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Lo sai che? Condanna a incensurato: che succede?

Lo sai che? Pubblicato il 19 ottobre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 19 ottobre 2017

Chi è incensurato difficilmente andrà in carcere alla prima condanna, a meno che non si tratti di un reato particolarmente grave.

La persona incensurata è quella che ha la fedina penale pulita: in altre parole, non ha precedenti. È difficile che questa persona, commettendo il suo primo reato, possa finire dietro le sbarre, a meno che non si tratti di un delitto molto grave. Infatti, i giudici cercano di evitare che una persona che abbia tenuto fino a quel momento una condotta ineccepibile possa conoscere la dura realtà carceraria: questo perché, come hanno dimostrato molti studi, la reclusione spesso ha un effetto criminogeno. Cosa significa? Che chi va in carcere ne esce poi irrimediabilmente segnato, con una propensione al delitto sicuramente non inferiore a quella che aveva prima. Si tratta, quindi, di una questione di politica giudiziaria. Approfondiamo l’argomento e rispondiamo alla domanda posta nel titolo. Condanna a incensurato: che succede?

La prima condanna dell’incensurato. La fedina penale

Come anticipato, è difficile che un incensurato conosca il carcere alla prima condanna; questa, però, comporta comunque degli effetti ben precisi. Innanzitutto, la condanna, una volta divenuta definitiva (cioè, quando sono esauriti i gradi di giudizio) viene riporta sul certificato del casellario giudiziale, cioè su quella che, diversamente, viene definita fedina penale. Da questo momento in poi, il condannato non è più incensurato, bensì pregiudicato. È una parola un po’ brutta, non propriamente giuridica, ma rende bene l’idea. Con la fedina penale non più immacolata, al condannato potrebbero derivare alcuni svantaggi, per lo più lavorativi: infatti, i datori di lavoro (e soprattutto le pubbliche amministrazioni) potrebbero trovare da ridire sul precedente. Anzi, nel pubblico impiego il precedente potrebbe addirittura impedire l’assunzione. Lo stesso dicasi per la partecipazione ai concorsi pubblici, ove spesso viene richiesta l’assoluta incensuratezza. Questo problema può essere parzialmente risolto con il beneficio della non menzione della condanna nel certificato del casellario giudiziale. Secondo il codice penale, se, con una prima condanna, è inflitta una pena detentiva non superiore a due anni, il giudice, avuto riguardo anche alle circostanze del reato, può ordinare in sentenza che non sia fatta menzione della condanna nel certificato del casellario giudiziale, spedito a richiesta di privati, non per ragione di diritto elettorale [1]. In altre parole, quando la pena inflitta non supera i due anni, il condannato può chiedere questo particolare beneficio che gli consente di preservare la sua fedina penale. La condanna, tuttavia, resterà visibile alle pubbliche amministrazioni e all’autorità giudiziaria, le quali ne terranno conto, rispettivamente, per l’assunzione alle proprie dipendenze e per la verifica di precedenti penali (ad esempio, ai fini di una recidiva). Se il condannato commette successivamente un delitto, l’ordine di non fare menzione della condanna precedente è revocato.

La sospensione della pena per l’incensurato

Un altro beneficio accordato a chi non ha precedenti penali è quello della sospensione condizionale della pena: il giudice può ordinare che l’esecuzione della pena inferiore ai due anni rimanga sospesa (per il termine di cinque anni se la condanna è per delitto; di due anni se la condanna è per contravvenzione) quando presume che il colpevole si asterrà dal commettere ulteriori reati, tenuto conto anche delle circostanze del fatto e della personalità dell’imputato [2]. Si tratta di un particolare trattamento riservato alle condanne minori e, normalmente, concesso a tutti gli incensurati. Lo scopo è quello di evitare che si possa patire un’esperienza carceraria per un reato tutto sommato non grave.

Incensuratezza e attenuanti generiche 

Le circostanze attenuanti generiche permettono di ottenere una diminuzione della pena pari ad un terzo; esse sono concesse tutte le volte in cui il giudice decide di tener conto di circostanze che giustificano una diminuzione della pena [3]. Il codice penale, però, espressamente esclude che le attenuanti generiche possano essere concesse per il semplice fatto di essere incensurati. Sebbene la previsione non lasci adito a dubbi, nella prassi è molto frequente l’attribuzione di queste attenuanti per il semplice fatto di non avere precedenti.

La sospensione dell’esecuzione della pena

Divenuta esecutiva, la pena deve poi essere eseguita, cioè attuata. L’organo competente a ciò è il pubblico ministero. Abbiamo detto che, in caso di concessione della sospensione condizionale, il problema non si pone: la pena è stata dichiarata sospesa direttamente dal giudice. Negli altri casi, se la pena detentiva non è superiore a tre anni, il pubblico ministero ne sospende l’esecuzione per trenta giorni [4]. In questo lasso di tempo, il condannato o il suo difensore possono presentare un’istanza volta ad ottenere la concessione di una misura alternativa alla detenzione. In particolare, è possibile chiedere: l’affidamento in prova al servizio sociale; la detenzione domiciliare; la semilibertà; l’affidamento ad una comunità di recupero (nel caso di tossicodipendenti). In altre parole, la misura alternativa consente, pur essendo condannati, di sfuggire al carcere, così da scontare la pena in un luogo diverso (presso la propria abitazione; in una comunità; ecc.). La soglia della sospensione è aumentata a quattro anni in alcuni particolari casi (donna incinta o madre di prole di età inferiore ad anni dieci, con lei convivente; padre, esercente la potestà, di prole di età inferiore ad anni dieci con lui convivente, quando la madre sia deceduta o altrimenti assolutamente impossibilitata a dare assistenza alla prole; persona in condizioni di salute particolarmente gravi; persona di età superiore a sessanta anni, se inabile anche parzialmente; persona minore di anni ventuno per comprovate esigenze di salute, di studio, di lavoro e di famiglia); a sei anni nei casi di reato commesso da tossicodipendente sottoposto a programma terapeutico.

Condanna a incensurato e minimo di pena

Un’ultima considerazione è necessaria. Ogni ipotesi di reato prevede un minimo ed un massimo di pena. Ad esempio, il furto semplice è punito con la reclusione da un minimo di sei mesi ad un massimo di tre anni [5]; il furto aggravato, invece, con la reclusione da due a sei anni; e così via. Orbene, i giudici, quando si tratta di persone incensurate, tendono ad applicare il minimo della pena, cioè a scegliere il limite più basso indicato dalla legge (nel caso del furto semplice, quindi, sei mesi). Considerato che all’incensurato spetteranno quasi sempre le attenuanti generiche, è facile immaginare che la pena detentiva finale sarà sempre molto bassa, tale da poter beneficiare della sospensione condizionale o, comunque, di una misura alternativa al carcere. Per questo, come detto in premessa, è ben difficile che un incensurato, alla prima condanna, possa andare in gattabuia, a meno che non si tratti di un delitto molto grave. L’omicidio, ad esempio, è punito nel minimo con la reclusione a ventuno anni [6]: è difficile immaginare, in questo caso, che si possa sfuggire alla prigione.

note

[1] Art. 175 cod. pen.

[2] Art. 163 cod. pen.

[3] Art. 62-bis cod. pen.

[4] Art. 656 cod. proc. pen.

[5] Art. 624 cod. pen.

[6] Art. 575 cod. pen.


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