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Mutuo a tasso variabile: come funziona

16 ottobre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 ottobre 2017



Come vengono calcolate le rate, qual è l’indice di riferimento, cosa sono spread, Euribor e mutuo con Cap, che succede se i tassi variano, quali i rischi.

Fisso o variabile? Scegliere la sicurezza di pagare sempre quel tasso di interesse sulla rata del mutuo, succeda quel che succeda nei mercati, oppure affidarsi alla buona sorte e partire con un tasso più basso sperando che negli anni il tasso non aumenti troppo? Oggi il costo del denaro è talmente basso che in molti optano per il mutuo a tasso variabile. Ma come funziona e quali rischi si corrono? Per dirla alla Marzullo, facciamoci qualche domanda e diamoci qualche risposta.

Che cos’è il mutuo a tasso variabile?

Quando si accende un mutuo a tasso variabile, oltre alla quota di capitale da restituire ci si affida ad un interesse, la cui percentuale dipende dall’indice di riferimento legato al costo del denaro. Se questo indice aumenta, lo farà anche la rata da pagare. Se scende, diminuirà anche la rata.

Qual è l’indice di riferimento del tasso variabile?

Nella quasi totalità dei casi, l’indice di riferimento per stabilire gli interessi sul mutuo a tasso variabile è l’Euribor. Si tratta di un parametro, stabilito giorno per giorno, che indica il tasso medio a cui avvengono le transazioni finanziarie tra le banche dell’Eurozona, cioè i prestiti che i grandi istituti di credito dell’area Euro si fanno tra di loro. Trattandosi di prestiti, hanno diverse scadenze e, così, anche l’Euribor ha dei termini differenti. Come incide sui mutui a tasso variabile? Le rate possono fare riferimento all’Euribor di 1 mese, di 3 mesi o di 6 mesi. Più aumenta la scadenza, più il tasso è alto.

Mutuo a tasso variabile: come influisce lo spread?

La parola spread è entrata da qualche anno nelle nostre case quasi fosse determinante per la sopravvivenza di un governo. Ricordate le battaglie tra maggioranza e opposizione di qualche anno fa perché lo spread era troppo alto? Se c’era qualcosa che non andava, era colpa dello spread. Poco mancava a dare la colpa allo spread anche se il Milan perdeva il derby della Madonnina.

Nel caso del mutuo a tasso variabile, lo spread è una percentuale fissa che viene applicata sull’Euribor per consentire alla banca un minimo di guadagno. In pratica, l’equazione è questa: spread + Euribor = Tan, cioè il tasso annuo nominale con cui vengono calcolati gli interessi delle rate del mutuo.

Che succede se i tassi oscillano troppo?

Come dicevamo all’inizio, il mutuo a tasso variabile, a differenza di quello a tasso fisso, lascia un margine di incertezza, in quanto i tassi di riferimento sono soggetti a delle oscillazioni di mercato. In questi casi è meglio evitare di farsi prendere dal panico e di rinegoziare il mutuo passando dal variabile al fisso: si rischia di vanificare i vantaggi avuti fino a quel momento.

Facciamo un esempio. Se parto con un mutuo a tasso variabile del 3,5% e l’oscillazione dei tassi me lo porta al 6%, mi conviene passare al tasso fisso del 5% per essere più tranquillo? Non è detto. La storia insegna che dopo un picco al rialzo c’è, di solito, un nuovo abbassamento. Per cui, dopo un certo tempo, il tasso potrebbe scendere al di sotto del 5%. Naturalmente, lo ribadiamo, il margine di rischio c’è perché nessuno può garantire la certezza che le cose andranno in un certo modo. Ma il rischio fa parte del mutuo a tasso variabile. Può andar bene come può andare meno bene.

Mutuo a tasso variabile: come conviene cominciare?

In virtù di tutto ciò che abbiamo visto finora, come partire con un mutuo a tasso variabile? La mossa migliore – ed anche più ovvia – è quella di non calcolare fin da subito una rata al limite delle nostre possibilità, ma di scegliere una rata «comoda» che ci consenta di continuare a pagare il mutuo anche nell’ipotesi in cui i tassi si alzino.

A questo proposito, è cosa buona e giusta sapere come viene calcolata la rata dalla banca, cioè: se l’istituto di credito applica un tasso medio calcolato su un certo periodo oppure se viene utilizzato l’indice rilevato un determinato giorno. Inoltre, è necessario sapere se c’è un arrotondamento sul tasso o sulla rata e, ancora, se il calcolo delle rate viene fatto sulla base dell’anno solare o commerciale.

Ma, soprattutto, bisogna stare ben attenti a questo particolare: se, quando oscillano i tassi, la banca cambia soltanto le quote degli interessi delle rate e lascia le quote relative al capitale calcolate al tasso iniziale del mutuo. È quello che si chiama piano di ammortamento a quote capitale prefissate. Diversamente, la banca può sottoscrivere un piano di ammortamento a quote capitale ricalcolate: significa che, quando variano i tassi, vengono ricalcolate sia le quote del capitale sia quelle degli interessi, il che potrebbe essere più conveniente perché l’aumento dei tassi porta ad un ricalcolo al ribasso delle quote del capitale.

 

Che cos’è il mutuo a tasso variabile con Cap?

A differenza del tradizionale mutuo a tasso variabile, quello con Cap consente di fissare un tetto massimo al tasso di interessi, per tutelarsi da eventuali aumenti. In sostanza, se il tasso di interesse supera la soglia stabilita con la banca, il cliente non dovrà pagare quella percentuale in più. Se, invece, resta al di sotto di quella soglia, le rate vanno ricalcolate come un normale mutuo a tasso variabile.

Unico neo (da non sottovalutare): questa scelta potrebbe comportare qualche spesa in più in quanto lo spread applicato è, di norma, più alto rispetto a quello aggiunto all’Euribor nel normale mutuo a tasso variabile.

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Autore immagine: 123rf.com

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