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Lo sai che? Multa non ricevuta: entro quanto tempo il ricorso?

Lo sai che? Pubblicato il 18 ottobre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 18 ottobre 2017

Per far annullare la richiesta di pagamento della multa ci sono 30 giorni di tempo per agire dall’estratto di ruolo, dal fermo o dal pignoramento.

Può succedere che ci si accorga di aver subito una multa stradale solo quando inizia un pignoramento, quando viene notificato un preavviso di fermo auto o nel momento in cui si chiede l’estratto di ruolo all’Agente della Riscossione. Come ci si deve comportare in questi casi per poter recuperare la possibilità di fare ricorso contro il verbale della polizia? In realtà, non c’è bisogno di sollevare contestazioni nei confronti della contravvenzione perché basta il semplice fatto di non aver mai ricevuto la multa per far decadere tutti gli atti successivi ad essa, ossia per rendere invalido il fermo, il pignoramento o chiedere il depennamento del debito dall’estratto di ruolo. Ciò che però non si sa è che c’è un termine ben preciso per agire oltre il quale si decade da ogni possibilità di impugnazione. In questo articolo ci occuperemo proprio di stabilire, in caso di multa non notificata, entro quanto tempo deve avvenire il ricorso. La questione è stata affrontata da due importanti e recenti sentenze della Cassazione. Ecco cosa dicono i giudici supremi.

Cosa succede se non si paga la multa?

Prima però di illustrare entro quanto tempo va presentato il ricorso contro la multa non notificata dobbiamo ricordare cosa succede in caso di mancato pagamento della contravvenzione e in assenza di ricorso.

Dal momento in cui riceve la multa (sia che questa gli venga recapitata a casa dal postino che consegnata dal poliziotto al momento della infrazione) l’automobilista ha 30 giorni per far ricorso al giudice di pace e 60 per il ricorso al prefetto. Il termine per pagare è, invece, sempre di 60 giorni. Se non si versa la somma dovuta o se la si corrisponde anche con un solo giorno di ritardo bisognerà pagare la contravvenzione in misura piena (l’importo indicato nel verbale è, infatti, quello in «misura ridotta»); il che significa, in gran parte dei casi, il raddoppio dell’importo. Oltre a ciò scattano gli interessi semestrali del 10% ed, entro due anni, arriva la cartella di pagamento dell’Agente della Riscossione.

Su questo e altri aspetti leggi: Cartella di pagamento per multa mai notificata.

Contro la cartella di pagamento ci sono 30 giorni di tempo per far ricorso al giudice di pace. Il ricorso però può attenere solo a vizi della cartella (ad esempio l’omessa indicazione del responsabile del procedimento, l’inesatta indicazione della motivazione, ecc.), ma non della multa contro la quale i termini per l’impugnazione sono oramai scaduti.

Multa non notificata: che fare?

Che succede, infine, se non si è mai ricevuta la multa con la raccomandata? Se questa è stata contestata nell’immediatezza dal vigile, dall’agente di polizia stradale o da qualsiasi altra autorità legittimata a ciò (ad esempio i carabinieri), per cui l’automobilista è stato fermato al momento dell’infrazione, non c’è bisogno della spedizione della contravvenzione a casa. La contestazione immediata infatti equivale a notifica.

Nel caso poi di divieto di sosta, il foglio lasciato sul tergicristalli dell’auto non costituisce una notifica, per cui l’automobilista ha diritto a ricevere la contravvenzione presso la propria residenza con la tradizionale raccomandata.

Diverso è invece il caso in cui non si è mai ricevuta alcuna notifica di multa, né con la contestazione immediata, né con la raccomandata. È questo il vero e proprio caso di multa non notificata. In questo caso la multa così come ogni successivo atto ricevuto dall’automobilista è nullo. Dicevamo in apertura, però, che esistono dei termini stretti per fare ricorso e questi dipendono a seconda di come si è venuti a conoscenza del verbale: se cioè con un estratto di ruolo richiesto all’Agenzia Entrate Riscossione o se, invece, per aver ricevuto un pignoramento o un fermo auto. Analizziamo i due casi.

Multa conosciuta con un estratto di ruolo

In tal caso, per fare ricorso, ci sono 30 giorni dalla consegna dell’estratto di ruolo all’interessato. Secondo la Cassazione [1], l’estratto di ruolo è un documento ufficiale che rende l’automobilista consapevole della pretesa di pagamento nei suoi confronti e gli fornisce quindi la conoscenza piena dell’esistenza della multa. Pertanto da questo momento decorrono i termini per impugnare l’estratto di ruolo stesso con riferimento alla pretesa di pagamento della multa mai ricevuta e ottenere la cancellazione del debito.

Multa conosciuta con un pignoramento o un fermo

Potrebbe però avvenire che l’Agente della Riscossione si muova prima del contribuente e gli notifichi un preavviso di fermo o un pignoramento. In tal caso, secondo la Cassazione [2], il contribuente ha 30 giorni di tempo, dal ricevimento di quest’atto, per impugnarlo e contestare la mancata notifica della multa [1]. Anche in questa ipotesi potrà far annullare il procedimento a suo carico.

note

[1] Cass. sent. n.13584/17.

[2] Cass. S.U. sent. n. 2080/2017.

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 3, ordinanza 6 luglio – 19 ottobre 2017, n. 24667
Presidente Amendola – Relatore Barreca

Fatto e diritto

RILEVATO CHE:
con la sentenza impugnata, il Tribunale di Roma ha accolto l’appello proposto da Equitalia Sud S.p.a. contro la sentenza del Giudice di Pace di Roma che aveva accolto l’opposizione proposta da D.B.A. contro il preavviso di fermo amministrativo basato su cartelle di pagamento relative a sanzioni amministrative per violazioni del codice della strada;
il Tribunale ha in via preliminare ritenuto ammissibile l’appello, in quanto “ritualmente notificato nelle forme ed entro i termini previsti dalla legge”; nel merito, l’ha ritenuto fondato perché ha ritenuto perfezionata la notificazione delle cartelle di pagamento e conseguentemente ha reputato tardiva l’opposizione proposta avverso il successivo preavviso di fermo, in quanto -essendo basata sulla contestazione dell’avvenuta notificazione dei verbali di accertamento delle contravvenzioni- avrebbe dovuto essere proposta nei termini previsti dagli artt. 22 e 23 della legge n. 689/81;
accolto il gravame, ha perciò dichiarato inammissibile l’opposizione proposta da D.B.A. , con condanna di quest’ultimo al pagamento delle spese del doppio grado;
D.B.A. propone ricorso con due motivi;
Equitalia Servizi di Riscossione S.P.A. si difende con controricorso;
– ricorrendo uno dei casi previsti dall’articolo 375, primo comma, su proposta del relatore della sezione sesta, il presidente ha fissato con decreto l’adunanza della Corte, ai sensi dell’art. 380 bis cod. proc. civ.;
– il decreto è stato notificato come per legge.
CONSIDERATO CHE:
col primo motivo si deduce il vizio di “violazione e falsa applicazione degli artt. 1, 3, 11 L. 53/94, 112, 132, 139, 160 c.p.c., art. 327 c.p.c. in relazione all’art. 360 n. 3”, perché, a detta del ricorrente, l’atto di appello non sarebbe stato regolarmente notificato e quindi si sarebbe determinato il passaggio in giudicato della sentenza di primo grado, per intempestività appunto della proposizione del gravame;
il motivo, a prescindere dai profili di inammissibilità evidenziati nel controricorso e dovuti anche all’utilizzazione della tecnica di redazione c.d. dell’assemblaggio, è comunque infondato;
in proposito, considerato che l’appellato si è costituito dinanzi al Tribunale, è sufficiente richiamare l’orientamento di questa Corte, che qui si ribadisce, per il quale “L’attività di notificazione svolta dagli avvocati, ai sensi della legge n. 53 del 1994, in mancanza dei requisiti prescritti dalla legge stessa (nella specie, quello relativo alla previa autorizzazione del consiglio dell’ordine), va considerata nulla e non inesistente. Ne consegue che tale nullità, quand’anche riscontrata, è sanata dalla rituale e tempestiva costituzione dell’intimato e, quindi, dall’accertato raggiungimento dello scopo della notificazione stessa” (così già Cass. S.U. n. 1242/2000 e tutta la giurisprudenza successiva); non ha giuridico fondamento l’assunto del ricorrente secondo cui la sentenza di primo grado sarebbe passata in giudicato prima della sua costituzione nel giudizio di secondo grado -in quanto egli si sarebbe, appunto, costituito tardivamente- atteso che la sanatoria di cui all’art. 156, comma terzo, cod. proc. civ. ha efficacia ex tunc (cfr., da ultimo, Cass. S.U. n. 14916/16);
– il primo motivo di ricorso va perciò rigettato;
– col secondo motivo si deduce violazione e falsa applicazione degli artt. 112, 615, 324 cod. proc. civ. e artt. 13 e 14 della legge n. 689/81, sostenendosi, per un verso, che l’Agente della Riscossione non avrebbe mai impugnato il capo di sentenza col quale il giudice di pace aveva affermato che i verbali di accertamento delle violazioni del codice della strada non erano stati notificati; per altro verso, che l’opponente aveva fatto valere la mancanza di titolo legittimante l’iscrizione a ruolo, e quindi la sua opposizione avrebbe dovuto essere qualificata come opposizione all’esecuzione ex art. 615 cod. proc. civ., non soggetta ad alcun termine di decadenza (contrariamente a quanto affermato dal Tribunale);
– il motivo è inammissibile quanto al primo profilo, poiché non riporta, nemmeno per sintesi, i motivi di appello formulati dall’Agente della Riscossione, e comunque è riferito ad un’affermazione del primo giudice priva di rilevanza, considerata la statuizione di inammissibilità dell’azione pronunciata dal giudice d’appello;
– nel merito, il secondo motivo è infondato, in base al principio di diritto per il quale “L’opposizione alla cartella di pagamento, emessa ai fini della riscossione di una sanzione amministrativa pecuniaria comminata per violazione del codice della strada, va proposta ai sensi dell’art. 7 del decreto legislativo 1 settembre 2011, n. 150 e non nelle forme della opposizione alla esecuzione ex art. 615 cod. proc. civ., qualora la parte deduca che essa costituisce il primo atto con il quale è venuta a conoscenza della sanzione irrogata in ragione della nullità o dell’omissione della notificazione del processo verbale di accertamento della violazione del codice della strada. Il termine per la proponibilità del ricorso, a pena di inammissibilità, è quello di trenta giorni decorrente dalla data di notificazione della cartella di pagamento” (così Cass. S.U., 22 settembre 2017, n. 22080);
– perciò, il ricorso va rigettato;
– le spese del giudizio di legittimità vanno compensate in ragione del contrasto giurisprudenziale risolto soltanto con la sentenza a Sezioni Unite da ultimo citata;
– sussistono i presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma del comma 1 bis dello stesso articolo 13.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso. Compensa le spese del giudizio di legittimità.
Ai sensi dell’art. 13, comma 1 quater, del d.P.R. n. 115 del 2002, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma del comma 1 bis dello stesso articolo 13.

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