Pensioni professionisti, quando saranno pagati gli assegni col cumulo?

23 ottobre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 ottobre 2017



I professionisti con contributi in case diverse sono ancora in attesa della pensione: nonostante l’ok dell’Inps, il cumulo non è operativo.

Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare: così i professionisti hanno scoperto che il cumulo, cioè la possibilità di ottenere la pensione sommando i contributi presenti in casse diverse, è ancora ben lontano dall’essere operativo, nonostante le rassicurazioni dell’Inps.

L’istituto, di fatti, ha da poco emanato una lunga circolare [1] nella quale spiega dalla a alla zeta come funziona il cumulo dei contributi per i professionisti, chi può beneficiare di questa possibilità, quali sono le pensioni che possono essere liquidate grazie alla misura, quali sono le specifiche regole di calcolo della prestazione. Peccato, però, che per concretizzare il cumulo manchi ancora tutta la parte operativa.

Come spiegato dal presidente dell’Adepp (l’associazione che riunisce gran parte delle casse professionali), difatti, la procedura per ottenere la pensione attraverso il cumulo dei contributi presenti nelle gestioni dei liberi professionisti e le gestioni Inps è molto complessa: per la sua realizzazione sono necessarie delle convenzioni, che definiscano una procedura informatica unica da adottare per il calcolo della pensione, assieme alle modalità per il trasferimento di denaro dalle casse all’Inps, che pagherà una prestazione unica ai professionisti.

Come funziona il cumulo

A questo proposito, bisogna ricordare che il cumulo dei contributi consente gratuitamente di sommare la contribuzione presente in casse diverse, comprese quelle professionali, ai soli fini del diritto alla pensione. Ai fini della misura della pensione, cioè dell’ammontare del trattamento, invece, ogni gestione liquida la propria quota, con le regole del proprio ordinamento (fanno eccezione le sole gestioni Inps in relazione all’anzianità contributiva; in pratica, ai fini di stabilire se il pensionato ha diritto al calcolo retributivo o misto, si devono considerare tutti i contributi presenti nelle gestioni facenti capo all’Inps). Non si applica, quindi, il penalizzante ricalcolo contributivo della prestazione, come avviene con la totalizzazione, ma nemmeno si calcola un’unica pensione, come avviene con la ricongiunzione.

Tuttavia, nonostante ogni cassa liquidi la propria quota, sarà solo l’Inps ad occuparsi dei pagamenti, quindi le varie gestioni dovranno versare all’istituto l’ammontare di propria competenza: le convenzioni da adottare dovranno dunque stabilire con quanto anticipo e con quale frequenza le casse dovranno fare i bonifici all’Inps.

Domanda di cumulo

In base a quanto chiarito, non è possibile, allo stato attuale, che siano liquidate le pensioni attraverso il cumulo perché, mancando le convenzioni tra l’Inps e le casse professionali, manca la piena operatività della misura. Ad oggi sono state già presentate centinaia di domande di cumulo alle varie gestioni dei liberi professionisti, ma le casse sono ancora impossibilitate a dar corso alle richieste.

Ricordiamo che grazie al cumulo è possibile ottenere:

  • la pensione di vecchiaia ordinaria, il cui requisito, dal 2018, è pari 66 anni e 7 mesi di età ed a 20 anni di contributi (l’assegno deve inoltre superare 1,5 volte l’assegno sociale per chi ha diritto al calcolo integralmente contributivo della pensione); se le condizioni per la liquidazione della pensione di vecchiaia sono più severe presso la cassa professionale a cui l’interessato è iscritto, l’Inps, al raggiungimento dei requisiti per la vecchiaia ordinaria, liquida la sua quota di trattamento, come una sorta di anticipo pensionistico, in attesa che si perfezionino i requisiti richiesti dalla cassa;
  • la pensione anticipata, che può essere ottenuta con 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne;
  • la pensione d’inabilità;
  • la pensione ai superstiti.

note

[1] Inps Circ. n. 140/2017.

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