Diritto e Fisco | Articoli

Che fare in caso di diffamazione?

16 Novembre 2017


Che fare in caso di diffamazione?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 Novembre 2017



Sono stato diffamato e vorrei che chi lo ha fatto imparasse la lezione. Posso avere informazioni su come muovermi?

Premesso che, in via generale, chi vuol far valere un diritto in giudizio deve provare i fatti che ne costituiscono il fondamento [1], la normativa dice che la riscossione dei contributi personali annuali a carico degli iscritti si effettua per mezzo di ruoli annuali compilati dalla Cassa, resi esecutivi dall’intendenza di finanza competente e trasmessi alle esattorie comunali. Le esattorie provvedono all’incasso in conformità alle norme vigenti per la riscossione delle imposte dirette, con l’obbligo del non riscosso per riscosso. Essa è estremamente chiara nel porre a carico della cassa l’onere della compilazione – nonché, evidentemente, quello successivo di trasmettere i ruoli annuali alla “intendenza di finanza” –, per cui tale omissione non può farsi gravare sull’iscritto. Il problema è capire cosa esattamente debba intendersi con il termine compilazione; il primo criterio di interpretazione della legge è quello letterale, cioè, secondo il significato proprio delle parole.

Occorre, prima di tutto, chiarire il significato giuridico del reato di diffamazione [2]:  si configura il reato di diffamazione quando comunicando con più persone si offende l’altrui reputazione. Per potersi configurare il reato prospettato è necessario, quindi, che alla presenza di più persone (o comunicando con più persone) vengano pronunciate frasi (o compiuti gesti) offensive della sua reputazione. Nessuno può legalmente obbligare una persona a continuare (o iniziare) un giudizio se la stessa, cui spetterebbe il diritto di farlo, non ne abbia intenzione. Rispetto alla prima parte della domanda, inoltre, deve sapere che il reato per il quale il lettore intenderebbe denunciare (la diffamazione) è perseguibile soltanto a querela di parte” Questo significa, in buona sostanza, che solo il lettore può attivare il procedimento penale attraverso un atto che si chiama, appunto, querela. Si deve tener presente che la querela può essere validamente proposta soltanto entro determinati limiti temporali vale a dire entro (e non oltre) un termine di 90 giorni a partire da quello in cui è venuto a conoscenza della commissione del reato che intende querelare. Inoltre, deve sapere che, anche se presentata durante una udienza del processo di primo grado – nel rispetto dei termini di 90 giorni – questo non significa che sarà quel giudice a decidere sulla querela proposta. In questo caso, al più, il giudice innanzi al quale la querela è stata proposta, ordinerà di trasmettere gli atti alla Procura della Repubblica per tutte le valutazioni del caso. In Procura verrà aperto un autonomo fascicolo ed inizieranno delle indagini che nessuna diretta influenza avranno sul processo nel quale la querela è stata presentata. Si tenga anche presente che la giurisprudenza è, per lo più, particolarmente rigorosa nel valutare la tempestività della querela e che, se intempestiva, la stessa non produrrà alcun effetto sul piano pratico, dovendo gli inquirenti (l’ufficio della Procura) archiviare il procedimento per tardività della querela. Se poi, si dovesse incorrere nella prescrizione del reato denunciato, la persona querelata non potrà essere sanzionata: il reato dichiarato prescritto non può avere conseguenze penali negative nei confronti dell’imputato. Da questo punto di vista occorre, però, distinguere tra il procedimento penale nel quale viene a maturare la prescrizione del reato ed il procedimento civile poiché, anche se in sede penale il reato viene dichiarato prescritto, questo non impedisce la prosecuzione del giudizio civile. Il consiglio pratico che si dà è, pertanto, di verificare anzitutto se possa configurarsi o meno il reato di diffamazione e poi se sia già decorso il termine di 90 giorni per la proposizione della querela. Nel caso in cui il suddetto termine non fosse ancora decorso, il lettore ha l’opportunità di presentare l’atto di querela ai competenti uffici giudiziari.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Antonio Ciotola

note

[1] Ai sensi dell’art. 2967 cod. civ.

[2] Art. 595 cod. pen.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI