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Lo sai che? Assistenza al familiare invalido: chi è tenuto a prendersene cura

Lo sai che? Pubblicato il 18 novembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 18 novembre 2017

In questi ultimi anni ho ospitato in casa ed offerto assistenza ad una mia zia invalida al 100%, non più autosufficiente, dal momento che una parente non voleva occuparsene e l’aveva ricoverata in una rsa. Pochi giorni fa mia zia è caduta provocandosi delle fratture che la costringono a stare a letto. Sono pertanto costretto a malincuore a riportarla nella struttura dove era ricoverata. Posso obbligare per vie legali la parente a prendersene cura? Chi ha la responsabilità di mantenimento? La parente, che peraltro viveva con mia zia, o i parenti prossimi, i nipoti?  

Assistere e prendersi cura di un parente che, a causa della salute precaria, dell’età avanzata o delle ridotte disponibilità economiche non è in grado di provvedere a se stesso, anche solo parzialmente, non è solo un dovere morale ma anche giuridico.

Inoltre, come evidenziato più volte dalla Corte di Cassazione, nel caso in cui il soggetto anziano è incapace di provvedere, in tutto o in parte, al proprio sostentamento, è dovere dei parenti più prossimi, indipendentemente dalla convivenza con lo stesso, concorrere nel versare allo stesso gli alimenti, ciascuno in base alle proprie condizioni economico-finanziarie.

La legge prevede una struttura protettiva che si attiva all’interno delle famiglie in caso di necessità, indicata in senso ampio con il termine di “alimenti”. Per obbligo agli alimenti si intende l’obbligo di prendersi cura della persona che versa in uno stato di incapacità, momentanea o definitiva, mediante attività che spaziano dalla somministrazione del cibo, all’ospitalità, all’assistenza morale e materiale sino ai doveri civili. Tale obbligo è espressione di un vincolo di solidarietà fondato sul principio della vicinanza e dell’intimità dei rapporti familiari.

Gli alimenti legali sono prestazioni di assistenza materiale dovute per legge alla persona che versa in stato di bisogno economico e morale che trovano la loro fonte, anche costituzionale, nel dovere di aiuto reciproco.

Il codice civile stabilisce un ordine di persone obbligate a prestare gli alimenti:

  • il coniuge;
  • i figli;
  • i genitori;
  • i generi e le nuore;
  • i suoceri;
  • i fratelli, germani o unilaterali.
  • i nipoti.

Questo schema evidenzia l’ordine di intervento: per cui, in mancanza di un soggetto, ad esempio in caso di morte, l’obbligato alla prestazione è individuabile nel successivo previsto da tale indicazione normativa.

Quindi, nel caso specifico, la zia ha come parenti più prossimi le sorelle, di seguito i nipoti, ossia il lettore e gli altri eventuali cugini.

Alla luce di quanto detto, a parere dello scrivente, il lettore potrà per quanto possibile, data la distanza, occuparsi della zia malata, e, per sollecitare l’intervento delle altre sue zie, potrebbe denunciarle penalmente, presso il Commissariato di Polizia o i Carabinieri, per violazione degli obblighi di assistenza familiare, attivando in questo modo anche l’intervento degli assistenti sociali.

La giurisprudenza conferma quanto evidenziato.

La Corte di Cassazione, Sezione Quinta Penale, con la sentenza n. 31905/2009 ha statuito che “Ai fini della sussistenza del reato di cui all’art.591 codice penale (abbandono di persone minori o incapaci) è necessario accertare in concreto, l’incapacità del soggetto passivo di provvedere a se stesso. Ne consegue che non vi e’ presunzione assoluta di incapacità per vecchiaia la quale non e’ una condizione patologica ma fisiologica che deve essere accertata concretamente quale possibile causa di inettitudine fisica o mentale all’adeguato controllo di ordinarie situazioni di pericolo per l’incolumità propria”.

Il consiglio pratico, pertanto, al lettore è, prima di adire le vie legali, di inoltrare formalmente alle zie, quali parenti più prossime dell’ammalata, una diffida ad adempiere ai propri obblighi di natura familiare, via Pec o posta raccomandata a/r, stante la salute precaria della propria congiunta.

 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Rossella Blaiotta

 


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