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Lo sai che? Mobbing: in quanto si prescrive il diritto al risarcimento del danno?

Lo sai che? Pubblicato il 14 novembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 14 novembre 2017

In quanto si prescrive il diritto al risarcimento del danno derivante da mobbing? E da quando inizia a decorrere il termine per la prescrizione?

Azione di danno da violazione della normativa in materia di sicurezza

Il soggetto su cui grava il debito di sicurezza è il datore di lavoro. Per cui, la strada maestra per far valere eventuali danni da inadempimento di quel debito è il giudizio di lavoro innanzi al giudice del lavoro esclusivamente nei confronti dell’imprenditore. Ciò non esclude, anche in questa evenienza, l’eventuale corresponsabilità nell’inadempimento e, dunque, nella causazione del danno di soggetti terzi rispetto al datore di lavoro (per esempio, preposti, delegati, ecc.), cui, quindi, si potrà rivolgere la richiesta di risarcimento in un autonomo ed ordinario giudizio civile oppure in un giudizio penale (quando i fatti costituiscano anche reato), previa presentazione di querela e successiva costituzione di parte civile.

Prescrizione dell’azione

La Suprema Corte [1] ha sancito che a fronte della allegazione da parte del ricorrente di fatti delittuosi protratti nel tempo e della colpevole negligenza del datore di lavoro per tutto il tempo in cui i reati sono stati commessi, ciascuno dei quali era idoneo a fondare la richiesta di risarcimento, non è conforme al diritto sostenere che in caso di pluralità di fatti illeciti protratti nel tempo il termine di prescrizione inizia a decorrere dal momento della commissione del primo degli episodi denunciati, poiché anche i successivi illeciti sono potenzialmente idonei a determinare una autonoma lesione del diritto e, quindi, a fondare una domanda di risarcimento. Neppure è conforme a diritto far decorrere la prescrizione del diritto al risarcimento del danno dal fatto illecito lesivo anziché dal manifestarsi all’esterno della produzione del danno. In tema di prescrizione del diritto al risarcimento del danno, sia per responsabilità contrattuale che per responsabilità extracontrattuale, la Cassazione ha ripetutamente affermato che il termine di prescrizione inizia a decorrere non già dal momento in cui il fatto del terzo viene a ledere l’altrui diritto, bensì dal momento in cui la produzione del danno si manifesta all’esterno divenendo oggettivamente percepibile e riconoscibile. In pratica, la Corte dice che, in caso di pluralità di fatti di mobbing (nel caso oggetto del processo costituenti anche reato, oltreché mero illecito civile), la prescrizione inizia a decorrere non dalla prima condotta vessatoria del datore o del dirigente, ma dal momento in cui iniziano a manifestarsi all’esterno i sintomi del danno all’integrità psico-fisica (in pratica, della patologia) causato al lavoratore dai comportamenti mobbizzanti. Questo è oggi il cosiddetto diritto vivente sul punto e questo, di fatto, vuol dire che la decorrenza del termine prescrizionale è spostata molto in avanti nel tempo, con conseguente maggiore garanzia per il lavoratore di poter conseguire il risarcimento del danno subito.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Stefano Palmisano

note

[1] Cass. sent. n. 16148 del 20.08.2007.


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