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Possibile la violenza sessuale del marito sulla moglie?

22 ottobre 2017


Possibile la violenza sessuale del marito sulla moglie?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 ottobre 2017



Anche in una coppia sposata è possibile il reato sessuale se la moglie non vuole avere rapporti con il marito e lui invece la obbliga.

È vero: tra gli obblighi di assistenza morale previsti dal codice civile a carico dei due coniugi vi è anche quello di avere rapporti sessuali. Chi vi si sottrae senza una valida ragione può essere responsabile della separazione: ottiene cioè il cosiddetto «addebito» che comporta la perdita del mantenimento. Tuttavia, questo non consente a uno dei due coniugi di obbligare l’altro. La costrizione fisica, infatti, integra il reato di violenza sessuale. Non conta il fatto che la coppia sia sposata e che uno dei due stia commettendo un illecito nel sottrarsi al fare l’amore. È quanto chiarisce la Cassazione con una recente sentenza [1]. Secondo la Corte è quindi possibile la violenza sessuale del marito sulla moglie.

Sulle modalità con cui si può attuare la violenza del marito a carico della moglie le strade sono infinite. Non c’è solo la coercizione o la violenza fisica, ma anche l’approfittarsi dell’altro mentre dorme (ad esempio toccando le zone erogene) o minacciandolo che, in caso di mancata accondiscendenza, ne subirà le conseguenze. Insomma, il rapporto sessuale deve essere libero, senza cioè coercizioni di carattere fisico o psicologico. A integrare il reato risulta sufficiente qualsiasi costrizione sul piano psico-fisco, mentre non rileva che fra le parti esista un rapporto di coppia, all’interno del matrimonio o di fatto. Anche la minaccia o l’intimidazione, quindi, possono risultare idonee a integrare gli estremi del delitto. La manifestazione del dissenso può anche intervenire durante il rapporto.

Non solo. A rientrare nel concetto di «violenza sessuale» non è solo la consumazione integrale del rapporto, ma anche i toccamenti, i baci sulla bocca o sul collo, la mano nelle zone erogene (le gambe, il seno, i glutei). Sul punto consigliamo la lettura di Il bacio è violenza sessuale?

Naturalmente, per aversi violenza sessuale il principale presupposto deve essere il dissenso del partner, dissenso che può essere espresso anche in forma tacita, tramite comportamenti. Così la moglie che si sottrae puntualmente ai rapporti col marito, manifesta il proprio dissenso con i gesti. Non c’è bisogno di atti scritti o di una comunicazione formale. Il «non volere» si può desumere dal contesto, dalla rottura del legame tra i coniugi, dal clima di lite e tensione, dalla lontananza, da una situazione di sostanziale allontanamento tale da essere considerata l’anticamera della separazione.

Nella sentenza in commento, i giudici supremi chiariscono hanno ritenuto giusta la condanna per violenza sessuale nei confronti del marito che si approfitta del fatto che la moglie dorme per toccarla nelle parti intime, visto che la donna da tempo non vuole più avere rapporti. Il reato scatta per il fatto che l’uomo mette le mani mezzo alle gambe della donna: la condotta investe senz’altro una zona erogena della partner.

note

[1] Cass. sent. n. 48335/17 del 20.10.2017


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