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Lo sai che? Un’aggressione senza lesioni personali può essere denunciata?

Lo sai che? Pubblicato il 1 dicembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 1 dicembre 2017

Un’aggressione senza lesioni personali può essere ugualmente denunciata quando integra il reato di percosse.

Un’aggressione fisica non sempre lascia segni sulla pelle della vittima: si pensi ad uno schiaffo senza conseguenze, oppure ad uno spintone. Questo non significa, però, che l’autore della condotta non abbia commesso reato. La legge italiana distingue le percosse dalle lesioni, ritenendo le prime molto meno gravi delle seconde. Procediamo con ordine e vediamo quando un’aggressione senza lesioni personali può essere denunciata.

Le percosse e le lesioni personali

Secondo il codice penale, chiunque percuote una persona, se dal fatto non deriva una malattia, è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione fino a sei mesi [1]; se, invece, dalla condotta criminosa deriva una lesione personale, dalla quale scaturisce una malattia nel corpo o nella mente, la pena è più elevata [2]. Qual è la differenza concreta tra le percosse e le lesioni? Le prime non cagionano una malattia, per tale dovendosi intendere non soltanto la lesione anatomica (la ferita, in altre parole), ma anche la riduzione apprezzabile di funzionalità dell’organismo (si pensi alla lesione della retina dell’occhio) [3]. La percossa, invece, consiste in una violenza che genera soltanto una sensazione fisica di dolore, senza postumi di alcun genere (uno schiaffo, un lieve pugno sulla spalla) [4]. Quindi, a seconda che l’aggressione abbia cagionato una malattia o una semplice sensazione di dolore, potrà essere qualificata come lesione o percossa.

Aggressione senza lesioni personali: alcuni casi

Le percosse, dunque, pur cagionando una sensazione dolorosa, si caratterizzano per l’assenza di postumi apprezzabili. Sulla base di questo assunto, la giurisprudenza ha ritenuto integrarsi il reato in oggetto nel caso di impatto prodotto da un violento getto d’acqua [5] o in quello degli “sculaccioni” [6]; in caso di schiaffo privo di conseguenze [7] o di un calcio [8]; ancora, nel caso di ripetuti colpi alla spalla al fine di spintonare una persona [9].

Sempre secondo la Suprema Corte, non tutte le percussioni dell’altrui corpo costituiscono percosse in senso giuridico, ma solo quelle che, con un contenuto di apprezzabile violenza, siano dirette a produrre una rilevante sensazione dolorifica, cioè a cagionare l’altrui male [10].

La denuncia dell’aggressione senza lesioni personali

Posto che l’aggressione senza lesioni personali integra il reato di percosse, va immediatamente specificato che questo delitto è perseguibile soltanto a querela di parte. Cosa significa? L’ordinamento italiano prevede, per alcune tipologie di reato, la necessità che sia la persona offesa a consentire che le autorità possano intervenire. In altre parole, senza il consenso della vittima il reo non può essere consegnato alla giustizia. Quando c’è bisogno di questo “permesso”, si parla di reato non perseguibile d’ufficio ma a querela di parte. Secondo il codice di procedura penale [11], la querela è una condizione di procedibilità con la quale si manifesta la volontà di procedere in ordine ad un fatto che costituisce reato. In termini più semplici, la querela è la volontà, manifestata per iscritto o verbalmente da chi è vittima del reato, di perseguire l’autore del fatto delittuoso. Senza questo consenso la legge non può punire l’autore del reato. Al contrario, si procede d’ufficio quando non c’è alcun bisogno che la vittima esterni la sua volontà di far punire il colpevole, in quanto lo Stato, avuta conoscenza del crimine, procederà indipendentemente da essa. Perché allora alcuni reati sono punibili a querela e altri no? Perché di norma i primi sono meno gravi e, per evitare di ingolfare ancor più la macchina della giustizia, la legge ha pensato di lasciare alla discrezionalità della vittima la loro perseguibilità. È il caso dei reati di percosse e di lesioni lievissime (cioè quelle in cui la malattia ha una durata non superiori a venti giorni), entrambi punibili soltanto a querela di parte. In parole povere, questo significa che se un agente di polizia vede una persona schiaffeggiare violentemente un’altra, non potrà procedere nei confronti dell’aggressore senza il consenso espresso della vittima.

Sporgere querela per aggressioni senza lesioni personali

La querela è la dichiarazione fatta pervenire, in forma scritta oppure orale, alle autorità competenti (carabinieri, polizia, guardia di finanza). Chi riceve la querela provvede all’attestazione della data e del luogo della presentazione, all’identificazione della persona che la propone e alla trasmissione degli atti all’ufficio del pubblico ministero. Chi presenta la querela ha diritto di ottenerne l’attestazione di ricezione [12]. A differenza della denuncia, la querela deve manifestare inequivocabilmente la volontà che si proceda in ordine a un fatto previsto dalla legge come reato. Il diritto di querela, inoltre, deve essere esercitato, a pena di decadenza, entro tre mesi dal giorno della notizia del fatto che costituisce reato. Il termine è di sei mesi solo per alcuni particolari delitti (ad esempio, violenza sessuale e stalking).

note

[1] Art. 581 cod. pen.

[2] Art. 582 cod. pen.

[3] Cass., sent. n. 10643/1996 del 09.12.1996.

[4] Cass., sent. n. 4822/1980 del 15.04.1980.

[5] Cass., sent. n. 37/1981 del 06.01.1981.

[6] Cass., sent. n. 2269/1982 del 06.03.1982.

[7] Cass., sent. n. 12674/2011 del 28.03.2011.

[8] Cass., sent. n. 800/1984 del 31.01.1984.

[9] Cass., sent. n. 11638/2012 del 27.03.2012.

[10] Cass., sent. del 12.03.1971.

[11] Art. 336 cod. proc. pen.

[12] Art. 107 disp. att. cod. proc. pen.

Autore immagine: Pixabay.com


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