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Lo sai che? Se il mio avvocato sbaglia, posso denunciarlo?

Lo sai che? Pubblicato il 15 novembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 15 novembre 2017

Avevo dato mandato ad un avvocato per recuperare una somma quale saldo di competenze professionali. Il mio assistito mi aveva anche emesso un assegno. Ho perso la causa e il mio cliente non mi ha pagato ma anzi mi ha chiesto le spese processuali, facendomi anche un pignoramento contro terzi. Ritengo che il mio avvocato non sia stato all’altezza del compito o ancora peggio si sia venduto la causa. Posso denunciarlo? Entro quanto tempo dalla sentenza? Cosa posso fare per avere l’intero fascicolo processuale? Avviando quest’eventuale denuncia perdo un’altra causa?

 

L’avvocato, come ogni altro professionista, nell’assumere un incarico si obbliga ad eseguire la propria prestazione (che è una prestazione d’opera) con diligenza e correttezza.

Egli è quindi responsabile per gli errori commessi nell’esecuzione del mandato difensivo, ma affinché il cliente possa con successo ottenere un risarcimento per il danno subìto (a causa della negligente, imprudente o imperita esecuzione dell’incarico) è necessario che quest’ultimo non solo dimostri nel processo l’errore commesso dal proprio difensore, ma anche che senza la negligenza e/o l’imperizia dell’avvocato il risultato processuale a cui il mandato difensivo era finalizzato sarebbe stato ottenuto (in questo senso si è espressa la Corte di Cassazione con sentenza n. 22.376 del 2012).

In altre parole, il cliente che citi in giudizio il proprio difensore per il risarcimento del danno causato da un’errata esecuzione del mandato difensivo deve dimostrare in giudizio non solo il danno subìto ma anche il rapporto di causaeffetto tra la condotta del legale ed il pregiudizio che egli ha patito; più nel dettaglio, occorre che nella causa si dimostri che l’esito del giudizio sarebbe stato probabilmente positivo per il cliente se non ci fosse stato l’errore del legale (così ha deciso la Corte di Cassazione con sentenza n. 3.355 del 2014).

Pertanto nel caso specifico (come in ogni altro caso di responsabilità professionale di un avvocato), prima di agire in giudizio per chiedere il risarcimento del danno (se l’avvocato è assicurato, in giudizio sarà chiamata anche la compagnia assicuratrice del legale), dovrà essere fatta un’attenta valutazione delle prove di cui il lettore dispone per dimostrare l’errore del suo avvocato e sarà necessario anche valutare (assieme, ovviamente, al legale che il lettore sceglierà per questo eventuale giudizio) se effettivamente l’errore commesso dal precedente difensore sia stato decisivo ai fini dell’esito giudiziale negativo. Si tenga anche conto che se l’errore commesso dal legale è assai grave, tale cioè da rendere del tutto inutile l’attività precedente posta in essere dall’avvocato, si è arrivati ad affermare che il legale non ha più diritto al compenso (Cassazione, sentenza n. 4.781 del 2013).

Il termine di prescrizione entro il quale il cliente può avviare un’azione di responsabilità contro il proprio difensore è di dieci anni e decorre da quando il cliente ha l’esatta percezione del danno subìto: la prescrizione, cioè, comincia a decorrere non da quando l’avvocato ha commesso l’errore e nemmeno da quando il danno si sia effettivamente verificato, ma da quando il cliente è in grado di rendersi conto del danno e percepirlo (in questo senso si è espressa la Corte di Cassazione con sentenza n. 8.703 del 2016). Per quello che riguarda la documentazione in possesso del legale, l’articolo 33 del codice deontologico forense stabilisce che l’avvocato, se gli viene richiesto, deve restituire senza ritardo gli atti ed i documenti ricevuti dal cliente e dalla parte assistita per l’espletamento dell’incarico e consegnare loro copia di tutti gli atti e documenti, anche provenienti da terzi, concernenti l’oggetto del mandato e l’esecuzione dello stesso sia in sede stragiudiziale che giudiziale.

Lo stesso articolo aggiunge che l’avvocato non può subordinare la restituzione della documentazione al pagamento del proprio compenso, ma può estrarre e conservare copia di tale documentazione, anche senza il consenso del cliente e della parte assistita.

Il lettore quindi ha il diritto di chiedere al suo avvocato:

1) la restituzione senza ritardo degli atti e dei documenti che gli consegnò per l’espletamento dell’incarico;

2) la consegna della copia di tutti gli atti e di tutti i documenti, anche provenienti da terzi, concernenti l’oggetto del mandato e l’esecuzione dello stesso sia in sede stragiudiziale che giudiziale.

In ogni caso, ai sensi dell’articolo 2961 del codice civile, gli avvocati sono esonerati dal rendere conto degli incartamenti relativi alle liti dopo tre anni da quando queste sono state decise.

Per quanto riguarda nello specifico il fascicolo processuale di parte (del cui contenuto, comunque, il lettore verrebbe a conoscenza se l’avvocato adempisse all’obbligo di restituzione e di consegna sopraindicato), esso può essere ritirato dall’avvocato entro tre anni dalla chiusura della lite perché anche ai cancellieri (che sono tenuti alla conservazione dei fascicoli processuali) si applica l’articolo 2961 del codice civile (dopo tre anni, infatti, dalla chiusura delle liti i fascicoli non ritirati possono essere mandati al macero).

In conclusione, si precisa che costituisce anche una condotta punita dal codice penale (articolo 380) quella del difensore che:

1) rendendosi infedele ai suoi doveri professionali arreca danno agli interessi della parte difesa dinanzi all’autorità giudiziaria (è necessario che la condotta infedele sia commessa nell’ambito di un procedimento che si sia effettivamente iniziato davanti all’autorità giudiziaria); la pena è aumentata se il colpevole ha commesso il fatto colludendo con la parte avversaria (cioè accordandosi con l’avversario).

Chiaramente proporre una denuncia nei confronti del legale del lettore affermando che vi sia stato un accordo con l’avversario, richiede che il lettore abbia prove solide dell’accordo collusivo (nel procedimento penale che inizierà qualora il legale sia poi rinviato a giudizio, il lettore avrà possibilità di costituirsi parte civile per chiedere il risarcimento per i danni subìti). In mancanza di solide prove, la via della denuncia in sede penale è opportuno che non venga iniziata in quanto rischierebbe quest’ultimo stesso una denuncia per calunnia (in ogni caso gli resterà sempre possibile agire in sede civile per il risarcimento dei danni come si è ampiamente illustrato nella parte iniziale della presente consulenza).

 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte


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