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Lo sai che? Multa mai ricevuta: quando impugnare la cartella

Lo sai che? Pubblicato il 22 ottobre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 22 ottobre 2017

Mancata notifica della multa stradale: è possibile impugnare la cartella di pagamento purché lo si faccia con ricorso al giudice di pace entro 30 giorni.

Hai ricevuto una cartella esattoriale da parte di Agenzia Entrate Riscossione che ti intima il pagamento di una multa, multa che però non ti è mai stata recapitata. È la prima volta che ne senti parlare e sei sicuro di non aver ricevuto alcun avviso di giacenza, visto che sei rimasto sempre in casa o, comunque, anche quando eri fuori, c’era sempre qualcuno a controllare la cassetta delle lettere. Il fatto di non aver mai avuto alcuna notizia della contravvenzione ti porta anche a subire una serie di conseguenze negative: non l’hai potuta contestare davanti al giudice, non hai potuto estinguere il pagamento in misura ridotta nei 60 giorni successivi alla notifica, né infine hai potuto usufruire dello speciale sconto del 30% riservato a chi paga nei primi 5 giorni. Che fare in questi casi? Sicuramente è possibile presentare un ricorso: ma i tuoi dubbi si concentrano soprattutto su quale atto contestare (visto che il verbale non è mai arrivato a casa) ed entro quale termine presentare il ricorso. In buona sostanza ti chiedi quando impugnare la cartella per multa mai ricevuta. La risposta è stata fornita dalla Cassazione a più riprese e, da ultimo, con una ordinanza di qualche giorno fa [1]. Ma procediamo con ordine.

Quando va pagata la multa?

Ci sono diversi momenti per pagare la multa. Più tardi lo si fa, più si deve pagare. In particolare:

  • se si paga entro 5 giorni dal momento della notifica, si può estinguere la contravvenzione versando solo il 30% del minimo della sanzione. L’importo esatto deve essere riportato sullo stesso verbale per non dar spazio a incertezze. I 5 giorni decorrono dal ricevimento della multa. Pertanto, se questa viene contestata immediatamente, cioè nel momento stesso dell’infrazione, è da questo momento che decorre il termine; se invece viene spedita con raccomandata alla residenza dell’automobilista, rileva questo momento. Nel caso di multa per divieto di sosta lasciata con l’avviso sul tergicristalli, i 5 giorni decorrono dal successivo momento in cui la multa viene spedita a casa del titolare del mezzo;
  • se si paga entro 60 giorni dal momento della notifica si può estinguere la contravvenzione pagando la sanzione in misura ridotta. La «misura ridotta» è l’importo indicato nel verbale stesso;
  • se si paga dal 61° giorno in poi si deve pagare la multa in misura piena. In più, sono dovuti gli interessi del 10% ogni sei mesi;
  • se, nel frattempo, arriva la cartella di pagamento, si è obbligati a versare le sanzioni e gli oneri di riscossione all’Esattore.

Cosa succede se non si riceve la multa?

Se il conducente non riceve la multa – perché non gli è stata contestata immediatamente né gli è stata successivamente notificata a casa – l’eventuale successiva cartella esattoriale è nulla. L’automobilista, però, deve fare molta attenzione perché dovrà:

  • impugnare la cartella esattoriale (non ovviamente la multa che, del resto, non ha mai ricevuto);
  • ricorrere al giudice di pace competente ad annullare la multa;
  • presentare il ricorso entro 30 giorni dalla notifica della cartella esattoriale;
  • il ricorso segue le stesse forme di quelli previsti per le contravvenzioni del codice della strada.

Sono questi i principi chiariti dalla Cassazione nella sentenza in commento che non fa che ricalcare quanto già affermato, qualche mese fa, dalle Sezioni Unite [2]: quando la cartella di pagamento è il primo atto con cui il cittadino è venuto a conoscenza della contravvenzione per violazione del codice della strada, l’opposizione contro la cartella stessa va proposta seguendo le forme dei ricorsi contro le sanzioni amministrative [3] (e non nelle forme dell’opposizione alla esecuzione [4]) deducendo la  nullità o l’omissione della notificazione del verbale di accertamento della violazione del codice della strada. Il termine per proporre il ricorso, a pena di inammissibilità, è di 30 giorni che decorrono dalla data di notificazione della cartella di pagamento.

Il ricorso al giudice è l’unica strada?

Prima di fare ricorso al giudice (che richiede tempo e denaro oltre che l’avvocato se l’importo supera 1.100 euro), sarebbe più opportuno presentare un’istanza in autotutela all’Agenzia Entrate Riscossione, facendo appunto rilevare che nessuna notifica della multa è stata mai eseguita. Il ricorso si fa in carta semplice e può essere inviato con raccomandata a.r. In alternativa si può inviare una posta elettronica certificata. Non ci sono formule particolari, salvo indicare con precisione gli estremi della cartella di cui si deduce la nullità.

Purtroppo l’autotutela non sospende i termini per fare ricorso, né obbliga l’amministrazione a rispondere. Per cui, se non dovesse intervenire alcun riscontro, prima che scadano i 30 giorni per presentare impugnazione al giudice di pace sarà bene prepararsi per la via giudiziaria onde non doversi poi trovare, a termini scaduti, a pagare una multa non dovuta.

La decurtazione dei punti

È probabile che, insieme alla sanzione pecuniaria, la contravvenzione abbia comportato anche la decurtazione dei punti dalla patente. In tal caso, impugnando la cartella e notificando la relativa cartella all’autorità che ha elevato il verbale, dovrai ottenere la restituzione dei punti persi.

note

[1] Cass. ord. n. 24667/17 del 19.10.2017.

[2] Cass. S.U. sent. n. 22080 del 22.09.2017.

[3] Ai sensi dell’art. 7, d.lgs. n. 150/2011

[4] Art. 615 cod. proc. civ.

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 3, ordinanza 6 luglio – 19 ottobre 2017, n. 24667
Presidente Amendola – Relatore Barreca

Fatto e diritto

RILEVATO CHE:
con la sentenza impugnata, il Tribunale di Roma ha accolto l’appello proposto da Equitalia Sud S.p.a. contro la sentenza del Giudice di Pace di Roma che aveva accolto l’opposizione proposta da D.B.A. contro il preavviso di fermo amministrativo basato su cartelle di pagamento relative a sanzioni amministrative per violazioni del codice della strada;
il Tribunale ha in via preliminare ritenuto ammissibile l’appello, in quanto “ritualmente notificato nelle forme ed entro i termini previsti dalla legge”; nel merito, l’ha ritenuto fondato perché ha ritenuto perfezionata la notificazione delle cartelle di pagamento e conseguentemente ha reputato tardiva l’opposizione proposta avverso il successivo preavviso di fermo, in quanto -essendo basata sulla contestazione dell’avvenuta notificazione dei verbali di accertamento delle contravvenzioni- avrebbe dovuto essere proposta nei termini previsti dagli artt. 22 e 23 della legge n. 689/81;
accolto il gravame, ha perciò dichiarato inammissibile l’opposizione proposta da D.B.A. , con condanna di quest’ultimo al pagamento delle spese del doppio grado;
D.B.A. propone ricorso con due motivi;
Equitalia Servizi di Riscossione S.P.A. si difende con controricorso;
– ricorrendo uno dei casi previsti dall’articolo 375, primo comma, su proposta del relatore della sezione sesta, il presidente ha fissato con decreto l’adunanza della Corte, ai sensi dell’art. 380 bis cod. proc. civ.;
– il decreto è stato notificato come per legge.
CONSIDERATO CHE:
col primo motivo si deduce il vizio di “violazione e falsa applicazione degli artt. 1, 3, 11 L. 53/94, 112, 132, 139, 160 c.p.c., art. 327 c.p.c. in relazione all’art. 360 n. 3”, perché, a detta del ricorrente, l’atto di appello non sarebbe stato regolarmente notificato e quindi si sarebbe determinato il passaggio in giudicato della sentenza di primo grado, per intempestività appunto della proposizione del gravame;
il motivo, a prescindere dai profili di inammissibilità evidenziati nel controricorso e dovuti anche all’utilizzazione della tecnica di redazione c.d. dell’assemblaggio, è comunque infondato;
in proposito, considerato che l’appellato si è costituito dinanzi al Tribunale, è sufficiente richiamare l’orientamento di questa Corte, che qui si ribadisce, per il quale “L’attività di notificazione svolta dagli avvocati, ai sensi della legge n. 53 del 1994, in mancanza dei requisiti prescritti dalla legge stessa (nella specie, quello relativo alla previa autorizzazione del consiglio dell’ordine), va considerata nulla e non inesistente. Ne consegue che tale nullità, quand’anche riscontrata, è sanata dalla rituale e tempestiva costituzione dell’intimato e, quindi, dall’accertato raggiungimento dello scopo della notificazione stessa” (così già Cass. S.U. n. 1242/2000 e tutta la giurisprudenza successiva); non ha giuridico fondamento l’assunto del ricorrente secondo cui la sentenza di primo grado sarebbe passata in giudicato prima della sua costituzione nel giudizio di secondo grado -in quanto egli si sarebbe, appunto, costituito tardivamente- atteso che la sanatoria di cui all’art. 156, comma terzo, cod. proc. civ. ha efficacia ex tunc (cfr., da ultimo, Cass. S.U. n. 14916/16);
– il primo motivo di ricorso va perciò rigettato;
– col secondo motivo si deduce violazione e falsa applicazione degli artt. 112, 615, 324 cod. proc. civ. e artt. 13 e 14 della legge n. 689/81, sostenendosi, per un verso, che l’Agente della Riscossione non avrebbe mai impugnato il capo di sentenza col quale il giudice di pace aveva affermato che i verbali di accertamento delle violazioni del codice della strada non erano stati notificati; per altro verso, che l’opponente aveva fatto valere la mancanza di titolo legittimante l’iscrizione a ruolo, e quindi la sua opposizione avrebbe dovuto essere qualificata come opposizione all’esecuzione ex art. 615 cod. proc. civ., non soggetta ad alcun termine di decadenza (contrariamente a quanto affermato dal Tribunale);
– il motivo è inammissibile quanto al primo profilo, poiché non riporta, nemmeno per sintesi, i motivi di appello formulati dall’Agente della Riscossione, e comunque è riferito ad un’affermazione del primo giudice priva di rilevanza, considerata la statuizione di inammissibilità dell’azione pronunciata dal giudice d’appello;
– nel merito, il secondo motivo è infondato, in base al principio di diritto per il quale “L’opposizione alla cartella di pagamento, emessa ai fini della riscossione di una sanzione amministrativa pecuniaria comminata per violazione del codice della strada, va proposta ai sensi dell’art. 7 del decreto legislativo 1 settembre 2011, n. 150 e non nelle forme della opposizione alla esecuzione ex art. 615 cod. proc. civ., qualora la parte deduca che essa costituisce il primo atto con il quale è venuta a conoscenza della sanzione irrogata in ragione della nullità o dell’omissione della notificazione del processo verbale di accertamento della violazione del codice della strada. Il termine per la proponibilità del ricorso, a pena di inammissibilità, è quello di trenta giorni decorrente dalla data di notificazione della cartella di pagamento” (così Cass. S.U., 22 settembre 2017, n. 22080);
– perciò, il ricorso va rigettato;
– le spese del giudizio di legittimità vanno compensate in ragione del contrasto giurisprudenziale risolto soltanto con la sentenza a Sezioni Unite da ultimo citata;
– sussistono i presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma del comma 1 bis dello stesso articolo 13.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso. Compensa le spese del giudizio di legittimità.
Ai sensi dell’art. 13, comma 1 quater, del d.P.R. n. 115 del 2002, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma del comma 1 bis dello stesso articolo 13.


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