiato siano fondati, formula una proposta di risarcimento. A questo punto le soluzioni sono tre:

  • il danneggiato accetta il risarcimento: in tal caso la compagnia deve versargli le somme entro 15 giorni dall’accettazione. Di solito viene fatta firmare una quietanza liberatoria, che preclude al danneggiato il diritto di avanzare richieste di maggior danno.
  • il danneggiato non accetta: in questo caso la compagnia paga lo stesso la cifra proposta entro 15 giorni dalla non accettazione, ma la stessa deve considerarsi come “acconto”. È bene, in proposito, fare attenzione a cosa si firma. La riscossione da parte del danneggiato, di per sé, non preclude la possibilità di chiedere ulteriori risarcimenti – agendo davanti al giudice – ma la firma di una quietanza liberatoria sì. Se viene richiesta la firma di una quietanza (ovvero di una ricevuta) è importante che su di essa sia specificato che non sono preclusi i diritti di avanzare, se si ritiene, ulteriori richieste di risarcimento. La formula potrebbe essere, per esempio: «salvo l’eventuale maggior danno».
  • il danneggiato non risponde: in questi casi la compagnia deve comunque liquidare il danno, entro 30 giorni dalla proposta. Gli effetti della riscossione sono gli stessi detti sopra, quindi ha importanza decisiva ciò che viene firmato all’atto di questa riscossione.

note

[1] Art. 189 cod. strada.

Art. 189. Comportamento in caso di incidente. 

1.-L’utente della strada, in caso di incidente comunque ricollegabile al suo comportamento, ha l’obbligo di fermarsi e di prestare l’assistenza occorrente a coloro che, eventualmente, abbiano subito danno alla persona.

2.-Le persone coinvolte in un incidente devono porre in atto ogni misura idonea a salvaguardare la sicurezza della circolazione e, compatibilmente con tale esigenza, adoperarsi affinché non venga modificato lo stato dei luoghi e disperse le tracce utili per l’accertamento delle responsabilità.

3.-Ove dall’incidente siano derivati danni alle sole cose, i conducenti e ogni altro utente della strada coinvolto devono inoltre, ove possibile, evitare intralcio alla circolazione, secondo le disposizioni dell’art. 161. Gli agenti in servizio di polizia stradale, in tali casi, dispongono l’immediata rimozione di ogni intralcio alla circolazione, salva soltanto l’esecuzione, con assoluta urgenza, degli eventuali rilievi necessari per appurare le modalità dell’incidente.

4.-In ogni caso i conducenti devono, altresì, fornire le proprie generalità, nonché le altre informazioni utili, anche ai fini risarcitori, alle persone danneggiate o, se queste non sono presenti, comunicare loro nei modi possibili gli elementi sopraindicati.

5.-Chiunque, nelle condizioni di cui al comma 1, non ottempera all’obbligo di fermarsi in caso di incidente, con danno alle sole cose, è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 294  a euro 1.174. In tale caso, se dal fatto deriva un grave danno ai veicoli coinvolti tale da determinare l’applicazione della revisione di cui all’articolo 80, comma 7, si applica la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da quindici giorni a due mesi, ai sensi del capo I, sezione II, del titolo VI.

6.-Chiunque, nelle condizioni di cui comma 1, in caso di incidente con danno alle persone, non ottempera all’obbligo di fermarsi, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni. Si applica la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da uno a tre anni, ai sensi del capo II, sezione II, del titolo VI. Nei casi di cui al presente comma sono applicabili le misure previste dagli articoli 281, 282, 283 e 284 del codice di procedura penale, anche al di fuori dei limiti previsti dall’articolo 280 del medesimo codice, ed è possibile procedere all’arresto, ai sensi dell’articolo 381 del codice di procedura penale, anche al di fuori dei limiti di pena ivi previsti.

7.-Chiunque, nelle condizioni di cui al comma 1, non ottempera all’obbligo di prestare l’assistenza occorrente alle persone ferite, è punito con la reclusione da un anno a tre anni. Si applica la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida per un periodo non inferiore ad un anno e sei mesi e non superiore a cinque anni, ai sensi del capo II, sezione II, del titolo VI.

8.-Il conducente che si fermi e, occorrendo, presti assistenza a coloro che hanno subito danni alla persona, mettendosi immediatamente a disposizione degli organi di polizia giudiziaria, quando dall’incidente derivi il delitto di omicidio colposo o di lesioni personali colpose, non è soggetto all’arresto stabilito per il caso di flagranza di reato.

8-bis. Nei confronti del conducente che, entro le ventiquattro ore successive al fatto di cui al comma 6, si mette a disposizione degli organi di polizia giudiziaria, non si applicano le disposizioni di cui al terzo periodo del comma 6.

9.-Chiunque non ottempera alle disposizioni di cui ai commi 2, 3 e 4 è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 84 a euro 335.

9-bis. L’utente  della  strada,  in  caso  di  incidente  comunque ricollegabile al suo comportamento, da cui derivi danno a uno o  più  animali d’affezione, da reddito o protetti, ha l’obbligo di  fermarsi e di porre in atto ogni misura idonea  ad  assicurare  un  tempestivo intervento di soccorso agli animali  che  abbiano  subito  il  danno.

Chiunque non ottempera agli obblighi di cui al periodo precedente  e’ punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una  somma  da euro 410 a euro 1.643. Le persone coinvolte in un incidente con danno a uno o più animali d’affezione, da reddito o protetti devono  porre in atto ogni misura idonea ad assicurare un tempestivo intervento  di soccorso.

Chiunque  non  ottempera  all’obbligo  di  cui  al  periodo precedente e’ soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento  di una somma da euro 82 a euro 328.

[2] Cass. sent. n. 44616/2017.

[3] Il reato di fuga (art. 189, comma 6, c.d.s.) è reato omissivo di pericolo il cui elemento materiale consiste nell’allontanarsi dell’agente dal luogo dell’investimento in modo da impedire od ostacolare l’accertamento della propria identità personale, l’individuazione del veicolo investitore e la ricostruzione della dinamica. La fattispecie è integrata, secondo il consolidato orientamento giurisprudenziale, anche dal comportamento di chi effettui una sosta momentanea sul luogo del sinistro sottraendosi poi all’identificazione. Il fermarsi sul posto deve infatti avere una durata congrua rispetto all’espletamento delle prime indagini volte appunto ad identificare sia il conducente che il veicolo coinvolto.
Anche la fattispecie di cui al comma 7 dell’art. 189 c.d.s., relativa all’omissione di soccorso, configura un reato omissivo di pericolo. L’agente infatti è obbligato a fermarsi in presenza di un sinistro, da lui percepito, riconducibile al suo comportamento e concretamente idoneo a produrre eventi lesivi, essendo irrilevante l’effettivo riscontro di un danno alle persone. La consapevolezza che la persona coinvolta nel sinistro abbia bisogno di soccorso può infatti sussistere anche come dolo eventuale.

Corte di Cassazione, sez. IV Penale, sentenza 28 settembre – 13 ottobre 2017, n. 47269
Presidente Romis – Relatore Gianniti

Ritenuto in fatto e considerato in diritto

1. La Corte di appello di Salerno con la sentenza impugnata ha integralmente confermato la sentenza 5/03/2014 con la quale il Tribunale di quella città aveva dichiarato F.R. responsabile del reato p. e p. dall’art. 189 commi 6 e 7 C.d.S., in quanto, in Salerno, in data 5/04/2011 – dopo aver determinato, con la sua condotta di guida, un incidente stradale dal quale derivavano lesioni personali a V.G. , conducente del motociclo coinvolto nell’impatto – si era allontanato dal luogo del sinistro, sottraendosi così all’obbligo di fermarsi e di prestare assistenza al V. .
2. Avverso la sentenza della Corte territoriale, tramite difensore di fiducia, propone ricorso il F. , articolando tre motivi di doglianza.
2.1 Nel primo e nel secondo motivo denuncia violazione di legge e vizio di motivazione in punto di ritenuta sussistenza del reato.
Il ricorrente fa presente che nell’atto di appello aveva dedotto l’insussistenza della materialità e dell’elemento soggettivo del reato: sotto il primo profilo, rileva che il reato postula l’effettività di bisogno dell’investito e che l’obbligo di prestare assistenza non si risolve nel mero obbligo di prestare soccorso sanitario; quanto poi al profilo soggettivo, fa presente che lui si era fermato sul luogo del sinistro e, soltanto dopo essersi accertato delle buone condizioni di salute del conducente del motociclo (che non aveva riportato lesioni e che restava comunque affidato alle cure dei presenti occorsi), si era allontanato.
In definitiva, sul punto, il ricorrente si duole del fatto che la Corte di appello si sarebbe limitata a fornire un’interpretazione conforme alla ricostruzione operata dal primo Giudice, omettendo di esplicitare le ragioni per le quali non ha accolto la versione alternativa da lui fornita.
2.2 Nel terzo motivo denuncia mancanza di motivazione nella parte in cui la Corte territoriale, ignorando il motivo di appello nel quale lui aveva chiesto la concessione del beneficio della sospensione condizionale della pena, ha negato tale beneficio sul solo presupposto dell’esistenza di precedenti penali a suo carico.
3. Il ricorso non è fondato.
3.1. Non fondati sono i primi due motivi, concernenti l’affermazione di penale responsabilità per il reato in contestazione.
3.1.1. In punto di fatto, secondo la ricostruzione operata dal giudice di primo grado (cfr. relativa sentenza, pp. 3 e 4) e confermata dal giudice di appello, è risultato provato che il F. , dopo l’incidente, è sì sceso dall’auto, ma, subito dopo, è ripartito senza prestare alcun soccorso alla vittima (e senza neppure accertarsi che altri lo facessero).
3.1.2. In punto di diritto, l’art. 189 C.d.S. descrive in maniera dettagliata il comportamento che l’utente della strada deve tenere in caso di incidente comunque ricollegabile al suo comportamento, stabilendo un “crescendo” di obblighi in relazione alla maggiore delicatezza delle situazioni che si possono presentare.
Così è previsto, per quanto qui interessa, l’obbligo di fermarsi in ogni caso, cui si aggiunge, allorché vi siano persone ferite, quello di prestare loro assistenza.
L’inottemperanza all’obbligo di fermarsi è punita con la sanzione amministrativa in caso di incidente con danno alle sole cose (comma 5) e con quella penale della reclusione (da 6 mesi a 3 anni) in caso di incidente con danno alle persone (comma 6). In tale seconda ipotesi se il conducente si è dato alla fuga la norma contempla la possibilità dell’arresto in flagranza nonché la sanzione accessoria della sospensione della patente. La sanzione penale è più grave (reclusione da 1 a 3 anni) per chi non ottempera all’obbligo di prestare assistenza.
Si tratta di comportamenti diversi, lesivi di beni giuridici diversi ed attinenti, nel caso dell’inosservanza dell’obbligo di fermarsi, alla necessità di accertare le modalità dell’incidente e di identificare coloro che rimangono coinvolti in incidenti stradali e, nel caso di omissione di soccorso, a principi di comune solidarietà.
Nella specie il giudice ha correttamente ravvisato, anche sotto il profilo soggettivo, l’omessa ottemperanza all’obbligo di fermarsi a prestare assistenza.
Il reato di fuga, previsto dall’art. 189 comma 6 C.d.S. è reato omissivo di pericolo, il cui elemento materiale consiste nell’allontanarsi dell’agente dal luogo dell’investimento così da impedire o comunque, ostacolare l’accertamento della propria identità personale, l’individuazione del veicolo investitore e la ricostruzione delle modalità dell’incidente.
E questa Corte ha già avuto modo di precisare che integra il reato di cui all’art. 189 C.d.S. comma 6, la condotta di colui che – in occasione di un incidente ricollegabile al suo comportamento da cui sia derivato un danno alle persone – effettui sul luogo del sinistro una sosta momentanea, senza consentire la propria identificazione, né quella del veicolo. Infatti il dovere di fermarsi sul posto dell’incidente deve durare per tutto il tempo necessario all’espletamento delle prime indagini rivolte ai fini dell’identificazione del conducente stesso e del veicolo condotto, perché, ove si ritenesse che la durata della prescritta fermata possa essere anche talmente breve da non consentire né l’identificazione del conducente, né quella del veicolo, né lo svolgimento di un qualsiasi accertamento sulle modalità dell’incidente e sulle responsabilità nella causazione del medesimo, la norma stessa sarebbe priva di ratio e di una qualsiasi utilità pratica (Sez. 4, sent. n. 20235 del 25/01/2001, Mischiatti Rv. 234581).
Reato omissivo di pericolo è pure il reato previsto dall’art. 189 C.d.S., comma 7, che impone all’agente di fermarsi in presenza di un incidente, da lui percepito, che sia riconducibile al suo comportamento e che sia concretamente idoneo a produrre eventi lesivi, non essendo necessario che si debba riscontrare l’esistenza di un effettivo danno alle persone, peraltro non accertabile immediatamente nella sua sussistenza e consistenza.
Sotto il profilo soggettivo, la giurisprudenza di questa Corte ha precisato che, in entrambe le forme del reato di fuga previste dall’art. 189 C.d.S. ai commi 6 e 7, il dolo deve investire non solo l’evento dell’incidente, ma anche il danno alle persone e, conseguentemente, la necessità del soccorso (che non costituisce una condizione di punibilità); tuttavia, la consapevolezza che la persona coinvolta nell’incidente ha bisogno di soccorso può sussistere anche sotto il profilo del dolo eventuale, che si configura normalmente in relazione all’elemento volitivo, ma che può attenere anche all’elemento intellettivo, quando l’agente consapevolmente rifiuti di accertare la sussistenza degli elementi in presenza dei quali il suo comportamento costituisce reato, accettandone per ciò stesso l’esistenza (Sez. 4, sent. n. 8103 del 19/02/2003, rv. 223966).
3.1.3. Pienamente conforme ai suddetti principi di diritto è stata la valutazione di entrambi i giudici di merito, che: a) hanno ritenuto integrato il reato di cui all’art. 189 comma 6 (c.d. reato di fuga) nel fatto il F. si è fermato per un lasso temporale brevissimo, assolutamente insufficiente a consentire la propria identificazione, né quella del veicolo; e, pur essendosi avveduto che a seguito dell’urto violento il conducente del motociclo (il V. per l’appunto) era rovinato a terra, si è allontanato repentinamente dal luogo del sinistro; b) ed hanno ritenuto integrato il reato di cui all’art. 189 comma 7 (c.d. reato di omesso soccorso stradale) nel fatto che il F. – per le modalità del sinistro, a seguito del quale il V. era stato sbalzato in terra e si lamentava per il trauma subito (poi diagnosticato) – si era sicuramente reso conto della serietà del fatto e delle conseguenze di esso (tanto è vero che, dopo essere sceso dall’auto, preferì allontanarsi dal luogo del sinistro, facendo perdere le proprie tracce).
3.2. Infondato è anche il terzo motivo di ricorso, concernente la mancata concessione del beneficio della sospensione condizionale della pena, avendo il giudice di primo grado congruamente motivato (p. 8), argomentando non soltanto sui precedenti penali (e in particolare del precedente specifico di guida in stato di ebbrezza commesso in data prossima ai fatti), ma anche sul comportamento complessivo serbato dal F. , come stigmatizzato in sentenza.
3.3. Per le ragioni che precedono, il ricorso deve essere pertanto rigettato ed il ricorrente deve essere condannata al pagamento delle spese processuali.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.


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