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Lo sai che? Indennizzo alle vittime di reati violenti: elemosina di Stato?

Lo sai che? Pubblicato il 20 ottobre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 20 ottobre 2017

Le vittime di reati violenti potranno finalmente chiedere allo Stato un indennizzo se non otterranno il risarcimento dal colpevole. Si tratta però di pochi spiccioli riservati a chi ha un reddito bassissimo.

Il governo ha finalmente approvato il decreto chiesto dall’Unione europea che riconosce alle vittime di reati violenti un indennizzo pagato dallo Stato [1]. La misura è deludente e inefficace e si presenta quasi come un’elemosina di Stato che rischia di insultare le vittime, piuttosto che risarcirle.

  • 7.200 euro per i familiari delle vittime di omicidio.
  • 4.800 euro per le vittime di violenza sessuale.
  • Solo i rimborsi delle spese mediche e di assistenza per le vittime di altri reati.

E il risarcimento è solo se per chi ha un reddito massimo annuale non superiore a 11.528,41 euro.

Questi sono gli indennizzi che lo Stato garantirà alle vittime di reati violenti che non riusciranno ad ottenere il risarcimento dai colpevoli.

Una direttiva europea stabilisce che gli Stati devono garantire che le vittime dei reati intenzionali violenti commessi sui loro territori ricevano un indennizzo equo ed adeguato [2].

Per molti anni l’Italia si è limitata ad attuare questa direttiva solo in parte, prevedendo un indennizzo per le vittime dei reati di mafia e di terrorismo, ma non anche per tutti gli altri reati, come omicidi, violenze sessuali, lesioni ecc.

Per questo motivo l’Unione europea era già intervenuta sull’Italia e alcuni Tribunali avevano cominciato a condannare lo Stato agli indennizzi in favore delle vittime anche senza una legge attuativa.

La legge di attuazione dell’obbligo europeo è arrivata a luglio 2016 [3], ma in essa non venivano indicati gli indennizzi dovuti alle vittime, per cui si è dovuto aspettare più di un anno per il decreto attuativo, approvato dal governo ad agosto e pubblicato lo scorso 10 ottobre.

Gli indennizzi per reati violenti

Le vittime più tutelate, se così si può dire, sono quelle di omicidio e violenza sessuale.

In caso di omicidio è stabilito un indennizzo di 7.200 euro, che arrivano a 8.200 euro per i figli della vittima se il delitto è commesso dal coniuge (anche separato o divorziato) o da persona legata alla vittima da una relazione affettiva.

Per la violenza sessuale la vittima ha invece diritto a un indennizzo di 4.800 euro.

Per gli altri reati l’indennizzo previsto non può superare i 3.000 euro e comprende soltanto il rimborso di eventuali spese sostenute dalla vittima per ragioni mediche o assistenziali.

Chi ha diritto all’indennizzo per reati violenti

La legge prevede dei requisiti molto stringenti per l’accesso all’indennizzo, per cui molte vittime di reati non avranno la possibilità di accedervi.

Prima di tutto è bene ricordare che hanno diritto all’indennizzo solo le vittime di reati intenzionali, quindi non colposi, e commessi con violenza alle persone: sono quindi esclusi reati comuni come furto, lesioni od omicidio colposi, truffa.

Tra i reati commessi con violenza alla persona sono esclusi i reati di percosse e di lesioni personali nel caso in cui non vi siano delle aggravanti, mentre la legge include espressamente il reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro [4].

In breve, tra i reati più comuni e noti, oltre all’omicidio e alla violenza sessuale, sono senz’altro compresi: rapina, estorsione, stalking, lesioni personali aggravate, minaccia, violenza privata.

In particolare l’indennizzo è previsto solo se si verificano tutte le seguenti condizioni:

  1. la vittima ha un reddito annuo non superiore a quello previsto per l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato: per il 2017 tale reddito è pari a 11.528,41 euro;
  2. l’autore del reato è rimasto ignoto, oppure è stato condannato con sentenza definitiva o provvisoriamente esecutiva e la vittima ha compiuto ogni tentativo di recuperare le somme dovute per il risarcimento del danno (precetto, pignoramento ecc.);
  3. la vittima non deve avere concorso, anche solo colposamente, nel reato o in altri reati connessi;
  4. la vittima non deve essere stata condannata e non deve avere procedimenti penali aperti per reati fiscali o per alcuni reati gravi come: strage, associazione mafiosa, associazione a delinquere aggravata, omicidio, rapina, estorsione, terrorismo, delitti in materia di armi, delitti aggravati in materia di stupefacenti, violenza sessuale a delitti affini;
  5. la vittima, infine, non deve aver già ricevuto altre somme di denaro per lo stesso fatto da qualsiasi soggetto, pubblico o privato.

La procedura per chiedere l’indennizzo  per reati violenti

In attesa che il governo approvi un regolamento apposito, la domanda può essere depositata o inviata a mezzo pec o raccomandata postale alla Prefettura di residenza della vittima.

Il termine per la presentazione della domanda è di 60 giorni dalla decisione che ha chiuso il procedimento penale contro ignoti o dall’ultimo atto con cui la vittima ha tentato senza successo di ottenere il pagamento del risarcimento dal colpevole.

Alla domanda devono essere obbligatoriamente allegati i seguenti documenti:

  1. copia della sentenza di condanna o del provvedimento di archiviazione del reato commesso da persona ignota;
  2. documenti che provino i tentativi di ottenere il risarcimento dal colpevole;
  3. dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà relativa ai requisiti per l’accesso all’indennizzo: assenza di condanne, reddito, ecc.;
  4. certificato di morte della vittima o documentazione delle spese mediche e assistenziali sostenute dalla vittima.

Luci e ombre 

Di luci in questa legge se ne vedono poche, oltre al fatto che dopo lunghi anni di attesa e il duro intervento dell’Unione europea è stata finalmente adottata una legge di attuazione della direttiva europea che prevede che le vittime di reati dolosi violenti siano risarcite dallo Stato se non possono ottenere il risarcimento dal colpevole.

Le somme per cui sono previsti gli indennizzi sono assolutamente insufficienti: si pensi all’indennizzo in caso di omicidio, che copre poco più che le spese necessarie per il funerale.

Ancora più iniquo è il fatto che per i reati diversi da omicidio e violenza sessuale l’indennizzo sia limitato alle sole spese mediche e assistenziali sostenute. L’ingiustizia della misura è evidente se si pensa, ad esempio, al caso di una vittima di rapina che a causa delle ferite riportate resti in ospedale per lunghi mesi, rimanga invalida o in stato vegetativo.

Altra grave e ingiusta limitazione è quella prevista in base al reddito della vittima: una soglia così bassa (sotto i 1.000 euro di reddito al mese) esclude dal diritto all’indennizzo la maggior parte delle vittime che abbia un lavoro subordinato, pur modesto, e rischia invece di favorire coloro che, pur avendo redditi e patrimonio consistenti, riescono a nasconderli.

Un aspetto paradossale è relativo al fatto che per gran parte dei reati coperti da indennizzo è previsto il solo rimborso delle spese mediche e assistenziali: difficilmente, infatti, una persona che abbia un reddito così basso avrà la possibilità di anticipare di tasca propria le spese mediche e assistenziali, quindi non avrà diritto ad alcun indennizzo.

In conclusione, le domande di indennizzo che saranno presentate saranno sicuramente poche e ancor meno saranno quelle accolte, con il risultato che gran parte di coloro che subiscono gravi delitti rimarrà due volte vittima dell’inefficienza dello Stato nel tutelare i propri cittadini.

[1] Decreto del Ministero dell’interno e del Ministro della Giustizia del 31 agosto 2017, pubblicato il 10 ottobre 2017

[2] Direttiva 2004/80/CE

[3] L. n. 122 del 7 luglio 2016

[4] Art. 603-bis cod. pen.

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