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Il mantenimento dell’ex coniuge va in dichiarazione dei redditi?

16 ottobre 2017


Il mantenimento dell’ex coniuge va in dichiarazione dei redditi?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 ottobre 2017



Che succede se l’ex coniuge non indica nella dichiarazione dei redditi le somme percepite con l’assegno dell’ex marito?

Chi si è separato o è divorziato e percepisce un assegno di mantenimento dall’ex coniuge deve dichiarare tali importi mensili all’interno della annuale dichiarazione dei redditi. Se non lo fa può subire un accertamento fiscale con tutte le sanzioni che ne conseguono. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [1] che ricorda qual è il trattamento fiscale delle somme conseguenti all’assegno mensile erogato a seguito di separazione o divorzio. Ma procediamo con ordine e vediamo se e quando il mantenimento dell’ex coniuge va in dichiarazione dei redditi.

Trattamento fiscale per il coniuge che percepisce il mantenimento

Ci sono alcuni principi da tenere in considerazione quando si intrecciano le parole «mantenimento» e «fisco». Per quanto riguarda il coniuge che percepisce il mantenimento:

  • è tenuto a indicare nella dichiarazione dei redditi le somme ottenute per il proprio mantenimento mensile. Esse infatti si considerano come reddito (e vanno indicate nella dichiarazione sotto la voce «Redditi diversi»). Dunque l’assegno di mantenimento all’ex coniuge viene tassato;
  • non va indicato in dichiarazione dei redditi – e pertanto non viene tassato – il mantenimento ottenuto dall’ex coniuge con un assegno versato in un’unica soluzione e non periodicamente (cosiddetto «una tantum»);
  • non bisogna invece indicare nella dichiarazione dei redditi le somme percepite a titolo di assegno di mantenimento per i figli. Dunque l’assegno per i figli non fa reddito e non viene tassato;
  • il coniuge che ottiene il mantenimento ed è disoccupato ha diritto a una detrazione fiscale sulle somme ottenute dall’ex coniuge pari a quella che avrebbe ottenuto se avesse percepito un reddito di lavoro dipendente; se invece ha un contratto di lavoro, può scegliere se ottenere la detrazione sullo stipendio o sul mantenimento.

L’importo corrispondente all’assegno di mantenimento è tassato anche se non viene percepito, ma viene compensato con un debito (della ex moglie) nei confronti del marito.

Trattamento fiscale per il coniuge che versa il mantenimento

Per quanto riguarda il coniuge che paga il mantenimento all’ex, valgono i seguenti principi:

  • ha diritto a portare in deduzione dalla dichiarazione dei redditi le somme che versa a titolo di mantenimento per la moglie;
  • non può portare in deduzione dalla dichiarazione dei redditi le somme versate con un assegno una tantum all’ex coniuge;
  • non può portare in deduzione le somme corrisposte a titolo di mantenimento dei figli [2].

Gli assegni periodici spettanti al coniuge separato del lavoratore dipendente possono essere trattenuti dal datore decurtandoli dallo stipendio del lavoratore. In questo caso il datore deve effettuare la ritenuta anche sull’assegno spettante al coniuge.

Come difendersi dall’accertamento fiscale

Che succede se l’ex coniuge non indica nella dichiarazione dei redditi le somme percepite con l’assegno dell’ex marito? L’unico modo che ha per difendersi è dimostrare che dette somme servono per i figli e non per lei; solo nel primo caso, infatti, non c’è obbligo di dichiarazione dei redditi.

note

[1] Cass. ord. n. 23805/17 dell’11.10.2017.

[2] Inps, circolare n. 95/E/2000.

Autore immagine: 123rf com

Corte di Cassazione, sez. Tributaria, ordinanza 17 luglio – 11 ottobre 2017, n. 23805
Presidente Tricomi – Relatore Iannello

Rilevato

Che:
L’Agenzia delle entrate ricorre con due motivi per la cassazione della sentenza della CTR del Lazio, in epigrafe indicata, pronunciata in controversia proposta da S.M. avverso gli avvisi di accertamento con i quali le era stata contestata l’omessa dichiarazione delle somme percepite dall’ex coniuge a titolo di mantenimento ai fini IRPEF per gli anni 2000, 2001, 2002, 2003 e 2004.
Secondo il giudice l’appello, così confermando la prima decisione sfavorevole all’Amministrazione, mancava la prova certa che gli importi ricevuti dalla contribuente a cura della Università – a titolo di arretrati delle somme che doveva percepire mensilmente in base all’accordo del 1995 – corrispondessero al mantenimento della moglie e dei figli; di poi, concludeva “In effetti da quanto esposto emerge chiaramente che tutte le somme riscosse per gli anni in contestazione ed ottenute in modo coercitivo, sono importi relativi a quote di assegni di mantenimento arretrati e dovuti esclusivamente per i figli”. La contribuente replica con controricorso.
Il ricorso è stato fissato per l’adunanza in camera di consiglio ai sensi dell’art. 375 c.p.c., u.c., e art. 380 bis c.p.c., comma 1.

Considerato

Che:
1.1. Con il primo motivo si denuncia la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38 in relazione agli artt. 2729 e 2697 c.c., in merito al mancato assolvimento dell’onere della prova. Osserva la ricorrente che l’affermazione della CTR secondo la quale “manca la prova certa che gli importi ricevuti dalla Università a titolo di arretrati delle somme che doveva percepire mensilmente in base all’accordo del 1995 corrispondessero al mantenimento della moglie e dei figli” è da ritenersi errata, giacchè in corso di giudizio era stato provato che l’ex coniuge corrispondeva l’assegno di mantenimento per moglie e figli mediante erogazione diretta del suo datore di lavoro, a seguito di procedure di riscossione coattiva poste in essere dalla contribuente, che quanto percepito era stato imputato alla moglie nella misura del 50% e che l’onere di provare che l’erogazione era riferibile solo ai figli era a carico della parte privata che non vi aveva ottemperato.
1.2. Con il secondo motivo si denuncia la insufficiente e contraddittoria motivazione – travisamento dei fatti e delle prove erronea valutazione delle risultanze istruttorie.
2.1. L’esame dei due motivi può essere congiunto per connessione. Gli stessi vanno accolti perchè fondati.
2.2. La CTR, invero, prima riconosce che la contribuente aveva ricevuto delle somme dall’Università, datore di lavoro dell’ex coniuge, a titolo di arretrati, e poi contraddittoriamente afferma che non vi era la prova che corrispondessero al mantenimento della moglie e dei figli; quindi in un passo successivo, ulteriormente contraddicendosi, statuisce “In effetti da quanto esposto emerge chiaramente che tutte le somme riscosse per gli anni in contestazione ed ottenute in modo coercitivo, sono importi relativi a quote di assegni di mantenimento arretrati e dovuti esclusivamente per i figli”.
2.3. Orbene si deve rilevare che le affermazioni della CTR in ordine all’onere della prova non sono condivisibili, atteso che – essendo indiscussa la percezione delle somme – era onere della contribuente provare la diversa imputazione delle stesse (per il mantenimento dei figli, piuttosto che per il proprio), e non dell’Amministrazione, alla quale nessun difetto probatorio può essere imputato.
2.4. In punto di fatto va rilevato che la decisione si palesa contraddittoria ed insufficientemente motivata, giacchè il giudice di appello in un primo momento assume che non vi era prova che le somme percepite fossero ascrivibili al mantenimento della moglie e dei figli, attribuendo erroneamente l’onere della prova all’Amministrazione, poi, contraddittoriamente, afferma che era certo che le somme percepite erano dovute esclusivamente per i figli: tutto ciò senza illustrare da quali specifici elementi abbia tratto questa convinzione e l’iter logico/giuridico seguito, esprimendosi in modo apodittico, nonostante i molteplici elementi forniti dall’Amministrazione a sostegno del suo accertamento, anche coincidenti con quelli della parte privata ed indicati in ricorso per autosufficienza, ai quali il giudicante non fa quasi cenno e dei quali non illustra le ragioni della irrilevanza implicitamente ritenuta.
3. La statuizione merita di essere cassata con rinvio alla CTR del Lazio in diversa composizione per il riesame e per la statuizione sulle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

– Accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla CTR del Lazio in diversa composizione per il riesame e per la statuizione sulle spese del giudizio di legittimità.


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