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Auto aziendali in uso promiscuo: cosa prevede la legge

18 ottobre 2017


Auto aziendali in uso promiscuo: cosa prevede la legge

> Diritto e Fisco Pubblicato il 18 ottobre 2017



La nostra azienda concede auto, proprie o in noleggio, in uso promiscuo “fringe benefit” a dipendenti che possono usarle sia per servizio nelle ore di lavoro sia in quelle extra. In cambio questi offrono la loro reperibilità per tutti i giorni della settimana.
Il trattamento fiscale praticato per tali auto in fringe benefit è quello previsto dall’attuale normativa. Occorre chiedere, a chi ha l’auto in uso promiscuo, pure una contribuzione (per l’eventuale uso privato di tali mezzi) per i giorni di sabato e domenica, nonostante la reperibilità?

 

La concessione in uso promiscuo dell’auto aziendale rappresenta un beneficio che il datore di lavoro concede ai dipendenti più meritevoli o a quelli che hanno maggiore esigenza di spostamenti in macchina, grazie a questa formula il lavoratore usa la macchina sia per scopi professionali che privati.

L’auto aziendale ad uso promiscuo è un fringe benefit, ovvero un reddito in natura corrisposto al dipendente che per il datore di lavoro rappresenta un costo deducibile e un reddito tassabile in busta paga. Il suddetto compenso in natura infatti va esposto a cedolino mensile (deducibile) o assoggettato a tassazione ordinaria in busta paga per ciascun periodo retributivo. Per i beneficiari il bonus comporta un risparmio non indifferente sulle spese di acquisto ma anche sulla manutenzione (ordinaria e straordinaria) del veicolo.

La tassazione prevista per il dipendente viene calcolata in misura forfettaria, pari al 30% della percorrenza convenzionale annua di 15 mila chilometri, come stabilito dall’ACI per lo specifico tipo di auto. Questi valori vengono specificati su apposite tabelle, pubblicate nella Gazzetta Ufficiale entro il 31 dicembre e valide per l’anno seguente. Nelle tabelle si trovano tutti gli autoveicoli suddivisi in auto a benzina, gasolio, GPL-Metano e ibridi-elettrici, in produzione e fuori produzione e microcar e motoveicoli.

La circolare ministeriale n. 326/E/1997 afferma che il fringe benefit deve essere determinato “… al netto di quanto trattenuto al dipendente o da questo corrisposto nello stesso periodo d’imposta in cambio della possibilità di utilizzare anche a fini personali il mezzo”.

Inoltre, nell’articolo 164 del Tuir è contenuta la disciplina fiscale della deduzione dal reddito d’impresa (e di lavoro autonomo) dei costi relativi ai veicoli aziendali.

Nella lettera a) è disciplinata l’ipotesi dei veicoli esclusivamente strumentali per lo svolgimento dell’attività d’impresa (fattispecie limitata a quelle ipotesi in cui l’attività d’impresa non può essere svolta senza tali beni, come accade per le autoscuole e per le società di noleggio ad esempio), nonché quelli adibiti ad uso pubblico (taxi ad esempio).

Nella lettera b) è contenuta la disciplina dei veicoli ad uso promiscuo per i quali è prevista una doppia limitazione: percentuale (20% del costo, aumentata all’80% per gli agenti e rappresentanti di commercio) ed assoluta (costo fiscalmente massimo riconosciuto pari ad euro 18.075,99 e ad euro 25.822,84 per gli agenti e rappresentanti di commercio).

Nella successiva lett. b-bis), è invece disciplinata l’ipotesi di veicoli il cui utilizzo è previsto per scopi aziendali e personali, ed in particolare qualora il veicolo sia concesso in uso promiscuo al dipendente per la maggior parte del periodo d’imposta. L’ulteriore vincolo della “maggior parte del periodo d’imposta” indica che la concessione deve avvenire per un arco temporale non inferiore a 184 giorni. La circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 48/E/1998 ha, infatti, chiarito che si considera “dato in uso promiscuo al dipendente per la maggior parte del periodo d’imposta il veicolo utilizzato dallo stesso per la metà più uno dei giorni che compongono il periodo d’imposta del datore di lavoro”. Qualora siano soddisfatte tali condizioni, la società deduce, senza alcun limite massimo, i costi sostenuti nella misura del 70%. Sul punto, l’Agenzia delle Entrate ha, inoltre, precisato che l’uso promiscuo non deve necessariamente essere avvenuto in modo continuativo, né ad opera di un solo dipendente, e che tale regime di deducibilità è applicabile a tutti i costi riferibili al veicolo concesso al dipendente, in uso promiscuo, per la maggior parte del periodo d’imposta, e non soltanto a quelli che eccedono l’importo del fringe benefit tassato in capo al lavoratore.

Alla luce di quanto detto, considerato che l’uso promiscuo dell’auto aziendale rappresenta un particolare beneficio attribuito al dipendente, a parere dello scrivente, considerando la circolare ministeriale n. 326/E/1997 e l’art. 164, lett. b-bis del Tuir, non appare necessario il versamento di una qualsivoglia tipologia di contributo in quanto tale benefit prevede appositamente che il veicolo aziendale possa essere utilizzato dal dipendente sia durante gli orari lavorativi che durante la vita privata.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Rossella Blaiotta

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