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Lo sai che? Cosa rischio se la polizia mi chiede i documenti e non li ho?

Lo sai che? Pubblicato il 22 ottobre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 22 ottobre 2017

Camminare senza patente, carta d’identità o altri documenti di riconoscimento: che succede nel caso in cui un poliziotto chieda di esibirli?

Stai facendo una passeggiata lungo una strada deserta. È sera; non hai curato molto il tuo abbigliamento e, in più, sono diversi giorni che non ti fai la barba. Hai un look trasandato e non c’è bisogno che a dirtelo sia lo specchio. Il tuo aspetto è così sospetto che ti ferma un poliziotto, convinto di chissà quale intento illecito tu stia perseguendo: magari ti prende per spacciatore o per un ladro. L’agente ti chiede le generalità e, non contento, ti ordina di esibire un documento di identità. Gli fai presente che hai lasciato la carta d’identità a casa e che, siccome non stai guidando, non hai neanche con te la patente. Del resto, non essendo uscito per acquistare qualcosa, hai anche lasciato il portafogli a casa. Il poliziotto, però, ti dice che se non gli fornisci un documento ti dovrà portare con sé in questura. È vero? Così ti chiedi giustamente: cosa rischio se la polizia mi chiede i documenti e non li ho? Lo cercheremo di scoprire in questo articolo.

Mi può fermare un agente di polizia e chiedermi le generalità?

La prima domanda a cui rispondere è se un poliziotto può fermare un libero cittadino nel bel mezzo di una passeggiata e, senza una ragione evidente (quindi anche per un generico controllo) può chiedergli di identificarsi ed esibire i documenti di identità. La risposta è affermativa: l’agente può imporre, in qualsiasi momento, a chiunque di identificarsi, anche se non ricorrono situazioni di particolare gravità a giustificare un controllo. Il cittadino, però, ha anch’egli diritto a chiedere all’agente di identificarsi a sua volta, esibendo il tesserino. Se non lo fa, si può sottrarre agli ordini del poliziotto e proseguire la propria marcia. Ciò al fine di evitare eventuali abusi di terzi che, spacciandosi per appartenenti alle forze dell’ordine, potrebbero fermare altre persone e compiere illeciti (ad esempio acquisendone i dati personali).

La polizia può chiedermi i dati come nome e cognome?

Una volta fermato dal poliziotto o dal carabiniere, hai l’obbligo di fornire le tue generalità: nome, cognome, data e luogo di nascita, residenza. L’agente non può chiedere informazioni particolarmente dettagliate e difficili da ricordare come il codice fiscale o il numero della carta d’identità o della patente. Se il poliziotto richiede l’esibizione dei documenti e tu non li hai portati con te non ti può succedere nulla, né puoi essere portato in questura salvo vi siano fondati sospetti che tu stia mentendo. Difatti, il codice penale sancisce solo l’obbligo per il cittadino di fornire al pubblico ufficiale i propri dati – ossia di identificarsi – e non di documentarli con la carta d’identità, la patente o altro documento di riconoscimento (salva ovviamente l’ipotesi in cui si sia alla guida dell’auto, nel qual caso la patente è obbligatoria per espressa previsione del codice della strada). Ne consegue che, si commette reato, solo se la persona in questione si rifiuta di rispondere alle richieste degli agenti. Di tanto abbiamo già parlato nell’approfondimento: Documenti, che succede se cammino senza?

Se c’è il fondato sospetto che i dati forniti all’agente siano falsi, il cittadino può essere soggetto a fermo di identificazione o accompagnamento. Significa che polizia, e carabinieri possono costringere il cittadino ad essere seguiti al più vicino ufficio di polizia o caserma. Lo stesso discorso vale per i militari che prestano servizio nelle città. Anche loro possono fermare o identificare i cittadini (fermo restando l’obbligo di comunicarlo al Procuratore della Repubblica).

Per quanto tempo si può essere costretti a rimanere in questura o in caserma?

Se si procede a fermo, il cittadino può essere tenuto per massimo 24 ore. Gli agenti hanno comunque l’obbligo di avvertire il Procuratore della Repubblica dell’avvenuto accompagnamento per l’identificazione. Dopo le 24 ore il cittadino va rimesso in libertà, senza alcuna conseguenza su fedina penale e casellario.

Se mi rifiuto di seguire la polizia è reato?

Chi si rifiuta di seguire la polizia non commette il reato di resistenza a pubblico ufficiale (salvo che, per sfuggire, ponga in essere azioni violente), ma può essere ugualmente sanzionato. Leggi Rifiutarsi di seguire la polizia è reato? Non c’è reato di resistenza a pubblico ufficiale quando il cittadino pone in essere una resistenza passiva. È il caso di chi, accorgendosi dell’arrivo della polizia per un controllo, scappi da un’altra parte (si pensi all’ambulante che, alla vista degli agenti, raccolga la sua roba da terra e vada via a gambe levate); o a chi, intravedendo con l’auto un posto di blocco e avendo lasciato la patente a casa, faccia inversione di marcia. Rientra ancora nella resistenza passiva il comportamento di chi non agevola le operazioni di controllo della polizia e non obbedisca ai comandi dell’agente come, ad esempio, quello di spalancare il cofano dell’auto, di alzare le braccia verso l’alto per consentire la perquisizione, quello di chi si rifiuta di sbottonarsi la giacca o di chi non voglia aprire le valigie per un normale controllo.

Il poliziotto può perquisirmi

Senza un ordine del giudice, il poliziotto non può procedere a perquisizione personale salvo che non vi sia il sospetto di gravi reati come nel caso di possesso di droga, armi o esplosivi. Prima della perquisizione l’agente deve avvisarti della possibilità di nominare un avvocato che presenzi alle operazioni.

Se il poliziotto è in borghese può chiedermi i documenti?

Anche un poliziotto in borghese può chiedere i documenti al cittadino ma non prima essersi a sua volta identificando, dichiarando il proprio nome, cognome, matricola, corpo di appartenenza ed esibendo il tesserino. Se non lo fa, il cittadino non è obbligato ad obbedire.

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Autore immagine 123rf com


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