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Finanziamenti in corso: che succede se vado in pensione?

12 novembre 2017


Finanziamenti in corso: che succede se vado in pensione?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 novembre 2017



Sono dipendete pubblico. Ho vari finanziamenti in corso. Sono invalido, ora la mia invalidità è peggiorata e devo chiedere la pensione. Quale sarà la mia liquidazione? Che fare con i finanziamenti?

Contestualmente alla sottoscrizione di un finanziamento, le società finanziatrici fanno generalmente sottoscrivere al cliente anche una polizza assicurativa che copra il rischio di mancato completo pagamento da parte di quest’ultimo o dei suoi eredi della somma finanziata in caso di morte, invalidità o perdita di impiego. Al verificarsi degli eventi assicurati, quindi, l’assicurazione si sostituirà al cliente nel pagamento, in tutto o in parte, delle restanti rate della somma finanziata. Purtroppo però molto spesso al cliente non viene consegnata la polizza assicurativa vera e propria, indicante le condizioni di assicurazione e, soprattutto, l’elenco specifico degli eventi coperti dall’assicurazione medesima. Molto spesso, altresì, il cliente non la nemmeno piena contezza degli eventi coperti da assicurazione. Nello specifico caso del lettore, egli ha stipulato una polizza assicurativa esclusivamente per l’evento morte; con un’altra compagnia, invece, la stipulato due polizze: una in caso di morte, una in caso di perdita d’impiego. Le polizze sottoscritte − o meglio, sottoscritte dalle finanziarie in nome e per conto del lettore − vengono richiamate e descritte nei loro tratti essenziali nei singoli contratti di finanziamento o nelle «Condizioni di assicurazione della polizza rischio d’impiego», senza però alcuna specificazione dei singoli eventi precisamente coperti dall’assicurazione. Nei contratti di prestito e nella polizza rischio d’impiego, infatti, si parla genericamente di rischio morte e perdita d’impiego. Esaminando tutta la documentazione, appare quindi possibile attivare le polizze assicurative sottoscritte solo nei casi di decesso o perdita incolpevole del posto di lavoro (ad esempio, licenziamento non motivato da giusta causa, fallimento dell’azienda, dimissioni per giusta causa). Non è possibile capire se la polizza copra anche l’evento perdita d’impiego dovuta, ad esempio, ad un infortunio o ad un’invalidità che impediscano in modo assoluto la prosecuzione dell’attività lavorativa. Probabilmente tale ultima ipotesi non rientra nel novero dei rischi assicurati, essendo prevista per legge la possibilità, in caso di sopravvenuta o aggravata invalidità, di ottenere dall’Inps o comunque dall’Ente previdenziale di categoria una pensione di inabilità assoluta al lavoro, sulla quale la finanziaria possa operare la cessione del quinto in luogo della retribuzione. Conseguentemente, nel caso del lettore, a prescindere dalle condizioni di polizza, il collocamento in pensione, sebbene necessitato dall’aggravarsi della sua invalidità, non può considerarsi un’ipotesi di perdita d’impiego. Il lettore, infatti, non perderebbe il lavoro, intendendosi come tale una perdita di reddito per disoccupazione a tempo indeterminato, ma sostituirebbe alle entrate economiche mensili ad oggi rappresentate dalla retribuzione, quelle (sebbene più esigue) rappresentate dall’assegno pensionistico. In proposito, i contratti di finanziamento prevedono, infatti, che, in caso di cessazione del rapporto di lavoro, il contratto di mutuo rimanga in vigore ed estenda i propri effetti sulla pensione od altro assegno continuativo equivalente, accettando il cliente che la trattenuta possa essere effettuata da qualsiasi Ente di previdenza. Addirittura entrambi i contratti prevedono che la finanziaria trattenga, al momento della cessazione del rapporto di impiego, le somme dovute al lavoratore a titolo di indennità di buonuscita o tfr. Parallelamente, la polizza prevede che, in caso di collocamento in pensione, il contraente/assicurato è obbligato ad informare prontamente la Società e la finanziaria del suo collocamento in pensione, nonchè l’Ente previdenziale competente circa l’esistenza del prestito cui è abbinata la polizza. Può pertanto affermarsi che il pensionamento − qualunque ne sia la causa − non rientra tra le ipotesi coperte da assicurazione. I contratti stipulati prevedono tuttavia che, in caso di riduzione della retribuzione o comunque del reddito del lavoratore, le rate del prestito possano essere rinegoziate, eventualmente prevedendo una maggiore durata dei finanziamenti ad una rateizzazione più bassa; il mutamento delle condizioni di reddito deve essere tempestivamente comunicato alle finanziarie. Nel caso di specie, quindi, il collocamento in pensione, sebbene necessitato dall’aggravarsi dell’invalidità, non rientra tra gli eventi coperti dalle polizze assicurative e, pertanto, la cessione del quinto operata oggi dalle finanziarie sulla retribuzione del lettore, verrà trasferita sull’assegno pensionistico che andrà a percepire. Potrebbe intervenire l’assicurazione eventualmente per il periodo intercorrente tra il collocamento in pensione, quindi la fine del rapporto di lavoro incolpevolmente perso, e l’inizio della percezione del trattamento pensionistico, onorando il pagamento delle rate in scadenza in tale lasso di tempo, ma non estinguendo l’intero debito. Ovviamente, per ulteriore scrupolo, sarebbe molto utile ricevere, da parte delle finanziare e/o delle compagnie assicuratrici, il testo completo delle polizze sottoscritte, con indicazione precisa dei singoli eventi coperti da assicurazione. Ciò innanzitutto per capire, da un lato, se l’assicurazione per morte copra solo l’evento decesso o anche l’infortunio e la malattia e, dall’altro, quali cause relative alla cessazione del rapporto di lavoro ricomprenda invece l’assicurazione per perdita d’impiego. Si consiglia in proposito, di rivolgersi ad un’associazione per la tutela dei consumatori. Tali associazioni hanno spesso specifiche convenzioni con le società finanziarie, sulla base delle quali poter intervenire per ottenere in modo celere il rilascio di copia dei contratti e polizze sottoscritti, nonchè l’eventuale rinegoziazione delle rate del finanziamento ed evitare così potenziali contenzioni con le società creditrici. Nel caso del lettore, considerando le condizioni di finanziamento, le tipologie di polizze sottoscritte, le future prospettive reddituali rappresentate dall’assegno pensionistico, in luogo dell’attuale più alta retribuzione, la concreta possibilità che le finanziarie trattengano l’intera sua indennità di buonuscita privandola di un’ulteriore fonte di sostentamento, sarebbe opportuno un approfondito controllo delle condizioni di polizza vigenti ed una rinegoziazione del debito, anche preventiva, in previsione proprio del suo futuro collocamento in pensione.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Valentina Azzini

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