Pensioni, entra in vigore l’Ape volontario

18 ottobre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 18 ottobre 2017



È appena entrato in vigore il decreto che rende operativo l’anticipo pensionistico volontario: diritto agli arretrati da maggio 2017.

Finalmente è entrato in vigore il decreto attuativo sull’Ape volontario, che consente l’uscita dal lavoro a partire dai 63 anni di età: i primi assegni, però, partiranno dal 2018, considerato che i tempi tecnici per rendere operativa la misura non consentono di ricevere l’anticipo pensionistico entro il 2017.

Restano, difatti, ancora da firmare gli accordi quadro con le banche e le assicurazioni per fissare le condizioni del prestito pensionistico; l’Inps, poi, ricevuto il via libera dal ministero del Lavoro, deve emanare un’apposita circolare con le istruzioni per richiedere l’Ape e per la liquidazione del prestito, prima di attivare i servizi online sull’anticipo pensionistico. Attivati i servizi online, l’istituto avrà 60 giorni per rispondere alle richieste dei lavoratori: considerate queste tempistiche, è praticamente impossibile riuscire a ricevere l’Ape volontario entro il 2017.

A prescindere dalla data di liquidazione della prestazione, chi ha perfezionato i requisiti per l’Ape volontario precedentemente al 1° maggio 2017 ha diritto agli arretrati a partire da questa data, se richiederà l’anticipo entro 6 mesi dall’entrata in vigore del decreto, cioè dal 18 ottobre 2017: questo ulteriore beneficio, una notevole iniezione di liquidità per molti lavoratori aventi diritto all’anticipo, è specificato all’interno del decreto stesso.

Tuttavia, chiedere gli arretrati può rivelarsi un’arma a doppio taglio, considerando che più sono alte le somme anticipate, più risulteranno elevate le rate da restituire: l’Ape volontario è difatti riconosciuto grazie a un finanziamento bancario, finanziamento che deve essere restituito con rate ventennali applicate sulla pensione.

Facciamo allora un breve punto della situazione riguardo al funzionamento dell’Ape volontario, per valutare la sua convenienza ed essere in grado di decidere, in tempi brevi, se aderire o meno.

Come funziona l’Ape volontario

L’Ape, sigla che sa per anticipo pensionistico, è una prestazione, da non confondere con la pensione anticipata, che accompagna il lavoratore dai 63 anni di età (o dal momento in cui domanda il trattamento) sino all’età in cui può ottenere la pensione di vecchiaia.

In pratica, con l’Ape il lavoratore può ricevere un assegno, a partire dai 63 anni di età, se possiede almeno 20 anni di contributi, sino alla data di maturazione della pensione di vecchiaia. Considerando che l’età per la pensione di vecchiaia, attualmente, è pari a 66 anni e 7 mesi, l’anticipo massimo possibile è pari a 3 anni e 7 mesi.

La prestazione è ottenuta grazie a un prestito bancario, che deve essere restituito in 20 anni, una volta perfezionati i requisiti per la pensione.

L’anticipo minimo da richiedere deve essere pari a 6 mesi e la futura pensione, al netto della ritenuta Ape, non deve essere inferiore a 1,4 volte il trattamento minimo (circa 702 euro).

Chi può chiedere l’Ape volontario

Non tutti i lavoratori possono chiedere l’Ape, ma soltanto gli iscritti a una delle gestioni previdenziali Inps, come il fondo pensione Lavoratori dipendenti, la gestione Separata, la gestione Artigiani e Commercianti, l’ex Inpdap: il trattamento non è invece previsto per gli iscritti alle casse dei liberi professionisti.

Non è possibile chiedere l’Ape se:

  • si hanno debiti scaduti o conti in rosso da oltre 90 giorni;
  • si risulta registrati negli archivi della centrale rischi gestita dalla Banca d’Italia, oppure in un sistema di informazioni creditizie gestito da privati, a causa dell’inadempimento di uno o più prestiti, mutui o altri debiti;
  • è stata avviata una procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento, a meno che non sia stata chiusa;
  • si hanno pignoramenti in corso, o estinti senza integrale soddisfazione dei creditori, a meno che non siano trascorsi 36 mesi dalla chiusura infruttuosa della procedura esecutiva;
  • si hanno protesti a proprio carico, a meno che non sia intervenuta la cancellazione dell’elevazione del protesto;
  • si è registrati nell’archivio degli assegni bancari e postali e delle carte dì pagamento irregolari istituito presso la Banca d’Italia, denominato centrale di allarme interbancaria (Cai);
  • il rateo dell’anticipo sulla pensione, da solo o assieme ad altri debiti pregressi supera il 30% della prestazione stessa.

Quanto pesa l’Ape volontario sulla pensione

Per capire in quale misura l’Ape penalizza la pensione, va innanzitutto chiarito che a pesare sul futuro trattamento non è soltanto la restituzione del prestito, ma anche l’assicurazione obbligatoria per il rischio di premorienza (cioè per il rischio che il pensionato muoia prima di restituire l’intero prestito), assieme al contributo sul fondo di solidarietà.

Le stime relative ai costi dell’Ape volontaria dipendono sia dall’ammontare dell’anticipo richiesto (che può andare dal 90% al 75% della futura pensione), sia dalla durata dell’anticipo stesso.

Nel dettaglio, l’anticipo pensionistico dovrebbe costare al pensionato, per ogni anno di prestazione, una rata sulla pensione netta futura che dovrebbe aggirarsi intorno al 4,6% medio; il valore netto della penalizzazione, però, sarà inferiore grazie a un credito d’imposta che può arrivare fino al 50% dell’interesse sul finanziamento e sul premio. Il Taeg (tasso annuo effettivo globale) ipotizzato per il prestito Ape è pari al 3,2 %: le stime, però, saranno certe e definitive solo alla stipula degli accordi quadro con banche e assicurazioni.

Quando si può fare la domanda di Ape volontario

Per ottenere l’Ape volontaria l’interessato dovrà in primo luogo chiedere all’Inps la certificazione del diritto all’Ape e, in seguito, presentare all’istituto la domanda di pensione di vecchiaia, da liquidare al raggiungimento dei requisiti di legge.

Il servizio online per l’inoltro della domanda, che si troverà all’interno del portale web dell’Inps, verrà rilasciato a breve, considerata l’entrata in vigore del decreto attuativo.

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