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Prestito per cattivo pagatore: come ottenerlo

20 ottobre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 ottobre 2017



Siamo stati inseriti nella lista dei cattivi pagatori ma ci serve comunque un prestito. Niente paura, possiamo richiederlo. Ecco come.

Per colpa di alcuni ritardi accumulati durante la restituzione di un prestito, o peggio ancora, di un prestito non restituito entro i tempi stabiliti, siete finiti dritti nella lista nera dei cattivi pagatori. Ora avete bisogno di un nuovo prestito per far fronte a una spesa imprevista o a un nuovo progetto, ma tutti vi dicono che non c’è nulla da fare. Non credeteci. Ovviamente serviranno garanzie e clausole più stringenti e rigide di quelle normalmente richieste e dovrete sudare un po’ di più, ma ottenere un prestito quando si è cattivo pagatore è possibile. Vediamo come.

Chi è un cattivo pagatore

Richiedere un prestito ci mette di fronte a doveri nei confronti del nostro creditore, colui che ci ha concesso quei soldi che ci servivano per poter rimettere a posto il solaio a rischio crollo, per affrontare una spesa sanitaria, acquistare un elettrodomestico o qualsiasi altra finalità. Un prestito prevede un ammontare richiesto da restituire, un tasso di interesse e delle rate da corrispondere dettate da tempi precisi, che non sempre chi attraversa un brutto momento dal punto di vista finanziario riesce a rispettare. Basta davvero poco, anche solo restare indietro con una o due rate e ci si ritrova in una condizione di insolvenza.

Ecco che allora si viene segnalati come cattivi pagatori e iscritti con questo brutto titolo nei sistemi di informazione creditizia (Crif) o nella Centrale rischi della Banca d’Italia, dei veri e propri database che agiscono come centri di controllo, dove vengono inseriti tutti i dati relativi alle richieste di finanziamenti dei singoli. Ed è proprio all’interno di questa banca dati che l’ente va a sbirciare quando deve decidere se concedere o meno un prestito. Una sorta di ‘fedina penale creditizia’ che ci impedisce di essere visti di buon occhio da qualsiasi altro potenziale creditore futuro a cui potremmo chiedere un prestito.

Per quanto tempo la nostra ‘fedina penale’ del credito resta sporca, se siamo etichettati come cattivi pagatori? Dipende dalla gravità del ritardo:

  • 12 mesi dalla comunicazione di regolarizzazione, quando il ritardo nel pagamento è di 1 o 2 rate. E solo se tutti gli altri pagamenti in questo lasso di tempo sono stati regolari
  • 24 mesi dalla comunicazione di regolarizzazione, per i ritardi relativi a 3 o più rate. Sempre a patto che gli altri pagamenti siano stati regolari
  • 36 mesi dall’estinzione del debito, nel caso di grave morosità o di prestiti non rimborsati

Trascorso questo tempo si viene cancellati automaticamente dal database.

Cattivo pagatore: ecco quali prestiti ottenere

Al cattivo pagatore viene assegnato un alto rischio insolvenza, ma richiedere un prestito non è impossibile. Munitevi di fiducia e andate in banca. Ecco a quali tipologie di prestito possiamo accedere.

Prestito con cessione del quinto

Per ambire a questo prestito è necessario essere un lavoratore dipendente con contratto a tempo indeterminato o un pensionato, e il motivo è semplice: il rimborso delle rate viene prelevato direttamente dallo stipendio del lavoratore o dalla pensione del cittadino pensionato, nella misura di un quinto dello stipendio o un quinto della pensione.

A versare direttamente le rate del prestito quindi non siete voi, ma il vostro datore di lavoro o il vostro Istituto di previdenza (Inps o altro). L’importo viene quindi trattenuto alla fonte: dal netto in busta paga o della pensione. L’ammontare della rata non può comunque eccedere la quinta parte di questi. Esempio: Il mio stipendio è di 1200 euro netti, allora qualunque sia l’ammontare del prestito, la trattenuta mensile non potrà superare i 240 euro.

Anche in questo caso la banca o la società finanziaria chiedono comunque delle garanzie: innanzitutto il debito deve essere estinto entro la scadenza del contratto di lavoro. Solitamente poi il Tfr maturato dal dipendente viene preso in considerazione come garanzia per l’eventuale perdita di lavoro o altro imprevisto. Spesso viene inoltre richiesta la sottoscrizione obbligatoria di un’assicurazione rischio vita/lavoro, che copra l’importo dovuto oltre al Tfr (questo capita ad esempio in caso di neoassunti, che per definizione non potranno mai aver accumulato un sostanzioso Tfr).

Sull’ammontare della cifra da chiedere invece dipende da diversi fattori. Avete uno stipendio alto? molti anni di anzianità lavorativa? Allora avrete un maggiore Tfr cumulato e il vostro Istituto di credito sarà molto più disposto a concedervi somme elevate.

Prestito con delega o doppio quinto

Avete già sul groppone un prestito con cessione del quinto? Allora potete passare al livello successivo e chiedere al vostro istituto di credito un ulteriore prestito, che si aggiunge a quello già in essere, la cui rata da corrispondere potrà incidere al massimo per un altro quinto su stipendio o pensione. In totale quindi vi verrà decurtato dalla busta paga o dall’assegno pensionistico il doppio quinto dello stipendio, pari al 40 per cento. Esempio: con il mio solito stipendio di 1200 euro netti, mi vedrò trattenere mensilmente al massimo 480 euro.

Occorre assicurarsi comunque che in questo caso il proprio datore di lavoro sia d’accordo, perché il prestito con delega può essere attivato attraverso una convenzione tra Istituto di credito e datore di lavoro, che può anche rifiutare di farlo.

Prestiti cambializzati

Non è proprio il massimo della vita e non mette certo molta tranquillità, ma esiste e si può richiedere. È un tipo di finanziamento non finalizzato, cioè nessuno ci chiede come vogliamo utilizzare i soldi prestati. Sono solo affari nostri, quello ci chiede però l’istituto di credito è la firma mensile di cambiali a copertura delle rate da corrispondere, una ulteriore tutela. Perché? Semplice, perché la cambiale è quel titolo che permette alla banca o alla finanziaria di pignorare un nostro bene qualora non riuscissimo a corrispondere quanto dovuto. Ecco perché è abbastanza facile ottenere questo tipo di prestito. E in caso di insolvenza non si viene segnalati nei sistemi di informazione creditizia, si viene direttamente pignorati.

Le cambiali hanno scadenza mensile e durano massimo dieci anni, con un importo che non cambia e un tasso fisso.  Come garanzie in questo caso vengono chiesti: il Tfr accumulato; se si è lavoratori autonomi, un’assicurazione sulla vita stipulata da almeno 2 anni; se si è neo-assunti, una seconda firma di garanzia.

Prestiti con Fidejussione

Se abbiamo una persona che si fida di noi e acconsente a tutelarci nel caso non riuscissimo a far fronte al pagamento del debito, allora siamo a cavallo e possiamo richiedere questo tipo di prestito. La fidejussione è infatti una garanzia per la banca o la finanziaria, perché un soggetto terzo (chiamato garante o fideiussore) farà fronte a tutte le nostre obbligazioni se non dovessimo riuscire a pagare le rate pattuite, acconsentendo a mettere la firma per salvarci la pelle in caso di difficoltà.

note

Autore immagine: Pixabay


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