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Lo sai che? Posso denunciare un giudice al Csm?

Lo sai che? Pubblicato il 14 novembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 14 novembre 2017

Ho denunciato alcuni giudici. Posso scrivere una lettera al Csm ed al Presidente della Repubblica per far notare i comportamenti gravi di questi magistrati?

Riflessioni sulla lettera da inviare al Presidente del Csm e a quest’organo

La prima domanda che viene posta è se il lettore possa scrivere una lettera al Consiglio superiore della magistratura (Csm) con la quale, in risposta ad una nota del suddetto organo, si invoca la disapplicazione di quella che definisce clausola di salvaguardia, in quanto i comportamenti, abituali, dei magistrati ledono  la fiducia nei magistrati, compromettono il prestigio, già inesistente, dell’ordine giudiziario, alimentano la corruzione intellettuale della Pubblica amministrazione e dei magistrati stessi assumendo comportamenti omertosi o collusivi sia in seno alla stessa magistratura sia tra le istituzioni accusati dei reati che vengono, in realtà, abitualmente rivolti ai cittadini. Il tono usato è alquanto pesante e potrebbe presentare rilievi di carattere penale. I passaggi che sembrano particolarmente pesanti sono quelli che fanno riferimento ad una presunta corruzione intellettuale della Pubblica amministrazione e della magistratura stessa, messa in opera dai magistrati mediante comportamenti che il lettore vorrebbe definire omertosi o collusivi. Si tratta di opinioni personali e in Italia vi è libertà di opinione ed espressione del pensiero: tale libertà va, però, esercitata con modi e termini appropriati per evitare che essa tracimi in possibili ipotesi di reato. Dunque, il diritto di critica spetta al lettore come a qualunque cittadino ma esso va esercitato con modalità legittime e senza l’uso di espressioni o concetti irriguardosi o lesivi dell’immagine e dell’onorabilità del corpo dello Stato cui si rivolge. Si potrebbe, infatti, ipotizzare nell’uso di alcune espressioni nell’ambito di una comunicazione rivolta ad una pubblica autorità la violazione di una norma del Codice penale che così recita: chiunque offende l’onore o il prestigio di un corpo politico, amministrativo o giudiziario o di una rappresentanza di esso o di una pubblica autorità costituita in collegio, al cospetto del Corpo, della rappresentanza o del collegio, è punito con la con la multa da 1.000 a 5.000 euro. La stessa pena si applica a chi commette il fatto mediante comunicazione telegrafica o con scritto o disegno, diretti al Corpo, alla rappresentanza o al collegio, a causa delle sue funzioni. La pena è della reclusione della multa da 2.000 a 6.000 euro se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato [1]. L’espressione «al cospetto del corpo politico» deve essere intesa nel senso che la condotta incriminata deve consumarsi alla presenza del collegio, mentre si precisa che la stessa pena si applica a chi utilizza il mezzo della comunicazione scritta per consumare gli identici comportamenti. Il reato è stato depenalizzato , in quanto viene adesso  prevista la pena della multa in luogo della precedente reclusione fino a tre anni. Le espressioni contenute nella doglianza del lettore potrebbero configurare l’ipotesi di reato in questione e, peraltro, nella forma aggravata, e cioè l’attribuzione di un fatto determinato qualora si insistesse nell’indicare i riferimenti di cui alla sua precedente segnalazione al Csm. L’ipotesi di reato sarebbe materializzata dall’esposto che il lettore ha in animo di recapitare al corpo della magistratura, mediante comunicazione scritta, diretta al Consiglio superiore della magistratura che è l’organo di autogoverno del suddetto corpo. Oltre che essere chiaro alla luce di una lettura della norma, la questione è stata chiarita più volte dalla giurisprudenza:  la Cassazione, infatti, ha ritenuto che ai fini della sussistenza del delitto di oltraggio ad un corpo politico, amministrativo o giudiziario commesso mediante comunicazione telegrafica, scritto o disegno non è necessario che l’espressione oltraggiosa sin rivolta ad uno dei suddetti consessi al «cospetto del corpo», cioè nel momento in cui essi si trovino riuniti nell’esercizio delle loro funzioni, potendo l’offesa essere effettuata mediante scritti diretti all’autorità protetta, a causa delle sue funzioni. Per concludere, i toni usati nella missiva che il lettore ha in animo di recapitare al Consiglio superiore della magistratura ed al Presidente della Repubblica possono configurare ipotesi di reato e sono da considerare sconsigliabili dal punto di vista della loro opportunità. Non mancherà il modo, peraltro, di esternare le critiche usando terminologia e concetti che, pur esprimendo le forti posizioni di contrasto, siano contenute nell’alveo della dialettica consentita.

Riflessioni sulle critiche rivolte ad alcuni magistrati e funzionari pubblici

Il lettore fa riferimento a ipotesi di comportamenti che potrebbero configurare ipotesi di reato di una certa gravità. Si tenga presente il rischio, qualora venga instaurato un procedimento penale nei confronti dei denunciati, qualora si giungesse alla loro assoluzione, sarebbe quasi automatica la possibilità dell’apertura di un procedimento penale nei confronti del lettore per il reato di calunnia. Vi sarebbe pure la possibilità di una querela da parte delle persone accusate per il reato di diffamazione. Chiunque, infatti, comunicando con più persone, offende l’altrui reputazione, è punito con la pena pecuniaria della multa da 258 a 2.582 euro. Se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato, la pena consiste nella pena pecuniaria della multa da 258 a 2.582 euro o la pena della permanenza domiciliare da sei giorni a trenta giorni ovvero la pena del lavoro di pubblica utilità da dieci giorni a tre mesi.

Diritto al rilascio dei verbali del Csm

Per quanto riguarda la volontà del lettore di conoscere i verbali di sedute del Csm, partiamo da un presupposto: le sedute del Csm sono pubbliche. Si esclude tale pubblicità nel caso in cui  ricorrono motivi di sicurezza ovvero quando sulle esigenze di pubblicità prevalgano ragioni di salvaguardia del segreto della indagine penale o di tutela della riservatezza della vita privata del magistrato o di terzi. In particolare, nel caso di trattamento di dati sensibili, le sedute non sono pubbliche. In tali casi, l’esclusione della pubblicità della seduta o di parti di essa è deliberata su proposta delle singole Commissioni o di almeno tre componenti del Consiglio. La delibera è adottata in assenza di pubblico, immediatamente prima dell’esame della questione e con la maggioranza pari a due terzi dei voti espressi. Chiunque, ovviamente a proprie spese,  ha diritto di ottenere copia o visione dei verbali delle sedute pubbliche del Consiglio e delle delibere consiliari assunte in seduta pubblica. Per quanto riguarda, invece, le sedute delle Commissioni, la visione o il rilascio di copia dei verbali delle Commissioni nonché degli atti e dei documenti formati o acquisiti nel corso dei procedimenti consiliari definiti in seduta pubblica sono autorizzati dal Comitato di presidenza, previo parere della Commissione, a richiesta di chiunque vi abbia un giustificato motivo. La richiesta dei verbali deve essere pertanto giustificata. Con provvedimento motivato, l’autorizzazione può essere negata, ovvero limitata alla sola visione, in relazione ad atti e documenti per i quali sia prevalente l’esigenza di salvaguardare la sicurezza di beni o persone o la riservatezza della sfera privata dei magistrati interessati al procedimento o di terzi, salvo che gli atti o i documenti siano necessari al richiedente per far valere propri interessi giuridicamente rilevanti. In nessun caso possono essere autorizzati, se non al magistrato interessato al procedimento, la visione o il rilascio di copia di atti o documenti coperti da segreto di indagine penale ovvero dei quali sia vietata la pubblicazione. Contro il diniego di autorizzazione è ammesso reclamo al Consiglio che provvede entro trenta giorni. Nel caso, infine, di verbali di sedute non pubbliche, la visione o il rilascio di copia dei verbali delle sedute del Consiglio e delle Commissioni, nonché degli atti e dei documenti formati o acquisiti nel corso del procedimento, sono autorizzati dal Comitato di presidenza, previo parere della Commissione, esclusivamente nel caso in cui la conoscenza o la copia di tali atti siano necessarie al richiedente per far valere propri interessi giuridicamente rilevanti. L’ipotesi ordinaria è quella di chi intende agire in giudizio per un proprio diritto e chiede l’utilizzo di verbali utili a sostenere la fondatezza delle sue ragioni. Per le sedute non pubbliche, in definitiva, non vi è un diritto indiscriminato ad ottenere copie di verbali, ma tale diritto è fortemente limitato sia dalle esigenze di segretezza degli argomenti trattati, sia dalla necessità che il possesso dei verbali risponda ad un interesse immediato e dimostrabile del richiedente.

Diritto alla pubblicazione da parte di privati su siti istituzionali

Altra questione dal lettore posta riguarda la sua aspettativa di pubblicazione delle sue denunce sul sito istituzionale del ministero per la Giustizia. Non pare che tale richiesta rivesta la qualificazione propria di un diritto soggettivo al quale corrisponde un dovere della Pubblica amministrazione. Tra l’altro è regola ordinaria per la gestione di tutti i siti istituzionali che essi provvedono alla pubblicità di atti interni di rilievo esterno; hanno lo scopo, in definitiva, di rendere trasparente l’operato della pubblica autorità consentendo a chiunque di poter conoscere l’attività amministrativa e la sua esplicazione. Potremmo dire che l’orientamento dei siti istituzionali sia rivolto dall’interno verso l’esterno e non viceversa; non si riscontrano, infatti, siti che consentono un interscambio tra la Pubblica amministrazione ed il cittadino, al pari di blog o network aperti al contributo di chiunque abbia un interesse a partecipare a discussioni bidirezionali. Non pare, pertanto, che in tale ottica, possa configurarsi un corrispondente diritto del cittadino ad inserire in siti istituzionali le sue legittime critiche: queste avranno, semmai, altre sedi nelle quali esplicarsi con notevole libertà e senza limitazioni che non siano costituite dalla legittimità di tale esercizio. È ovvio, infatti, che la critica non può spingersi oltre i limiti dell’offesa e che va sempre mantenuta nei livelli che non configgono con altri diritti ugualmente protetti e salvaguardati, quale quello all’onorabilità ed al rispetto della personalità.

Richiesta di suggerire iniziative sul tema della riforma della giustizia

Il lettore chiede di avere anche dei suggerimenti per  poter rendere pubblico o coinvolgere qualche partito o movimento sui temi da lui proposti e, in particolare, su quello della riforma della giustizia. Ci sono organizzazioni e partiti che si occupano con grande impegno di questi temi. La partecipazione è lo strumento democratico attraverso il quale a tutti i cittadini è consentito di partecipare al dibattito pubblico sui temi fondamentali dell’organizzazione civile dello Stato. Un diritto, però, che deve essere esercitato con metodi conformi alle regole fissate dall’ordinamento giuridico perché, in caso contrario, seppure fondato e giustificato, potrebbe esporre a conseguenze anche abbastanza pesanti.

 

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Vincenzo Rizza

note

[1] Art. 342 cod. pen.


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4 Commenti

  1. Ritengo che si possa fare un esposto al CSM nei confronti di un giudice che nel corso di un processo civile abbia abusato della sua autorità non sciogliendo una riserva né in senso positivo, né in senso negativo; che alla fine di ogni udienza, invece di dare alle parti una data di rinvio si sia sempre riservato, sciogliendo la riserva oltre i 30 giorni. Lo stesso giudice, in un processo durato oltre 7 anni tra contendenti anziani per lo scioglimento della comunione ereditaria, non ha mai
    ordinato la mediazione. Ha celebrato una udienza all’anno e ha respinto sempre le richieste di anticipazione dell’udienza, alle quali ha risposto oltre i termini consentiti. Inoltre, per precisare le conclusioni sono stati necessari 3 rinvii, perché per due udienze il giudice predetto si è fatto sostituire da un GOT.
    Sono certa che tali comportamenti processuali siano
    certamente censurabili.

  2. Solo in italia succedono queste cose.il fatto è che si peggiora sempre.i politici o i giornalisti? Hanno paura del terzo potere.

  3. Gian Paolo Porcu dottore commercialista cf PRCGPL37M20C623C
    Cagliari 15/11/2017 prot.795/17
    Ho letto con interesse il Vostro lavoro sulla pubblicità dei verbali del CSM, grazie. Vi racconto questa: al CSM ho chiesto la verifica della idoneità professionale d’un giudice che prima come pm e poi, (in altro processo ma sugli stessi fatti e persone), come giudice monocratico penale (era incompatibile?), aveva preso gravi provvedimenti basandoli su un inconcepibile “errore” tecnico grande come un palazzo. Per capirci faccio un esempio: come dire che statuto della Fiat è un regolamento condominiale. Il CSM ha archiviato: nulla da osservare. Ho chiesto il verbale del CSM, che mi è stato spedito, ma era praticamente in bianco, perché gli accertamenti tecnici de quibus, fatti dal CSM, stavano nell’allegato al verbale. L’allegato non m’è stato fornito “perché é pubblico il verbale, non gli allegati”. Ci dobbiamo tenere la pancia? Vorrei tanto conoscere il Vostro qualificato parere, grazie e saluti.
    Gian Paolo Porcu gianpaoloporcu@alice.it

  4. Buona Sera, una persona in una denuncia ai C.C. ha dichiarato che io spesso facessi uso di alcolici e che poi aggredissi le persone nei locali e che per questo io avessi altre denunce per gli stessi motivi.
    Denunciato per DIFFAMAZIONE AGGRAVATA (ben 2 aggravanti) con in allegato il mio estratto con carichi pendenti che era “illibato” il VPO ha avuto il coraggio di archiviare perchè a suo dire la terminologia nn era offensiva e l’indagato aveva messo al corrente gli agenti di P.S. di un comportamento socialmente pericoloso.
    Sinceramente mi sono sentito diffamato 2 volte, la seconda dal VPO che ho tutta intenzione di segnalarla al CSM.
    Voi cosa ne pensate ???
    Dite che il CSM se ne fregherà oppure prenderà provvedimenti ???
    Oltretutto per oppormi all’archiviazione ho subito anche un danno economico per pagare l’avvocato che mi sta seguendo la cosa.
    Posso chiedere risarcimento per “gli abusi subiti” ???
    Grazie

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