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Lo sai che? Mobilità, se lavoro la perdo?

Lo sai che? Pubblicato il 22 novembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 22 novembre 2017

Il lavoratore che si rioccupa durante il periodo di mobilità perde l’indennità?

Sei in mobilità e ti è stata fatta una proposta di lavoro, ma non vuoi accettarla perché temi di perdere l’indennità? Puoi stare tranquillo: se si tratta di un contratto a termine o a tempo parziale l’indennità non si perde, ma viene soltanto sospesa; può essere però ridotta, fino ad azzerarsi, se il periodo di rioccupazione supera quello di durata della mobilità. Se il contratto è a tempo indeterminato e vieni licenziato prima di maturare il requisito per una nuova indennità, hai diritto alla re-iscrizione alle liste di mobilità ed a ricevere l’indennità residua non goduta, decurtata del periodo lavorato precedente al licenziamento. Hai diritto ad essere riammesso nelle liste di mobilità ed a ricevere l’indennità residua anche se vieni licenziato durante il periodo di prova [1].

Non accettare un’offerta di lavoro congrua, al contrario, può comportare la decadenza dall’indennità di mobilità. Ma procediamo per ordine e vediamo che cosa succede al trattamento di mobilità nel caso in cui tu sia rioccupato a termine.

Mobilità e lavoro a termine

Nel dettaglio, la sospensione dell’indennità di mobilità per rioccupazione a tempo determinato o part time è una facoltà concessa dalla nota Legge 223 [2]: questa norma dà al lavoratore in mobilità la possibilità di sospendere l’iscrizione alle liste e l’erogazione dell’indennità e di rioccuparsi sia a tempo parziale (determinato o indeterminato) che con contratto a termine.

Se, dunque, ti è stato proposto un contratto a termine, o part time, puoi accettare tranquillamente l’offerta di lavoro, senza paura di decadere dalla prestazione: è importante, però, che tu comunichi all’Inps, entro 5 giorni, l’inizio del rapporto di lavoro [3], pena la decadenza dall’indennità.

Durante il periodo di rioccupazione, l’indennità di mobilità e l’iscrizione alle liste vengono sospese: di conseguenza, i periodi di lavoro a tempo parziale o determinato sono da considerare neutri sia ai fini della prestazione di mobilità, che ai fini dell’iscrizione alle liste speciali (in buona sostanza, si bloccano le decorrenze).

Periodo di lavoro maggiore della durata della mobilità

Per percepire l’intera indennità di mobilità spettante, però, la durata totale dei contratti a termine o a tempo parziale non deve essere superiore alla durata massima dell’indennità.

In parole semplici, se hai diritto a 12 mesi di mobilità, puoi essere rioccupato con contratti a termine, o part time, di durata totale massima pari a 12 mesi; se i mesi di durata della mobilità sono 24, puoi rioccuparti per 24 mesi, se sono 36, per 36 mesi, sino ad arrivare al massimo di 48 mesi.

Se i contratti di lavoro, nel loro complesso, superano il periodo di mobilità, questo non comporta la perdita dell’indennità, ma comporta solo la detrazione delle giornate di lavoro eccedenti la durata della mobilità dal periodo massimo indennizzabile: lo ha precisato l’Inps, con una nota circolare [1].

Ad esempio, se hai diritto a un anno di indennità di mobilità e, dopo due mesi di permanenza in mobilità, ti rioccupi con un contratto a termine di 8 mesi, al termine del contratto hai diritto ai restanti dieci mesi di trattamento: il periodo lavorato, difatti, non supera l’intera durata della mobilità.

Ipotizzando che il contratto a termine (o la sommatoria di più contratti) sia invece pari a 13 mesi anziché 8, non avrai più i 10 mesi di indennità di mobilità residua, ma soltanto 9 mesi, perché la durata del periodo di occupazione eccede di un mese rispetto alla durata della mobilità: il mese di eccedenza ti verrà dunque detratto dal periodo residuo.

note

[1] Inps Circ. n. 3/1992.

[2] Art.8, Co.6, L.223/1991.

[3] Inps Circ. n. 16/1997.


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