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Lo sai che? Annullamento in autotutela: quando impugnare il rigetto?

Lo sai che? Pubblicato il 16 novembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 16 novembre 2017

Riguardo i provvedimenti di rigetto relativi ad istanze di annullamento in autotutela, il diniego di autotutela può essere impugnato solo per contestare l’illegittimità del rifiuto opposto dalla Pubblica amministrazione.

Il rigetto da parte della Pubblica amministrazione di un’istanza presentata allo scopo di ottenere l’annullamento in autotutela di un provvedimento deve essere sicuramente motivato. Ciò innanzitutto per il fondamentale obbligo di motivazione che accompagna ogni atto amministrativo [1]. Per quello che poi, in particolare, riguarda i provvedimenti di rigetto relativi ad istanze di annullamento in autotutela, il diniego di autotutela può essere impugnato non già al fine di rimettere in discussione il merito di una pretesa impositiva ormai definitiva, ma solo per contestare l’illegittimità del rifiuto opposto dalla Pa. I parametri legali cui la Pubblica amministrazione deve in generale fare riferimento nella decisione sulle istanze di annullamento in autotutela sono:

  • la violazione di legge,
  • l’eccesso di potere,
  • l’incompetenza.

Non è annullabile il provvedimento adottato in violazione di norme sul procedimento o sulla forma degli atti qualora, per la natura vincolata del provvedimento, sia palese che il suo contenuto dispositivo non avrebbe potuto essere diverso da quello in concreto adottato. Il provvedimento amministrativo non è comunque annullabile per mancata comunicazione dell’avvio del procedimento qualora l’amministrazione dimostri in giudizio che il contenuto del provvedimento non avrebbe potuto essere diverso da quello in concreto adottato.

Il provvedimento amministrativo illegittimo può essere annullato d’ufficio, sussistendone le ragioni di interesse pubblico, entro un termine ragionevole e tenendo conto degli interessi dei destinatari e dei controinteressati, dall’organo che lo ha emanato, ovvero da altro organo previsto dalla legge. È fatta salva la possibilità di convalida del provvedimento annullabile, sussistendone le ragioni di interesse pubblico ed entro un termine ragionevole.

Per ciò che concerne poi, in particolare, con decreti del ministro delle Finanze sono indicati gli organi dell’Amministrazione finanziaria competenti per l’esercizio del potere di annullamento d’ufficio o di revoca, anche in pendenza di giudizio o in caso di non impugnabilità, degli atti illegittimi o infondati. Con gli stessi decreti sono definiti i criteri di economicità sulla base dei quali si inizia o si abbandona l’attività dell’amministrazione. Nel potere di annullamento o di revoca deve intendersi compreso anche il potere di disporre la sospensione degli effetti dell’atto che appaia illegittimo o infondato. Le regioni, le province e i comuni indicano, secondo i rispettivi ordinamenti, gli organi competenti per l’esercizio dei poteri relativamente agli atti concernenti i tributi di loro competenza. In caso di pendenza del giudizio, la sospensione degli effetti dell’atto cessa con la pubblicazione della sentenza. La sospensione degli effetti dell’atto disposta anteriormente alla proposizione del ricorso giurisdizionale cessa con la notificazione, da parte dello stesso organo, di un nuovo atto, modificativo o confermativo di quello sospeso; il contribuente può impugnare, insieme a quest’ultimo, anche l’atto modificato o confermato. Nei casi di annullamento o revoca parziali dell’atto il contribuente può avvalersi degli istituti di definizione agevolata delle sanzioni previsti per l’atto oggetto di annullamento o revoca alle medesime condizioni esistenti alla data di notifica dell’atto purchè rinunci al ricorso. In tale ultimo caso le spese del giudizio restano a carico delle parti che le hanno sostenute.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Angelo Forte

note

[1] Secondo i principi generali di cui alla l. n. 241 dello 07.08.1990.


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