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Multa autovelox: nullità senza certificato di taratura

22 ottobre 2017


Multa autovelox: nullità senza certificato di taratura

> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 ottobre 2017



Annullamento della multa se le operazioni di taratura non sono certificate e non avvengono in un autodromo a velocità di 230 km/h.

La questione è di quelle scottanti e potrebbe portare all’annullamento di migliaia di multe con autovelox, fatte con apparecchi non a norma. Se manca il cosiddetto «certificato di taratura» la contravvenzione è nulla. Perché mai presentare ricorso al giudice di pace se ogni tribunale ha la sua interpretazione e spesso, soprattutto in materia di autovelox, ognuno decide a proprio modo? Semplice: perché c’è una sentenza della Corte Costituzionale e un decreto del Ministero dei Trasporti che impongono una precisa procedura di verifica cui devono essere sottoposti gli strumenti di controllo elettronico della velocità. Il rispetto di questa procedura può essere verificato da qualsiasi cittadino e, in assenza di esso, la multa è nulla. Insomma, non è più una questione di interpretazione, ma di rispetto di un preciso standard di sicurezza che va certificato. Procediamo con ordine e vediamo, dunque come impugnare la multa con autovelox.

Nel giugno del 2015, la Corte Costituzionale [1] ha detto che tutti gli apparecchi di controllo elettronico della velocità vanno sottoposti a taratura almeno una volta all’anno. Ciò vale sia per gli strumenti mobili (quelli cioè montati sui tradizionali treppiedi e, quindi, in costante presenza della pattuglia della polizia), sia per quelli fissi (collocati sulle colonnine o nei box a margine della strada, che funzionano in modo automatico, senza la supervisione delle autorità). La taratura, che può essere compiuta da una ditta privata, va attestata con un apposito certificato, appunto il «certificato di taratura». Come tutti i documenti della pubblica amministrazione, tale certificato non è “segreto” e il cittadino può chiedere di vederlo presentando una istanza di accesso agli atti in carta semplice all’autorità che ha emesso la contravvenzione. Qui però si nasconde – come si suol dire – l’inghippo. Secondo un decreto del ministero dei trasporti [2], recepito nella direttiva Minniti di questa estate, non basta una verifica generica, magari di quelle formali come spesso succede in tante altre situazioni. È necessario che l’autovelox venga “prelevato” dalle mani della polizia e sia portato in un autodromo per poter essere testato con auto lanciate a una velocità di 230 km/h.

Più in particolare, le prove vanno eseguite simulando diverse ipotesi di circolazione: da quelle a 30 km/h per finire a quelle, appunto, a 230 km/h utilizzando sistemi di misura di riferimento in grado di tarare con incertezza estesa (con probabilità di copertura al 95%) non superiore allo 0,5% per velocità superiori a 100 km/h e a 0,5 km/h per velocità fino a 100 km/h. Leggi sul punto Autovelox: cos’è la taratura.

Che succede se manca il certificato di taratura o se questo non attesta l’esecuzione delle suddette operazioni? L’autovelox non può dirsi “tarato” e, pertanto, la multa è nulla. Ritorniamo così a quanto anticipato all’inizio dell’articolo: il magistrato non può sottrarsi alla dichiarazione di illegittimità della contravvenzione non essendo più una questione di interpretazione ma di rigido rispetto della normativa. Ed è chiaro che se le operazioni di taratura non avranno rispettato la procedura ministeriale esse non potranno considerarsi avvenute.

Chiaramente, prima di fare un ricorso al giudice di pace – che potrebbe risultare antieconomico visto che, per chi non vuol difendersi da solo, oltre alle tasse di accesso alla giustizia (circa 40 euro) si aggiunge anche la parcella dell’avvocato – c’è la possibilità di presentare un’istanza in autotutela all’organo che ha elevato la contravvenzione. È però verosimile che lo stesso risponda “picche”, avendo esso stesso ritenuto corretto usare l’autovelox incriminato. Allora si potrà procedere con un ricorso al prefetto entro 60 giorni dal ricevimento della multa, ricorso che è completamente gratuito e può essere spedito con raccomandata a.r. Se quest’ultimo dovesse rigettare il ricorso, nei 30 giorni successivi resta sempre la carta dell’opposizione al giudice di pace.

note

[1] C. Cost. sent. n. 113/15 del 18.06.2015.

[2] Ministero Trasporti, parare n. 6169 dell’11.10.2017.

[3] Decreto Ministero Trasporti del 13.06.2017 in Gazz. Uff. n. 177/2017.

Autore immagine: 123rf com


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