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News Pensioni, arriva l’Ape aziendale

News Pubblicato il 19 ottobre 2017

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> News Pubblicato il 19 ottobre 2017

Ape volontario con costi più leggeri per i lavoratori in esubero, grazie ai contributi versati dall’azienda.

Uscita dal lavoro a 63 anni, con un minimo di 20 anni di contributi e con penalizzazioni sulla pensione quasi nulle per il lavoratore: è questo l’obiettivo dell’Ape aziendale, una nuova misura che dovrebbe diventare presto operativa.

L’Ape aziendale non sarà, però, un vero e proprio anticipo pensionistico a carico dell’azienda, ma uno strumento che consentirà al lavoratore in esubero, grazie ai contributi versati dal datore di lavoro, di beneficiare dell’Ape volontario con costi più bassi.

In pratica, il meccanismo dell’Ape aziendale funzionerà in questo modo: azienda e dipendente in esubero firmano un accordo col quale l’impresa si impegna a pagare al lavoratore dei contributi previdenziali aggiuntivi. La contribuzione aggiuntiva determina un aumento della futura pensione del lavoratore.

Successivamente, il dipendente invia all’Inps domanda di Ape volontario e gode dell’assegno dal momento dell’uscita dal lavoro sino alla maturazione della pensione di vecchiaia.

Una volta maturata la pensione di vecchiaia, questa risulterà di importo maggiore grazie ai contributi aggiuntivi versati dall’azienda: di conseguenza, l’aumento della pensione compenserà, in tutto o in parte, il costo delle rate per la restituzione del prestito Ape.

L’Ape aziendale rappresenta dunque un buon compromesso tra le esigenze del lavoratore e quelle del datore di lavoro: quest’ultimo, difatti, può licenziare l’esubero senza spendere troppo, mentre il lavoratore può fruire di un sostegno al reddito continuativo sino alla data della pensione, senza subire successivamente dei tagli elevati della prestazione.

Ape aziendale e isopensione

Certamente, per il lavoratore in esubero risulterebbe più conveniente l’isopensione: quest’ultima è una misura, introdotta dalla legge Fornero di riforma del mercato del lavoro [1], che consente al lavoratore di fruire di un importo pari alla futura pensione sino al perfezionamento dei requisiti necessari, senza penalizzazioni sul futuro trattamento.

Il dipendente, dunque, ha il duplice vantaggio di ottenere la pensione da subito e senza costi. Tuttavia, per le aziende la misura dell’isopensione è troppo costosa, e non viene adottata quasi mai.

Ape aziendale e Naspi

Di conseguenza gli esuberi, abolita la mobilità, possono unicamente fruire della Naspi, la nuova indennità di disoccupazione, per un massimo di 24 mesi, con tutti i limiti che questo comporta: la Naspi, difatti, è più bassa sia dell’isopensione che dell’Ape e non può superare i 1.300 euro mensili, qualunque sia lo stipendio del lavoratore. Inoltre, il trattamento è tagliato del 3% ogni mese, a partire dal 4° mese di pagamento del sussidio.

L’Ape aziendale risulta dunque più conveniente rispetto al trattamento di disoccupazione: l’unico punto a favore della Naspi è che la sua fruizione non comporta tagli sulla futura pensione, come avviene per l’Ape. Tuttavia, i contributi aggiuntivi versati dall’azienda possono arrivare, in alcuni casi, ad azzerare i costi dell’Ape, o comunque a diminuirli notevolmente.

Costi dell’Ape

Ma quali sono i costi dell’Ape? In realtà non esiste un costo predeterminato uguale per tutti. L’Ape volontario, o anticipo pensionistico, è un assegno che accompagna il lavoratore dai 63 anni di età (o dalla successiva data della domanda di trattamento) sino all’età per la pensione di vecchiaia (dal 2018 66 anni e 7 mesi), se questi possiede almeno 20 anni di contributi.

L’assegno viene riconosciuto grazie a un prestito bancario e varia dal 90% al 75% della futura pensione, a seconda della durata dell’anticipo.

Le stime relative ai costi dell’Ape volontaria dipendono quindi sia dall’ammontare richiesto con l’anticipo che dalla durata dell’anticipo stesso.

Nel dettaglio, l’anticipo pensionistico dovrebbe comportare per il pensionato, per ogni anno di fruizione dell’Ape, una rata sulla pensione netta futura che andrà ad incidere in media dal 4,2% fino al 4,6% della prestazione, secondo le valutazioni effettuate dagli esperti.

Stime più precise saranno però disponibili soltanto una volta firmati gli accordi quadro con le banche e le assicurazioni: ricordiamo, a questo proposito, che a pesare sulla pensione non sarà la sola restituzione del prestito, ma dovranno essere considerati anche gli interessi, il costo dell’assicurazione contro il rischio di premorienza del pensionato e i contributi al fondo di garanzia. Ci sarà però un credito d’imposta che servirà a diminuire le penalizzazioni sulla pensione.

In ogni caso, come abbiamo detto, la possibilità di beneficiare di contributi aggiuntivi versati dall’azienda, con l’Ape aziendale, abbasserà notevolmente i costi per il lavoratore.

note

[1] L. 92/2012.


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3 Commenti

  1. BUONGIORNO , MA PER L’APE AZIENDALE BISOGNA AVERE 63 ANNI IO NE HO 59 POSSO FARLA ? IO VADO IN PENSIONE IL 1/12/2020 ANTICIPATA POSSO RICHIEDERE APE AZIENDALE ADESSO?
    GRAZIE

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