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Redditi sproporzionati? Si all’assegno di separazione

24 novembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 24 novembre 2017



Durante la separazione legale, il tenore di vita avuto in precedenza è rilevante per avere l’assegno di mantenimento. Le differenze con il divorzio.

A proposito dell’assegno di divorzio, la giurisprudenza della Cassazione ha recentemente precisato che non conta il tenore di vita tenuto dalla ex coppia in pendenza del matrimonio [1]. Non è solo sufficiente accertare se c’è un coniuge economicamente più debole dell’altro, ma è invece necessario che quello da mantenere si trovi in una condizione economica precaria e con oggettive difficoltà di migliorarla (ad esempio, l’età o le condizioni fisiche impediscono al coniuge più debole di trovare lavoro). Ebbene, la situazione descritta sembrerebbe cambiare radicalmente a proposito della separazione dei coniugi. In questa fase, infatti, le valutazioni della giurisprudenza sono diverse. Vediamo insieme perché.

Che cos’è la separazione legale?

Incominciamo col dire che il matrimonio è un vero proprio contratto tra moglie e marito, con diritti e doveri a carico di entrambi. Questo contratto può anche essere sciolto con il divorzio, ma il tutto deve avvenire nel rispetto di tempistiche e procedure stabilite dalla legge. Detto ciò, prima di arrivare al divorzio, i coniugi devono prima separarsi legalmente: possono farlo andando in comune, con l’assistenza dei rispettivi avvocati e l’autorizzazione del Tribunale oppure semplicemente rivolgendosi al Tribunale (se ne parla più dettagliatamente nell’articolo come separarsi), ma non possono direttamente divorziare.

Tra le questioni che devono essere regolate durante e successivamente alla separazione legale, ci sono anche quelle di natura economica: ad esempio, può essere previsto, su accordo tra le parti o per provvedimento giudiziale, un assegno di mantenimento a carico di un coniuge ed a favore dell’altro.

Se i due redditi sono sproporzionati, posso avere l’assegno di mantenimento?

Incominciamo col dire che il reddito di una famiglia/coppia è costituito dalle entrate garantite da entrambi i coniugi. Appare ovvio che il lavoro del marito insieme a quello della moglie consentono alla coppia di avere il conseguente tenore di vita. È altrettanto ovvio che nel momento della separazione i redditi si dividono insieme ai loro titolari. Durante la separazione, quindi, i coniugi dovranno fare affidamento soltanto sulle proprie entrate. Ebbene, se c’è sproporzione tra i due redditi o più semplicemente, se il coniuge più debole, pur non essendo povero, con la propria attività lavorativa non riesce a mantenere lo stesso tenore di vita avuto in pendenza di matrimonio, ha diritto all’assegno di mantenimento dall’altro più ricco?

Secondo la Cassazione [2] la risposta è positiva. Secondo gli Ermellini è legittimo giustificare e riconoscere l’assegno di mantenimento, durante la separazione legale, se esiste sproporzione tra i redditi dei coniugi e se uno di questi non è in grado di mantenere lo stesso tenore di vita goduto durante il matrimonio. A questo punto, appare evidente la differenza di trattamento tra la separazione legale ed il divorzio, ove invece il tenore di vita avuto in precedenza non conta più. Ebbene, su tale aspetto è bene richiamare ancora una volta la Cassazione [3] che a questo proposito precisa che durante la separazione ….il rapporto coniugale non viene meno, determinandosi soltanto una sospensione dei doveri di natura personale quali la convivenza, la fedeltà e la collaborazione; al contrario gli aspetti patrimoniali non vengono meno…. Per queste ragioni, i giudici ritengono giusto riconoscere al coniuge più debole un assegno mantenimento necessario a conservare il tenore di vita avuto in precedenza e proporzionato alle capacità economiche di entrambi.

note

[1] Cass. sent. n. 20525 del 29.08.2017.

[2] Cass. sent. n. 21082 del 11.09.2017.

[3] Cass. sent. n. 12196 del 16.05.2017.

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