Diritto e Fisco | Articoli

Insegnante violento con alunni: come difendersi

20 ottobre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 ottobre 2017



Le violenze dei docenti costituiscono reato. L’autorità giudiziaria può impedire al colpevole di tornare a scuola e interdirlo dall’insegnamento.

La cronaca giudiziaria ha portato alla ribalta diversi episodi di insegnanti che usano violenza verso i propri alunni, soprattutto quando sono piccoli. A volte si tratta di un’eccessiva severità nei confronti della vivacità degli scolari; altre, invece, di una vera e propria brutalità gratuita. Queste condotte possono costituire reato e far incorrere l’insegnante in gravi conseguenze. Ai genitori delle vittime, però, interessa che la condotta violenta cessi. Vediamo allora come difendersi in caso di insegnante violento con gli alunni.

Il reato di abuso dei mezzi di correzione o di disciplina

L’ipotesi di condotta violenta degli insegnanti nei riguardi degli alunni può essere riportata a due diverse ipotesi di reato. Secondo una prima norma, chiunque abusa dei mezzi di correzione o di disciplina in danno di una persona sottoposta alla sua autorità, o a lui affidata per ragione di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, ovvero per l’esercizio di una professione o di un’arte, è punito, se dal fatto deriva il pericolo di una malattia nel corpo o nella mente, con la reclusione fino a sei mesi. Se dal fatto, invece, deriva una lesione personale o, addirittura, la morte, le pene sono aumentate fino ad arrivare ad una reclusione massima di otto anni [1]. Secondo la giurisprudenza, integra questa fattispecie di reato l’uso, in funzione educativa, del mezzo astrattamente lecito (sia esso di natura fisica, psicologica o morale) che sfoci nell’abuso, sia in ragione dell’arbitrarietà o intempestività della sua applicazione, sia in ragione dell’eccesso della misura, senza però giungere ad una violenza vera e propria [2]. Pertanto, secondo la Corte di Cassazione, tirate di capelli e lievi percosse, date per richiamare gli alunni indisciplinati, costituiscono il reato di cui ci occupiamo. Alla stessa maniera, è reato il comportamento ripetuto nel tempo dall’insegnante che umilia, svaluta, denigra e sottopone a sevizie psicologiche il bambino [3].

Il reato di maltrattamenti

Secondo altra norma, invece, è punito con la reclusione da due a sei anni chiunque, fuori dei casi dell’abuso dei mezzi di correzione, maltratta una persona della famiglia o un convivente, o una persona sottoposta alla sua autorità o a lui affidata per ragioni di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, o per l’esercizio di una professione o di un’arte. La pena è aumentata se dal fatto deriva una lesione personale grave (reclusione da quattro a nove anni), gravissima (reclusione da sette a quindici anni) o, addirittura, la morte (reclusione da dodici a ventiquattro anni) [4].

La differenza tra i due reati

La differenza tra le due ipotesi di reato sta essenzialmente nel modo di perpetrare la violenza. Nel primo caso (abuso dei mezzi di correzione), l’insegnante approfitta della sua autorità per sottoporre gli alunni a trattamenti che, di norma, sarebbero legittimi. Nel secondo caso, invece, il maltrattamento va ben al di là del semplice strumento educativo. Secondo la Corte di Cassazione, il carattere distintivo tra le due ipotesi di reato consiste nel fatto che i maltrattamenti implicano l’uso di mezzi o modi di trattamento sempre illeciti, mentre l’abuso dei mezzi di correzione postula l’eccesso nell’uso di mezzi giuridicamente leciti che, tramutando l’uso in abuso, lo fa diventare illecito. Inoltre, il reato di abuso dei mezzi di correzione si contraddistinguerebbe per il dolo specifico, cioè per la particolare intenzione dell’agente, intenzione che sarebbe quella di correggere (si parla, infatti, di ius corrigendi) l’alunno indisciplinato [5]. Secondo altro orientamento, invece, la vera differenza starebbe nel tipo di trattamento che l’educatore riserva allo scolaro: un comportamento di costante vessazione ingiustificata integrerebbe sempre l’ipotesi più grave dei maltrattamenti [6].

Come difendersi

Ovviamente, appena il genitore si accorge che il proprio bambino ha subito violenza deve recarsi presso le forze dell’ordine per denunciare l’accaduto. A questo punto, di norma, le autorità non intervengono immediatamente, ma preferiscono monitorare la situazione in modo da raccogliere prove inconfutabili. Pertanto, è probabile che gli agenti provvedano ad installare telecamere e apparecchi di intercettazione audiovisiva affinché l’insegnante violento possa essere colto in flagrante. Nel frattempo, se il bambino, intimorito, non vuole tornare a scuola, è opportuno non costringerlo e lasciarlo a casa: le assenze, infatti, saranno più che giustificate quando verrà resa nota la condotta del docente.

Le misure cautelari

L’autorità giudiziaria può comminare all’insegnante violento alcune misure cautelari. Di cosa si tratta? Le misure cautelari sono provvedimenti, richiesti dal magistrato del pubblico ministero e adottati dal giudice, che impediscono all’indagato/imputato di reiterare la condotta criminosa in attesa della fine del procedimento. Le misure cautelari possono essere emesse soltanto in presenza di alcuni presupposti che, sinteticamente, sono: i gravi indizi di colpevolezza; le esigenze cautelari (pericolo di fuga, di inquinamento delle prove o di ripetizione della condotta). Alla presenza di queste condizioni è possibile provvedere con una misura cautelare. Nel caso che ci interessa, è probabile che il giudice scelga il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa: trattasi di misura cautelare che impedisce all’indagato di approssimarsi ai luoghi abitualmente frequentati dalla vittima [7]. Nel caso dell’insegnante violento, il divieto riguarderà l’avvicinamento all’istituto scolastico. Il giudice, nei casi più gravi, potrebbe spingersi fino a impedire all’imputato di avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dai prossimi congiunti della persona offesa, ovvero di mantenere una determinata distanza da tali luoghi o da tali persone.

A questa misura cautelare (cosiddetta coercitiva) se ne potrebbe aggiungere un’altra, di tipo interdittivo: la sospensione dall’esercizio di un pubblico ufficio o servizio [8]. Con questo provvedimento, in pratica, il giudice impedisce all’insegnante di continuare ad esercitare la sua professione fino a che non venga fatta chiarezza sulla sua posizione.

I genitori dell’alunno minorenne potranno costituirsi parte civile nel procedimento penale che verrà intrapreso nei confronti del reo al fine di chiedere il risarcimento del danno (morale e materiale) subito.

note

[1] Art. 571 cod. pen.

[2] Cass., sent. n. 3789/1998 del 26.03.1998.

[3] Cass., sent. n. 16491/2005, 03.05.2005.

[4] Art. 572 cod. pen.

[5] Cass., sent. n. 13404/1977 del 21.10.1977.

[6] Cass., sent. n. 4904/1996 del 16.05.1996.

[7] Art. 282-ter cod. proc. pen.

[8] Art. 289 cod. proc. pen.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI