HOME Articoli

Lo sai che? Multa strisce blu invisibili: devo pagare il parcheggio?

Lo sai che? Pubblicato il 19 ottobre 2017

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 19 ottobre 2017

La segnaletica verticale prevale sempre su quella orizzontale quando le strisce sono assenti, contraddittorie o sbiadite.

Hai lasciato l’auto lungo il margine del marciapiedi; nella zona non sono presenti divieti e, davanti a te, c’è una lunga serie di macchine già parcheggiate, il che ti tranquillizza. Quando torni dalla passeggiata, però, trovi una bella multa attaccata al tergicristalli. Rincorri il vigile che ancora bazzica nei paraggi per chiedergli spiegazioni e lui ti fa notare che hai lasciato l’auto in una zona di sosta a pagamento. Dal canto tuo gli fai rilevare che non vi è traccia di strisce blu sull’asfalto. Di rimando, lui ti fa però presente che è, all’inizio del marciapiedi è ben piantato il cartello stradale con l’esposizione delle tariffe e degli orari in cui la sosta deve avvenire a pagamento. Chi dei due ha ragione? In caso di una multa per strisce blu invisibili, si deve pagare il parcheggio? La risposta è stata fornita dalla Cassazione qualche ora fa. Sentite cosa dicono i giudici supremi.

Se le strisce blu sono invisibili, perché sbiadite dal tempo, dall’usura o dagli agenti atmosferici, chi parcheggia l’auto in una zona a pagamento deve comunque acquistare il ticket ed esporlo in un luogo visibile (per consuetudine sul parabrezza). Infatti, nel contrasto tra la segnaletica orizzontale (le strisce lungo la strada) e quella verticale (i cartelli stradali) prevale quest’ultima. Quindi, se anche le strisce blu non si vedono, la multa è valida. Per maggiori chiarimenti e conferme leggi Parcheggi, se le strisce blu non si vedono la multa è valida?

Non è scusabile, pertanto, l’automobilista che si limita a guardare l’asfalto e, confidando nell’assenza di strisce colorate, lasci l’auto in sosta a pagamento senza però corrispondere l’obolo al Comune. A compensare questa lacuna, infatti, può bastare il cartello stradale a indicare che quell’area è riservata alla sosta a pagamento. Cartello che, comunque, deve essere visibile e posto ad inizio del marciapiedi. L’eventuale interruzione della strada con una intersezione richiede la ripetizione del cartello.

Il caso deciso dalla Corte ha visto perdere, in tutti i gradi, una automobilista che aveva lasciato la macchina in una zona a pagamento senza pagare il biglietto, confidando nel fatto che le strisce blu erano scolorite. I giudici hanno sottolineato che «la zona di parcheggio a pagamento era segnalata dal cartello, visibile dalla documentazione fotografica acquisita, e che tale segnalazione esplicava effetto, pur in assenza di segnaletica orizzontale» ossia «le strisce azzurre di delimitazione dei parcheggi».

Multa assolutamente legittima, quindi, e automobilista obbligata a pagare, anche se malvolentieri.

Una volta dimostrata la presenza di segnaletica stradale indicativa della sosta a pagamento, con i parametri – fasce orarie e importo – della tariffa applicata alla sosta dei veicoli, la segnaletica verticale prevale su quella orizzontale quando quest’ultima risulti contraddittoria, perché siano assenti o sbiaditi i segnali sull’asfalto.

È quindi sufficiente il cartello per documentare che l’area di sosta è a pagamento.

note

[1] Cass. ord. n. 24779/17 del 19.10.2017.

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 2, ordinanza 12 maggio – 19 ottobre 2017, n. 24779
Presidente Manna – Relatore Picaroni

Fatto e diritto

Ritenuto che la Ri. Ca. ricorre, con due motivi, per la cassazione della sentenza del Tribunale di Messina, depositata il 4 febbraio 2015, che ha confermato la sentenza del Giudice di pace di Messina n. 3733 del 2010, di rigetto dell’opposizione al verbale con cui era stata contestata la violazione dell’art. 7, commi 1, lett. f), e 15, cod. strada, per avere parcheggiato la vettura in area a pagamento senza esporre il biglietto cosiddetto gratta e sosta;
che il Tribunale ha ritenuto non richieste, ai fini della validità formale del verbale di contestazione, l’attestazione di conformità del verbale all’originale e la notifica del verbale in originale (“copia rosa”);
che, inoltre, il Tribunale ha osservato che la zona di parcheggio a pagamento era segnalata dal cartello, visibile dalla documentazione fotografica acquisita, e che tale segna-lazione esplicava effetto pur in assenza di segnaletica orizzontale (strisce azzurre di delimitazione dei parcheggi);
che l’intimato Comune di Messina non ha svolto difese.
che il relatore ha formulato proposta di decisione, ai sensi dell’art. 380-bis cod. proc. civ., nel senso della manifesta infondatezza del ricorso e il Collegio condivide la proposta;
che con il primo motivo è denunciata violazione o falsa applicazione degli artt. 1, comma 2, e 23, ultimo comma, L. n. 689 del 1981, 201, comma 1, cod. strada, 385 reg. att. cod. strada, 113, primo comma, 115, primo comma, 116, primo comma, 277, primo comma, cod. proc. civ.;
che la doglianza, con la quale è riproposta la questione della nullità del verbale di contestazione per mancanza di attestazione di conformità all’originale, è infondata;
che, come emerge dalla sentenza impugnata, il verbale in questione è stato redatto con sistema meccanizzato;
che, secondo la giurisprudenza consolidata di questa Corte, in tema di sanzioni amministrative per violazioni del codice della strada, nel caso di contestazione non immediata della violazione, ai sensi dell’art. 201 cod. strada, l’art. 385 del Regolamento di esecuzione e di attuazione al medesimo codice (D.P.R. 16 dicembre 1992, n. 495) stabilisce, al terzo comma, che il verbale redatto dall’organo accertatore rimane agli atti dell’ufficio o comando, mentre ai soggetti ai quali devono essere notificati gli estremi viene inviato uno degli originali o copia autenticata a cura del responsabile dello stesso ufficio o comando, e che, allorquando il verbale sia stato redatto con sistema meccanizzato o di elaborazione dati, esso viene notificato con il “modulo prestampato” recante l’intestazione dell’ufficio o comando predetti;
che tale modulo, pur recando unicamente l’intestazione dell’ufficio o comando cui appartiene il verbalizzante, è parificato per legge al secondo originale o alla copia autentica del verbale ed è, al pari di questi, assistito da fede privilegiata, con la conseguenza che le sue risultanze possono essere contestate solo mediante la proposizione della querela di falso (ex plurimis, Cass. 20/01/2005, n. 1226);
che, pertanto, non è invalida la contestazione effettuata mediante notificazione del verbale redatto dal sistema informatico, ancorché l’atto notificato non rechi l’attestazione di conformità al documento informatico (Cass. 06/12/2016, n. 24999; Cass. 18/09/2006, n. 20117);
che con il secondo motivo è denunciata violazione o falsa applicazione degli artt. 1, comma 2, e 213, ultimo coma, L. n. 689 del 1981, 37, comma 1, 38, comma 5, 40, comma 1, lett. f) cod. strada, della didascalia di cui alla figura II 444 degli allegati al titolo I del D.P.R. n. 495 del 1992, 113, primo comma, 115, primo comma, 116, primo comma, 277, primo comma, cod. proc. civ.;
che la ricorrente assume l’erroneità della ricognizione della disciplina riguardante i parcheggi a pagamento effettuata dal Tribunale, e l’omessa valutazione degli elementi probatori dedotti in appello, evidenziando che risultava nella specie assente la segnaletica orizzontale di colore azzurro prevista per gli stalli a pagamento, e che la presenza della segnaletica verticale non era sufficiente ad indicare che la sosta era permessa dietro pagamento della tariffa;
che la doglianza è infondata;
che il Tribunale ha rilevato che dai documenti prodotti dalla Ca. stessa appellante emergeva la presenza di segnaletica stradale indicativa della sosta a pagamento, con i parametri – fasce orarie e importo – della tariffa applicata alla sosta dei veicoli;
che la sufficienza del cartello a documentare la disciplina dell’area risulta conforme alla giurisprudenza di questa Corte, secondo cui la segnaletica verticale prevale su quella orizzontale quando quest’ultima risulti contraddittoria perché siano assenti o sbiaditi i segnali sull’asfalto (Cass. 14/10/2009, n. 21883);
che il ricorso è rigettato senza pronuncia sulle spese, in mancanza di difesa della parte intimata;
che, trattandosi di ricorso proposto successivamente al 30 gennaio 2013, sussistono le condizioni per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso.
Ai sensi dell’art. 13, comma 1-quater, del D.P.R. n. 115 del 2002, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma I-bis, dello stesso articolo 13.

Acquista un abbonamento annuale a tutte le sentenze di merito. Clicca qui


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI