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Lo sai che? Contributi: in quanto si prescrivono?

Lo sai che? Pubblicato il 11 novembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 11 novembre 2017

I contributi previdenziali e assistenziali si prescrivono in 5 anni a decorrere dalla scadenza del termine per il pagamento degli importi contributivi fissi minimi e viene interrotto dalla notificazione della cartella di pagamento.

È di cinque anni il termine di prescrizione dei contributi previdenziali e assistenziali; il termine di prescrizione decorre dalla scadenza del termine per il pagamento degli importi contributivi fissi minimi e viene interrotto dalla notificazione della cartella di pagamento (oggi sostituita dall’avviso di addebito); in materia di tassa automobilistica, il termine di prescrizione è fissato nel 31 dicembre del terzo anno successivo a quello in cui doveva essere effettuato il pagamento; il termine di prescrizione comincia a decorrere dalla scadenza del termine fissato per il pagamento della tassa e viene interrotto dalla notificazione dell’avviso di accertamento: da tale momento comincia a decorrere per intero un nuovo termine di prescrizione che viene interrotto dalla notificazione della cartella di pagamento. Sia nel caso dei contributi previdenziali che della tassa auto, però, alcune sentenze hanno fissato in dieci anni il termine di prescrizione che decorre dopo la notificazione della cartella di pagamento. È sorto perciò un contrasto fra queste sentenze e molte altre che, invece, hanno confermato il termine di prescrizione di cinque anni (per i contributi previdenziali) e del terzo anno successivo (per le tasse automobilistiche) anche per il periodo che parte dalla notificazione della cartella di pagamento.

Fatta questa premessa, veniamo ad esaminare in dettaglio la questione. Risultano non prescritti gli importi relativi agli avvisi di addebito (tutti relativi a contributi Inps): nel momento in cui furono notificati la prescrizione di cinque anni (che decorreva dalla scadenza del termine in cui i contributi dovevano essere versati) non era decorsa e non è nemmeno decorsa ad oggi la prescrizione di cinque anni che ha cominciato nuovamente a decorrere dalle date di notificazione degli avvisi di addebito.

Risultano invece prescritti, a due condizioni, gli importi descritti nelle cartelle relativi a contributi Inps. E le due condizioni da cui dipende la conferma o meno della prescrizione delle somme:

  • dalle date di notificazione delle cartelle indicate fino ad oggi Equitalia non deve aver notificato altri atti per chiedere il pagamento dei medesimi importi: se, infatti, in questo lasso di tempo, fossero stati notificati altri atti per chiedere il pagamento delle stesse somme contenute nelle cartelle indicate, questi atti avrebbero interrotto il decorso del termine di prescrizione e sarebbe cominciato a decorrere, dalla data di notificazione di questi eventuali altri atti, un nuovo termine di prescrizione;
  • la seconda condizione da cui dipende la conferma o meno della prescrizione è appesa ad una decisione delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione e che dovrà stabilire in via definitiva se la prescrizione dopo la notificazione della cartella di pagamento è di cinque anni (orientamento prevalente nelle decisioni fino ad oggi emanate) oppure di dieci anni. Se la decisione della Cassazione dovesse stabilire che la prescrizione successiva alla notificazione della cartella di pagamento è di dieci anni e non di cinque, allora, ad oggi, le somme contenute nella cartelle non sarebbero ancora prescritte.

La cartella relativa alla tassa automobilistica non risulta compresa, però, nell’elenco che Equitalia ha fornito al lettore e, perciò, non è disponibile la data di notificazione della cartella stessa e nemmeno la data di notificazione dell’avviso di accertamento che deve essere notificato prima della cartella. In assenza delle date di notificazione, non è possibile affermare con certezza se questo importo sia prescritto o meno. Si può solo ipotizzare che l’importo sarebbe oggi prescritto se la cartella fosse stata recapitata al lettore prima del 01.01.2013.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Angelo Forte


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