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Truffe telefoniche agli anziani: come difendersi?

24 novembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 24 novembre 2017



Il finto nipote, la persona di autorità, il tranello del «sì», la chiamata che prosciuga il credito: come evitare il raggiro delle telefonate truffaldine.

Qual è il soggetto maggiormente «truffabile» se non quello più debole, più disposto ad aiutare gli altri, più ingenuo? La squallida pratica delle truffe telefoniche agli anziani, ai nonni che non negano mai una mano al nipote in difficoltà, per il quale sono disposti a sacrificare una parte della loro magra pensione, è tuttora in atto e miete vittime tra i candidi vecchietti, come anche tra i vampiri senza scrupoli. La recente ondata di arresti nel Nord Italia è una prova di quanti episodi di truffe telefoniche agli anziani ci siano ancora, ma anche del fatto che è possibile mandare in galera i truffatori. Ma come difendersi? Vediamo i casi più comuni di truffe telefoniche agli anziani e che cosa fare per evitare che i nostri nonni cadano nella rete dei mascalzoni.

La truffa telefonica del finto nipote

Se c’è una cosa che davvero rivolta l’anima è quando qualcuno si approfitta degli affetti e della buona volontà di una persona. Ed è su questo tasto che preme chi fa delle truffe telefoniche agli anziani fingendosi un loro parente stretto o un caro amico di gioventù.

Come funziona la truffa del finto nipote? La prima cosa che fa il truffatore è consultare l’elenco telefonico e fare una selezione di nomi (e dei relativi indirizzi). Sulla base della logica e della comodità. Se, ad esempio, si vuole colpire in una certa zona, dove ci sono delle case popolari concesse ad anziani, si restringe il cerchio in quelle vie (i truffatori non avranno scrupoli, ma metodo e pazienza ne hanno da vendere). Poi si passa alla selezione dei nomi. Raramente un’anziana si chiamerà Marika, Giorgia, Greta o Ginevra. Magari ci sono, ma è più probabile che si chiamino Maria, Concetta, Faustina o Severina. Così come è più facile trovare un Antonio, un Salvatore o un Cosimo anziani anziché un Loris, un Christian o un Ivan. Ed è lì che il vampiro va a succhiare il sangue. Come?

Si fa una telefonata e si dice: «Indovina un po’ chi sono?» E si porta l’anziano a credere di parlare con quel nipote che non si fa sentire da tempo (a volte mascherando anche la voce) ma che, chissà perché, non si è mai dimenticato del nonno, anzi: gli vuole un bene dell’anima. Frasi interrotte a metà affinché sia l’anziano a finirle o domande generiche, per convincerlo ancora di più che dall’altra parte del telefono c’è, effettivamente, il nipote.

Se il nonno ci casca, si arriva al dunque: il «povero nipote» è stato talmente sfortunato da aver perso tutto nell’attività che aveva avviato ma che è andata in rovina. Oppure gli è arrivata una cartella esattoriale per un pasticcio con il Fisco e non sa dove sbattere la testa. Morale: ha urgente bisogno di denaro. «Non è che mi puoi prestare dei contanti? Il tempo di rimettermi a posto e te li restituisco, giuro nonnino». Già, ma se viene l’autore del raggiro a ritirarli, rischia di essere scoperto. Nessun problema (per il truffatore): «Passa un amico che è in zona domani a ritirarli, si chiama Matteo, ti puoi fidare di lui, lo avviso io». Ed ecco combinato il pasticcio. Un nonno non dice mai di no ad un nipote. E va a prelevare, o impegna i gioielli della moglie scomparsa («tanto che me ne faccio? Lui ha più bisogno di me», penserà).

Come difendersi

La regola generale per non restare vittima di una truffa è quella di utilizzare il buon senso. Cosa che andrebbe spiegata agli anziani più sprovveduti o dal cuore più tenero, per dirla così. Con concetti molto semplici. Ad esempio: possibile che il nipote che non si fa sentire mai telefoni proprio quando ha bisogno di tanti soldi? Magari il nipote è anche quello vero e il suo unico desiderio è quello di sfruttare il conto corrente del nonno per fare la bella vita.

Basterebbe che l’anziano dicesse, prima di prendere qualsiasi impegno, che vuole sentire i genitori del nipote (cioè il proprio figlio o la propria figlia) per chiedere un parere in merito. In questo modo può vedere la reazione di chi lo ha chiamato. Se arriva un «no» secco, brutto segnale.

Altro modo per difendersi dalle truffe telefoniche di questo tipo agli anziani è chiedere il numero a chi ha chiamato: «Lasciamo il tuo numero, ti richiamo appena ho sistemato la faccenda». Se l’interlocutore, come facile presumere, non vuole lasciare un recapito, è probabile che ci si trovi davanti ad un tentativo di truffa. Se, invece, lo lascia, basta verificare che effettivamente corrisponda al nipote, magari attraverso i suoi genitori, ai quali andrà raccontata la vicenda.

E ancora: se c’è il minimo dubbio che si tratti di un raggiro, si appende la cornetta e la si risolleva per chiamare le forze dell’ordine. La Polizia postale potrebbe risalire al numero da cui è stata fatta la telefonata e, con un po’ di fortuna, anche al truffatore.

Comunque mai raccontare della propria situazione finanziaria e, men che meno, dare soldi o gioielli a degli sconosciuti.

La truffa telefonica della finta autorità

Dicevamo che un nonno o una nonna non abbandona mai la propria famiglia. E che sarebbero disposti a fare qualsiasi cosa pur di proteggere figli o nipoti. Perfino mettere mano ai risparmi o vendere le cose più care, se non c’è altro rimedio.

Questo lo sa bene chi organizza le truffe telefoniche agli anziani. Che utilizzano anche un altro efficace raggiro: quello noto come la telefonata shock. Quando l’anziano risponde al telefono, dall’altra parte c’è una finta figura con una certa autorità, cioè un falso poliziotto, carabiniere, impiegato del Tribunale, avvocato, medico, ecc. Persone in grado di mettere in soggezione gli anziani. Perché chiama? «Perché suo nipote ha provocato un incidente in cui una persona è rimasta seriamente ferita. Ci risulta che il ragazzo non ha tante risorse economiche quindi, per evitare problemi legali, la famiglia del ferito è disposta a rinunciare a una denuncia se Lei versa questa somma su questo conto corrente, in modo da provvedere alle sue cure senza andare dal giudice o mettere di mezzo assicurazioni e avvocati». C’è chi ci casca.

Come difendersi

Mai farsi intimidire. Un rappresentante delle forze dell’ordine, così come un professionista serio (avvocato o medico che sia) non chiederebbe MAI dei soldi sottobanco per sistemare una qualsiasi faccenda, ma seguirebbero il corso legale delle cose. Quindi, conviene in questi casi verificare i fatti con la Polizia e, arrivato il caso, denunciare il tutto. Vale quanto sopra: la Polizia postale è in grado di fare delle verifiche per tentare di arrivare a chi ha fatto quella telefonata.

La truffa telefonica del «sì»

Questa può capitare a tutti, ma con più probabilità a chi non ha molta dimestichezza con le chiamate dei call center. Tra le truffe telefoniche agli anziani esiste anche quella del «sì», ordita da società senza scrupoli che tentano di vendere qualcosa al telefono e che, se non ci riescono con le buone, vogliono farlo con le cattive. Che cosa vuol dire? Che basta rispondere «sì» ad una semplice domanda per aver combinato il pasticcio. Facciamo un esempio.

Squilla il telefono.

«Pronto»

«Buongiorno, parlo con il sig. Carlos Arija?»

«Sì, con chi parlo?»

A quel punto, il mio interlocutore può anche riagganciare, perché ha ottenuto quello che voleva: che io pronunciassi la parola «sì». E che se ne fa? Prenderà quel monosillabo e lo incollerà ad una registrazione preconfezionata dalla quale risulterà, senza che io lo volessi, che ho accettato la loro proposta di acquisto.

In pratica, quella registrazione prevedeva la domanda: «Lei accetta il nostro servizio alle condizioni che Le abbiamo spiegato?» E ci attaccano il mio «sì». Se un domani vorrò protestare dicendo di non aver mai aderito all’offerta, mi sbatteranno in faccia la registrazione manipolata. Vai a dimostrare che non è vero. Magari ci riesci, ma sarà un incubo.

Come difendersi

Delle due una: o si usano le maniere brusche, cioè riagganciare senza dire una parola, o si usa la malizia. Per gli anziani che non hanno dimestichezza con le chiamate di chi vuole raggirare le cose, forse la prima soluzione è quella migliore per difendersi delle truffe telefoniche. Cioè, stare zitti e riappendere.

La malizia vorrebbe una conversazione di questo tipo, per fare un esempio:

«Pronto?»

«Buongiorno, parlo con il sig. Carlos Arija?»

«Sono io»

«Buongiorno sig. Arija, sono Monica del servizio conti telefonici. Lei è il titolare di questa linea?»

«Sono io»

«La sua famiglia usa Adsl e Internet a casa?»

«Molto spesso»

«E sarebbe interessato a risparmiare sull’Adsl e su Internet a casa?»

«Solo se l’offerta è conveniente»

Avanti di questo passo, la conversazione si può chiudere solo in due modi:

«Tuuu…tuuu…tuuu…»

Oppure chi ha ricevuto la telefonata riaggancia per non cadere prima o poi nel tranello.

Più semplice per l’anziano la prima opzione: quando sente la telefonata di un call center, meglio riagganciare. D’altra parte, se avrà bisogno di cambiare offerta telefonica o fornitore di energia, sarà lui a chiamare qualcuno o a recarsi allo sportello giusto.

La truffa telefonica che asciuga il credito del cellulare

Questa è sottile: ci sono dei numeri telefonici non registrati nella rubrica del proprio cellulare (soprattutto di rete fissa) che squillano quando meno te l’aspetti. Quando si risponde, non si sente parlare nessuno ma, in quel momento, il credito viene prosciugato.

Come difendersi

C’è solo un modo per evitarlo e gli anziani che hanno un telefonino devono saperlo: non rispondere ai numeri che non sono registrati in rubrica. Alla peggio, se chi ha tentato di telefonare è una persona di fiducia, contatterà un parente o manderà un messaggio per far sapere che era lui.

Truffe telefoniche agli anziani: mai vergognarsi di denunciare

Le forze dell’ordine non possono fare il loro lavoro fino in fondo se le truffe telefoniche agli anziani non vengono denunciate. Spesso le vittime restano zitte per la vergogna di fare la figura dell’ingenuo o per paura di aver fatto qualcosa di male. Questo non deve succedere, tanto meno cadere in depressione oppure perdere la propria autostima per essere caduto in un tranello. Denunciare il fatto vuol dire evitare che altre persone subiscano il raggiro.

note

Autore immagine: 123rf.com


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