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Lo sai che? Fideiussione e cancellazione Sas dal registro delle imprese

Lo sai che? Pubblicato il 16 novembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 16 novembre 2017

Vorrei informazioni sulla validità ed escutibilità o meno di una fideiussione bancaria firmata da una Sas soccombente in primo grado. Nelle more del processo d’appello, la Sas è stata cancellata dal registro delle imprese (da 1 anno). Pertanto il processo in appello dovrà essere sospeso e non potrà giungere a giudizio.

Per rispondere al quesito è necessario premettere che l’estinzione della società a seguito della avvenuta cancellazione di essa dal registro delle imprese (articolo 2312 del codice civile) costituisce, sul piano processuale, un evento che produce effetti diversi a seconda che esso sia o meno fatto constatare nei modi di legge (trattandosi, nel caso specifico, di evento che si è verificato durante la pendenza del giudizio d’appello).

Ciò vuol dire che se la parte (la s.a.s. estinta) si è costituita in giudizio a mezzo di procuratore, quest’ultimo stesso deve dichiarare l’intervenuta estinzione (avvenuta prima della chiusura della discussione) in udienza o notificare alle altre parti l’evento (secondo quanto dispone l’articolo 300 del codice di procedura civile) e solo da tale momento il processo si intende interrotto a meno che coloro ai quali spetta di proseguirlo (nel caso specifico, i soci) si costituiscano volontariamente (nei modi e nelle forme stabilite dall’articolo 302 del codice di procedura civile), oppure l’altra parte provveda a citarli in riassunzione ai sensi e secondo le modalità stabilite nell’articolo 303 del codice di procedura civile.

Se, dunque, i soci della s.a.s. estinta decidessero di costituirsi volontariamente per proseguire il processo oppure se l’altra parte citasse i soci della s.a.s. estinta in riassunzione (sempre allo scopo di proseguire il processo), il processo (nel caso specifico d’appello) giungerebbe a sentenza (salvo il verificarsi di altri eventi) e la sua interruzione a causa della estinzione della s.a.s. verrebbe superata.

Se, poi, l’evento estinzione non fosse dichiarato dal procuratore della parte estinta in udienza o con atto notificato alle altre parti, il processo non solo non verrebbe interrotto, ma la posizione processuale della parte (nel caso in esame, della s.a.s. estinta) resterebbe stabilizzata nei confronti delle altre parti e del giudice con la conseguenza che il processo di appello giungerebbe a sentenza (da pronunciarsi nei confronti della s.a.s. estinta).

Fatte queste premesse, ammettendo che l’estinzione della s.a.s. a seguito della sua cancellazione dal registro delle imprese sia stata dichiarata dal suo procuratore nei modi di legge (in udienza oppure con atto notificato alle altre parti ai sensi dell’articolo 300 del codice di procedura civile) e che poi il processo, interrotto per effetto della dichiarazione del procuratore, non sia proseguito (nel termine perentorio di mesi tre dall’interruzione) né dai soci della società estinta (con la loro costituzione volontaria), né dall’altra parte (che citi in riassunzione i soci della s.a.s. estinta), allora il processo d’appello si intenderà estinto ai sensi degli articoli 305 e 307 del codice di procedura civile.

Una volta che l’ordinanza che pronuncia l’estinzione diviene irretrattabile (per mancato reclamo) o si giunga a sentenza definitiva (nel caso specifico pronunciata dalla Cassazione) che confermi l’ordinanza di estinzione (rigettando il ricorso per Cassazione avverso l’ordinanza che dichiarava l’estinzione: confronta in tal senso Cassazione, sentenza n. 14.936 del 2000), l’estinzione del processo produrrà gli effetti previsti dagli articoli 310 e 338 del codice di procedura civile.

Tali effetti prevedono che tutti gli atti del processo dichiarato estinto sono inefficaci (quindi diviene inefficace anche il provvedimento del giudice di appello che concedeva, con cauzione, l’inibitoria della esecuzione o della efficacia esecutiva della sentenza di primo grado) e che passa in giudicato, cioè diventa definitiva, la sentenza impugnata cioè, nel caso specifico, diventa definitiva la sentenza di primo grado (salvo che ne siano stati modificati gli effetti con provvedimenti pronunciati nel procedimento estinto).

Quindi, riassumendo, se nel caso in esame si giungesse a dichiarare estinto il giudizio di appello, gli effetti saranno:

1) il passaggio in giudicato della sentenza di primo grado (a meno che nel giudizio di appello non siano stati pronunciati provvedimenti che ne abbiano modificato gli effetti e tali non sono i provvedimenti di tipo ordinatorio, ma ad esempio le sentenze non definitive, di merito o rito, pronunciate in appello) e,

2) ai sensi dell’articolo 310 del codice di procedura civile, l’inefficacia di tutti gli atti processuali compiuti (compresa, dunque, la inibitoria con cui fu concessa la sospensione, con cauzione, della efficacia esecutiva della sentenza di primo grado).

La cauzione, dunque, in tale ipotesi verrà meno (anche perché essa stessa prevede di durare comunque sino alla definizione del giudizio di impugnazione ed alle condizioni delle ordinanze emanate dal giudice di appello).

Chiaramente, poi, se il giudizio di appello si estinguesse e divenuta definitiva la sentenza di primo grado, i soci della s.a.s. estinta sarebbero chiamati a sopportare le spese poste, nella sentenza stessa, a carico della s.a.s. e ciò in quanto (come hanno chiaramente stabilito le Sezioni Unite della Corte di Cassazione con sentenza n. 6070 del 12 marzo 2013) l’estinzione della società causata dalla sua cancellazione dal registro delle imprese comporta un fenomeno di tipo successorio che coinvolge i soci della società estinta.

Ciò vuol dire che con riferimento ai rapporti passivi (come sono le somme al pagamento delle quali in primo grado la s.a.s. fu condannata e che, con l’estinzione del giudizio di appello, diventerebbero somme definitivamente dovute per l’effetto del passaggio in giudicato della sentenza di primo grado dovuto all’estinzione del giudizio di appello), per tali rapporti, dunque, le obbligazioni sociali si trasferiscono, dopo l’estinzione della società, ai soci i quali sono tenuti a risponderne nei limiti di quanto riscossero a seguito della liquidazione della società (se all’epoca in cui la società esisteva erano soci limitatamente responsabili come gli accomandanti) oppure illimitatamente (se all’epoca in cui la società esisteva erano soci illimitatamente responsabili come gli accomandatari).

Dunque, in caso di estinzione del giudizio di appello saranno i soci della s.a.s. estinta a dover far fronte all’eventuale azione (intrapresa dalla parte vittoriosa in primo grado) per recuperare le somme al cui pagamento la s.a.s. estinta era stata condannata nella sentenza stessa.

 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte


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