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Come fare una denuncia per aggressione

24 novembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 24 novembre 2017



Nel caso di aggressione occorre sporgere denuncia/querela presso le forze dell’ordine. Ecco come fare.

Di sera, durante una tranquilla passeggiata; ma anche di giorno, per strada, a causa di un banale disguido. Quante volte è capitato di dover difendersi da un’aggressione, verbale o fisica. Spesso l’episodio lascia perplessi, increduli, e si tralascia di fare la cosa più ovvia e necessaria: sporgere denuncia. Le autorità sono tenute a ricevere la segnalazione di un fatto costituente reato resa dal cittadino. Per farlo, quest’ultimo potrà recarsi presso la caserma dei carabinieri o la stazione di polizia più vicina e chiedere di sporgere denuncia all’ufficiale di turno. Vediamo come fare denuncia per aggressione.

Esiste il reato di aggressione?

No: l’ordinamento italiano non conosce il reato di aggressione. Quest’ultima, però, è facilmente riconducibile a due ipotesi diverse: le percosse e le lesioni. Secondo il codice penale, chiunque percuote taluno, se dal fatto non deriva una malattia, è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione fino a sei mesi [1]; se, invece, dalla condotta criminosa deriva una lesione personale, dalla quale scaturisce una malattia nel corpo o nella mente, la pena è più elevata [2]. Qual è la differenza concreta tra le percosse e le lesioni? Le prime non cagionano una malattia, per tale dovendosi intendere non soltanto la lesione anatomica (la ferita, in altre parole), ma anche la riduzione apprezzabile di funzionalità dell’organismo [3]. La percossa, invece, consiste in una violenza che genera soltanto una sensazione fisica di dolore, senza postumi di alcun genere (uno schiaffo, un lieve pugno sulla spalla) [4]. Quindi, a seconda che l’aggressione abbia cagionato una malattia o una semplice sensazione di dolore, potrà essere qualificata come lesione o percossa. Detto ciò, vediamo in maniera più approfondita come fare denuncia per aggressione.

Denunciare un’aggressione

La denuncia è l’atto con cui una persona porta a conoscenza dell’autorità competente (pubblico ministero o ufficiale di polizia giudiziaria, non anche un agente) un reato perseguibile d’ufficio del quale ha avuto notizia. La denuncia è, normalmente, facoltativa, nel senso che non si è obbligati a sporgerla (fatta eccezione per alcuni gravi delitti: per esempio, v’è l’obbligo di denuncia allorquando si abbia avuto notizia che all’interno della propria abitazione vi siano delle materie esplodenti [5]) e può essere presentata in forma orale o scritta. Nel primo caso l’ufficiale di polizia giudiziaria (carabinieri, polizia, guardia di finanza) redige verbale che andrà poi firmato dal denunciante, mentre nel secondo l’atto dovrà essere sottoscritto dal denunciante o da un suo procuratore legale [6]. Per la denuncia da parte dei privati non è previsto un contenuto formale tipico e il denunciante può limitarsi alla semplice esposizione del fatto: si potrà dire, pertanto, di essere stati percossi oppure di aver riportato lesioni. Normalmente, in caso di aggressione, se ci sono state ripercussioni sul proprio stato di salute, prima ancora di recarsi dai carabinieri è opportuno andare in pronto soccorso. Diagnosi e prognosi sono fondamentali per il corso delle indagini: anzi, è proprio sulla base della prognosi che le autorità potranno stabilire di che tipo di reato si tratta (la malattia con durata inferiore ai venti giorni dà luogo ad una lesione semplice, punibile a querela; quella di durata superiore è punibile d’ufficio con pene più elevate). La denuncia per aggressione è facoltativa: non è previsto, quindi, alcun termine per la sua presentazione. La persona che presenta una denuncia ha diritto di ottenere attestazione della ricezione.

Procedibilità: d’ufficio o a querela di parte

Abbiamo detto che la denuncia per aggressione serve per portare a conoscenza di un fatto che abbia i connotati del reato l’autorità incaricata di indagare ed, eventualmente, intervenire. Si è detto anche che la denuncia serve a segnalare i reati perseguibili d’ufficio. Cosa significa? L’ordinamento italiano prevede, per alcune tipologie di reato, la necessità che sia la persona offesa a consentire che le autorità possano intervenire. In altre parole, senza il consenso della vittima il reo non può essere consegnato alla giustizia. Quando c’è bisogno di questo “permesso”, si parla di reato non perseguibile d’ufficio ma a querela di parte. Secondo il codice di procedura penale [7], la querela è una condizione di procedibilità con la quale si manifesta la volontà di procedere in ordine ad un fatto che costituisce reato. In termini più semplici, la querela è la volontà, manifestata per iscritto o verbalmente da chi è vittima del reato, di perseguire l’autore del fatto delittuoso. Senza questo consenso la legge non può punire l’autore del reato. Al contrario, si procede d’ufficio quando non c’è alcun bisogno che la vittima esterni la sua volontà di far punire il colpevole, in quanto lo Stato, venuto a conoscenza del fatto criminoso, procederà indipendentemente da essa. Perché allora alcuni reati sono punibili a querela e altri no? Perché di norma i primi sono meno gravi e, per evitare di ingolfare ancor più la macchina della giustizia, la legge ha pensato di lasciare alla discrezionalità della vittima la loro perseguibilità. È il caso dei reati di percosse e di lesioni lievissime (cioè quelle in cui la malattia ha una durata non superiore a venti giorni), entrambi punibili soltanto a querela di parte. Le lesioni gravi o, addirittura, gravissime, invece, sono procedibili d’ufficio.

Querela per aggressione

Quanto detto per la denuncia per aggressione vale anche per la querela: entrambe sono dichiarazioni fatte pervenire, in forma scritta oppure orale, alle autorità competenti. Chi riceve la querela provvede all’attestazione della data e del luogo della presentazione, all’identificazione della persona che la propone e alla trasmissione degli atti all’ufficio del pubblico ministero [8]. Anche chi presenta la querela ha diritto di ottenerne l’attestazione di ricezione [9]. A differenza della denuncia, la querela deve manifestare inequivocabilmente la volontà che si proceda in ordine a un fatto previsto dalla legge come reato. Il diritto di querela, inoltre, deve essere esercitato, a pena di decadenza, entro tre mesi dal giorno della notizia del fatto che costituisce reato (cioè, tre mesi dall’aggressione). Il termine è di sei mesi per alcuni particolari delitti (ad esempio, violenza sessuale e stalking). 

note

[1] Art. 581 cod. pen.

[2] Art. 582 cod. pen.

[3] Cass., sent. n. 10643/1996 del 09.12.1996.

[4] Cass., sent. n. 4822/1980 del 15.04.1980.

[5] Art. 679 cod. pen.

[6] Art. 333 cod. proc. pen.

[7] Art. 336 cod. proc. pen.

[8] Art. 337 cod. proc. pen.

[9] Art. 107 disp. att. cod. proc. pen.

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