Pensioni, Ape sociale per i lavoratori a termine

17 ottobre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 ottobre 2017



Aperta la possibilità di richiedere l’anticipo pensionistico a 63 anni anche per i disoccupati che hanno concluso un contratto a termine.

Ape sociale anche per i lavoratori disoccupati a seguito di un contratto a termine: è questa una delle principali novità previste dalla manovra 2018. Allo stato attuale, difatti, l’Ape social può essere richiesta soltanto dai disoccupati a seguito di licenziamento, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale (nell’ambito della procedura di conciliazione), ma restano fuori tutti coloro il cui contratto è terminato per la naturale scadenza: questi lavoratori, ora, potranno essere inclusi nella misura, purché maturino almeno 18 mesi di contratti negli ultimi 3 anni. Un’apertura non totale, dunque, ma che certamente amplierà la platea dei destinatari dell’anticipo pensionistico.

La finanziaria non si pronuncia, invece, al riguardo di un altro limite dell’Ape sociale per i disoccupati, cioè sulla preclusione per chi, terminato di percepire il sussidio di disoccupazione, si rioccupa anche per un solo giorno: la questione, però, che è stata oggetto di una nota del ministero del Lavoro [1], verrà presto definita dall’Inps con una nuova circolare.

Ma procediamo per ordine e ricordiamo come funziona l’Ape sociale e chi può beneficiarne, per poi esaminare le particolari condizioni richieste ai disoccupati per accedere all’anticipo pensionistico.

Che cos’è e come funziona l’Ape sociale

L’Ape sociale, o Ape social, è un anticipo pensionistico, cioè un assegno che ha la funzione di sostenere il reddito del lavoratore sino alla maturazione dei requisiti della pensione.

L’Ape sociale può essere richiesto a partire dai 63 anni di età, se l’interessato possiede almeno 30 anni o 36 anni di contributi (a seconda delle categorie di appartenenza), e viene erogato sino all’età in cui il lavoratore matura la pensione di vecchiaia (dal 2018 uguale per tutti, uomini e donne, e pari a 66 anni e 7 mesi).

L’assegno è calcolato allo stesso modo della pensione, quindi, a seconda dell’anzianità del lavoratore, con il calcolo retributivo (sino al 31 dicembre 2011), contributivo o misto: si considera la sola contribuzione presente nelle gestioni Inps, in quanto la misura non è applicabile per le casse dei liberi professionisti.

L’Ape social non può, in ogni caso, superare i 1.500 euro mensili ed è incompatibile con i sussidi di disoccupazione e con qualsiasi pensione diretta (di vecchiaia, di anzianità o anticipata).

Chi ha diritto all’Ape sociale

Possono ottenere l’Ape social con almeno 30 anni di contributi i lavoratori che appartengono a una delle seguenti categorie:

  • lavoratori che risultano disoccupati a seguito di licenziamento, anche collettivo, o di dimissioni per giusta causa, o per effetto di risoluzione consensuale nell’ambito della procedura di conciliazione obbligatoria; perché gli appartenenti a questa categoria possano beneficiare dell’Ape sociale, al momento è necessario che abbiano terminato da almeno tre mesi di percepire la prestazione di disoccupazione e che non si siano rioccupati;
  • caregiver, cioè lavoratori che assistono, al momento della richiesta e da almeno 6 mesi, il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap grave, ai sensi della Legge 104;
  • invalidi, cioè lavoratori che possiedono un’invalidità uguale o superiore al 74%.

Sono invece necessari 36 anni di contributi per un’ulteriore categoria beneficiaria dell’Ape sociale, gli addetti ai lavori faticosi e pesanti: non si tratta degli addetti ai lavori usuranti, ma si tratta di coloro che hanno prestato per almeno 6 anni negli ultimi 7 anni un’attività lavorativa particolarmente difficoltosa o rischiosa.

Requisiti Ape sociale per i disoccupati

Come abbiamo visto, i requisiti richiesti ai disoccupati per ottenere l’Ape sociale sono numerosi e piuttosto stringenti. Non basta, infatti, lo stato di disoccupazione assieme al requisito contributivo e d’età necessario per l’Ape social, ma bisogna anche soddisfare le seguenti condizioni:

  • essere stati licenziati, o aver presentato le dimissioni per giusta causa, o aver cessato il rapporto per via di una risoluzione consensuale, conclusa nell’ambito di una procedura di conciliazione;
  • aver terminato di percepire la disoccupazione da almeno 3 mesi;
  • non essere stati rioccupati nemmeno per un giorno dopo aver terminato di percepire il sussidio di disoccupazione.

Per quanto riguarda quest’ultimo requisito, si è in attesa dell’emanazione di una circolare da parte dell’Inps, a seguito di una nota emessa dal ministero del Lavoro [1]. Nella nota, in particolare, si apre alla possibilità di riconoscere l’Ape sociale a quei disoccupati che si sono rioccupati per periodi non superiori ai 6 mesi, ad esempio con i voucher, il contratto di prestazione occasionale, o con un contratto a chiamata, stagionale, a termine o di somministrazione.

Requisiti Ape sociale per i lavoratori a termine

La finanziaria dà una risposta, invece, a un caso non ancora affrontato dall’Inps e dal Ministero, ossia quello dei disoccupati a seguito della scadenza del contratto a termine. Per questa categoria la normativa, inizialmente volta a restringere il numero dei beneficiari dell’Ape social, non prevede l’accesso alla misura. Grazie alla legge di Bilancio 2018, invece,  non sarà più così, anche se l’accesso all’Ape sociale non sarà per tutti i disoccupati a seguito di chiusura del contratto a termine.

Potranno beneficiare della misura, infatti, soltanto coloro che avranno alle spalle, negli ultimi 3 anni, almeno 18 mesi lavorati. Per l’accesso alla misura si dovrà attendere non solo l’entrata in vigore della finanziaria, ma anche l’emanazione della normativa attuativa e delle apposite circolari Inps: si auspica che il tutto sia pronto entro il 31 marzo 2018, data di scadenza delle domande di Ape sociale per chi matura i requisiti entro il 31 dicembre 2018.

note

[1] Mlps, nota 11/09/2017.


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