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Lo sai che? Testamento: quali parole usare

Lo sai che? Pubblicato il 19 ottobre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 19 ottobre 2017

Se una persona, nel proprio testamento, ha scritto «lascio in dono» e non «lascio in eredità», il testamento è ugualmente valido o si considera un atto di donazione?

Il testamento olografo, quello cioè “fatto in casa” dal proprio autore, senza assistenza di notaio, non richiede formule sacramentali. Le volontà del defunto possono infatti desumersi dal tenore dell’atto complessivo. Il codice civile prescrive che, nell’interpretazione del testamento, bisogna tentare di dare un senso e un significato alle parole usate che sia quanto più conforme alla volontà del testatore (il cosiddetto «de cuius»). Ecco perché, quando ci si chiede quali parole usare in un testamento, sebbene non ci siano specifiche regole da seguire, è anche vero che bisogna essere quantomeno chiari. Le disposizioni testamentarie non possono essere contraddittorie o in contrasto tra loro.

Nell’interpretare il documento per stabilire se, con esso, il suo autore abbia effettivamente voluto redigere un testamento, non bisogna soffermarsi sul significato letterale delle parole, ma andando a investigare quale potesse essere la reale volontà del defunto. In caso di espressioni di dubbio significato bisogna assegnare un senso compiuto.

Nell’ipotesi in cui vi sia una contestazione sul significato del testamento si finisce, inevitabilmente dal giudice; sarà quindi il magistrato, nei casi dubbi, a considerare le parole usate dal testatore in rapporto anche alla mentalità, alla cultura e all’ambiente di vita in cui questi è vissuto; preferendo, infine, una soluzione che consenta di conferire un effetto concreto ad una interpretazione che non sia suscettibile di esecuzione.

Tanto per fare un esempio, spesso si usa iniziare il testamento con la classica formula «Il sottoscritto, nel pieno delle proprie capacità fisiche e mentali…»; tuttavia l’assenza di tale dicitura non rende invalido il testamento. Per fare un esempio, se su un testamento ci fosse scritto “A Mario lascio la Luna” e per coincidenza il cane si chiamasse Luna, nonostante l’articolo “la”, il senso per dare esecuzione al testamento è quello di intendere il cane e non il satellite della terra.

Gli elementi essenziali del testamento, pertanto, non sono certo specifiche parole o formule “magiche” ma solo i seguenti elementi (senza i quali il testamento è invalido):

  • l’olografia: ossia l’essere scritto di pugno dal testatore, senza l’ausilio di strumenti informatici o il sostegno di terzi sulla mano, seppur tremula e incapace a scrivere;
  • la data;
  • la firma.

Addirittura il testamento può essere scritto su qualsiasi superficie e con qualsiasi mezzo. La forma usuale è quella della penna indelebile, ma in particolari condizioni di emergenza è valido anche il testamento scritto con altre modalità (ad esempio su un muro).

In questo contesto non rilevano le specifiche parole impiegate dal testatore nel definire le proprie ultime volontà; pertanto egli ben potrebbe usare la parola «dono» piuttosto che «lascio in eredità» se, dal contesto dell’atto, si desume che si tratta di un testamento e non, ad esempio, di un vecchio atto di donazione lasciato “in bozza” nel cassetto.

Fin quando il senso letterale delle parole è coerente con la realtà di fatto e, quindi, alle singole disposizioni testamentarie si può dare un significato e un’attuazione pratica, non vi è alcun tipo di problema. Le difficoltà, invece, sorgono nel momento in cui il senso letterale delle parole porti a dei risultati impossibili da attuare, perché magari la consistenza dei beni del defunto è differente da quella che appare all’interno del testamento. Leggi sul punto Come si interpreta un testamento.

 

Esempio di testamento

Io sottoscritto … nato a … il … dispongo delle mie proprietà, per il momento in cui sarò morto, per come segue.

Nomino quale erede universale Tizio, mio figlio. Nel caso in cui Tizio non potesse o non volesse accettare l’eredità, sostituisco al suo posto mia sorella Caia.

Nel caso in cui anche Caia non potesse o non volesse accettare l’eredità, le sostituisco la fondazione “… Uno Due Tre, con sede a ……”.

Lascio poi a titolo di legato a Sempronio, nato a …. il ….. la piena proprietà dell’alloggio sito nel comune di ….. via …… Lascio a titolo di legato alla Signora Mevia la somma di euro …. a patto che si sia presa cura di me fino alla morte. Lascio infine ai miei cari amici Primo e Secondo l’orologio antico posto sopra il pianoforte di casa mia.

(Data e Firma )

La parte che contesti la verità della data indicata in un testamento olografo, in presenza di una delle ipotesi previste dall’articolo 602 c.c., comma 3, deve proporre domanda di accertamento negativo di tale elemento essenziale del testamento e grava su di essa l’onere della relativa prova.

Corte di Cassazione, sezione II, ordinanza 22 settembre 2017 n. 22197 

In tema di testamento olografo, l’inesatta indicazione della data, dovuta ad errore materiale del testatore (per distrazione, ignoranza od altra causa), pur se essa, senza essere così voluta dal “de cuius”, sia impossibile (nella specie, il “12-112-1990” ), può essere rettificata dal giudice, ricorrendo ad altri elementi intrinseci della scheda testamentaria, sì da rispettare il requisito essenziale della autografia dell’atto.

Corte di Cassazione, sezione II, sentenza 23 maggio 2016 n. 10613 

Qualora la scheda testamentaria sia priva della data e il testatore vi affermi che è stata redatta nel giorno di un evento futuro ed incerto (nella specie, il proprio suicidio), il testamento olografo è annullabile per difetto di data.

Corte di Cassazione, sezione II, sentenza 11 novembre 2015 n. 23014 

La parte che contesti l’autenticità del testamento olografo deve proporre domanda di accertamento negativo della provenienza della scrittura, e grava su di essa l’onere della relativa prova, secondo i principi generali dettati in tema di accertamento negativo.

Corte di Cassazione, sezioni Unite, sentenza 15 giugno 2015 n. 12307 

In tema di testamento olografo l’incompleta o omessa indicazione della data è causa di annullabilità dell’atto, poiché trattasi di requisito, richiesto dall’articolo 602 comma secondo cod. civ., ai fini della sua validità, che non può essere desunto aliunde. L’impugnativa del testamento volta ad accertare la mancanza o incompletezza di tale elemento, inoltre, è svincolata dalla necessità dell’indicazione di una determinata ragione che renda rilevante siffatto accertamento, a differenza dell’ipotesi in cui si agisca in giudizio al fine di provarne la non verità.

Corte di Cassazione, sezione II, sentenza 8 giugno 2001 n. 7783


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