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Lo sai che? Art. 700 c.p.c: si applica se l’urgenza è per motivi di salute?

Lo sai che? Pubblicato il 18 ottobre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 18 ottobre 2017

Qualche anno fa ho dato in comodato un mio fondo ad un agricoltore, per poterne garantire la conservazione e custodia. Successivamente, per sopraggiunti problemi di salute volevo alienare il fondo per far fronte a spese sanitarie. Il comodatario, nonostante le raccomandate di disdetta, ha continuato ad occupare il fondo. Il mio legale a tutt’oggi non ha avviato alcuna vertenza in quanto sostiene imprescindibile la procedura di “mediazione obbligatoria” come condizione di procedibilità ex d.lgs 28/2010 (in materia di comodato), che comunque non è stata avviata.  Il mio stato di salute si è aggravato e sebbene mi siano pervenute varie offerte di acquisto, anche formali, non posso avere le relative risorse economiche per me necessarie.
Posso procedere ex art. 700 cpc considerato che le mie aspettative di vita sono ridotte e che la mia salute non mi consente di affrontare un altro tipo vertenza?

 

La procedura disciplinata dall’articolo 700 del codice di procedura civile è attivabile solo se sussistano insieme i seguenti presupposti:

1) un fondato motivo di temere un pregiudizio imminente ed irreparabile che minacci il proprio diritto nel tempo occorrente per farlo valere con la procedura ordinaria (cosiddetto periculum in mora);

2) la verosimile esistenza del diritto che si reclama (cosiddetto fumus boni iuris)

Se nel caso specifico il presupposto n. 2 può dirsi esistente (perché appare evidente che il diritto esiste), non si può dire lo stesso per il presupposto n. 1.

Infatti, stando alla descrizione dei fatti, il diritto per il quale il lettore vorrebbe chiedere tutela in via d’urgenza è il diritto alla restituzione dell’immobile concesso in comodato e questo diritto, anche se fosse oggetto di un’azione ordinaria, non subirebbe alcun danno irreparabile (perché l’immobile comunque gli verrebbe restituito e potrebbe esserlo tranquillamente anche a favore dei suoi eredi), né al momento il lettore rischia un pregiudizio imminente (nel senso che non esiste attualmente alcun pericolo che il suo diritto alla restituzione dell’immobile stia per essere leso).

In altri termini, l’urgenza che la legge tutela con l’articolo 700 del codice di procedura civile non è quella che deriva dalle condizioni (anche gravi) di salute di chi vuol proporre il ricorso, ma l’urgenza che deriva dal fatto che il diritto di chi vuole proporre il ricorso sia oggetto di una minaccia imminente e di un pregiudizio irreparabile se si attendessero i tempi di un giudizio ordinario.

In definitiva, quando si intende agire in via d’urgenza non si deve confondere il diritto che viene chiesto al giudice di tutelare in via d’urgenza (che nel caso specifico sarebbe quello di riottenere al più presto la piena disponibilità del fondo), con lo scopo che si vuole raggiungere una volta che il diritto sia ottenuto (scopo che nel caso in esame è quello di poter urgentemente vendere il fondo, considerate le condizioni di salute del lettore, e ricavarne sostanze da reimpiegare).

In altri termini, la legge consente di tutelare in via d’urgenza il diritto a riottenere il fondo occupato (se è dimostrata l’esistenza di un pregiudizio imminente ed irreparabile che lo minacci nel tempo occorrente per farlo valere con la procedura ordinaria), mentre alla legge non interessa e la legge non tutela lo scopo che si vuole poi conseguire una volta che il diritto sia ottenuto (la legge, cioè, non tutela in via d’urgenza lo scopo che il lettore ha di mira dopo che avrà ottenuto la restituzione dell’immobile).

In conclusione, se questi proponesse ricorso in via d’urgenza per ottenere, appunto urgentemente, la restituzione dell’immobile il ricorso avrebbe molte possibilità di essere rigettato (con condanna alle spese per il lettore). Si consiglia, pertanto, in alternativa di valutare attentamente la possibilità di proporre (dopo il necessario tentativo di mediazione che è obbligatorio in materia di comodato e la cui durata, in ogni caso, non può per legge superare i tre mesi), un ricorso ai sensi dell’articolo 702 bis del codice di procedura civile.

L’articolo 702 bis consente, infatti, di avviare un procedimento accelerato rispetto a quello ordinario a condizione che l’attività istruttoria (cioè l’attività da svolgere nel corso del processo, compresa quella relativa alle prove da raccogliere) sia sommaria, cioè attività che richieda di per sé tempi rapidi.

Si deve precisare che il procedimento di cui all’articolo 702 bis non è applicabile, secondo le più recenti sentenze, nel caso in cui alla questione da portare dinanzi al giudice sia applicabile il rito cosiddetto locatizio (quello disciplinato dall’articolo 447 bis del codice di procedura civile).

Sulla base, però, degli elementi forniti dal lettore il contratto di comodato che lo riguarda ha ad oggetto un fondo rustico ed è finalizzato all’esercizio di attività agricole, mentre il rito locatizio si applica solo alle controversie in tema di comodato di immobili urbani (sono classificabili come urbani gli immobili utilizzati a scopo abitativo o per esercitarvi attività industriali, commerciali, artigianali e per l’esercizio di attività abituale e professionale di lavoro autonomo).

Su queste basi, da valutarsi comunque in dettaglio con l’assistenza di un legale, è possibile per il lettore agire ai sensi dell’articolo 702 bis c.p.c. per la restituzione dell’immobile occupato (pur dopo l’invio della raccomandata con cui ne richiese la restituzione al comodatario) ed anche per le collegate azioni finalizzate al pagamento della penale prevista in contratto ed al risarcimento degli ulteriori danni (ove esistenti).

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte


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