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Quando la Guardia di Finanza può entrare in casa

24 ottobre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 24 ottobre 2017



Accesso e perquisizioni del Fisco presso l’abitazione del contribuente: quando è possibile.

La legge [1] disciplina l’accesso della Guardia di Finanza tanto nei locali destinati all’esercizio di attività commerciali o professionali (negozi, aziende, uffici ecc.) quanto nell’abitazione del contribuente. Le norme sono dettate per l’accertamento dell’Iva ma sono applicabili a tutte le imposte sui redditi.

Accessi Guardia di Finanza presso locali e uffici

Il Fisco può disporre l’accesso nei locali destinati all’esercizio di attività commerciali, agricole, artistiche o professionali, per procedere ad ispezioni documentali, verificazioni e ricerche e ad ogni altra rilevazione ritenuta utile per l’accertamento delle imposte e per la repressione dell’evasione fiscale e delle altre violazioni.

Gli impiegati che eseguono l’accesso devono essere muniti di apposita autorizzazione che ne indica lo scopo, rilasciata dal capo dell’ufficio da cui dipendono. Tuttavia, e in ogni caso per accedere in locali che siano adibiti anche ad abitazione, è necessaria anche l’autorizzazione del procuratore della Repubblica. In ogni caso, l’accesso nei locali destinati all’esercizio di arti o professioni dovrà essere eseguito in presenza del titolare dello studio o di un suo delegato.

Accessi Guardia di Finanza presso l’abitazione

L’accesso in locali diversi da quelli destinati all’attività commerciale o professionale, come per esempio l’abitazione, può essere eseguito, previa autorizzazione del procuratore della Repubblica, soltanto in caso di gravi indizi di violazioni, allo scopo di reperire libri, registri, documenti, scritture ed altre prove delle violazioni.

La Cassazione [2] ha precisato che quando l’accesso avviene presso l’abitazione del contribuente, è necessaria, nel rispetto del principio di inviolabilità del domicilio, non solo l’autorizzazione del Procuratore della Repubblica, ma anche la sussistenza di gravi indizi di violazione tributaria. L’autorizzazione in questione non rappresenta un semplice nulla osta da parte di un organo superiore, bensì un provvedimento valutativo della ricorrenza nella concreta vicenda di specifici presupposti giustificativi dell’ingresso nell’abitazione [3].

Le Sezioni Unite della Cassazione [4] hanno avuto modo di precisare che il giudice tributario, dinanzi alla contestazione della pretesa impositiva avanzata sui risultati dell’accesso domiciliare, può essere chiamato a controllare l’esistenza del decreto del pubblico ministero e la presenza dei requisiti indispensabili, e che, nel valutare la legittimità del provvedimento di autorizzazione all’accesso domiciliare, terrà conto, quanto al requisito della motivazione, che l’apprezzamento della gravità degli indizi è esternabile anche in modo sintetico, oppure indiretto, tramite il riferimento ai dati allegati dal Fisco.

Cosa controlla la Guardia di Finanza

E’ in ogni caso necessaria l’autorizzazione del procuratore della Repubblica o dell’autorità giudiziaria più vicina per procedere durante l’accesso a perquisizioni personali e all’apertura coattiva di pieghi sigillati, borse, casseforti, mobili, ripostigli e simili e per l’esame di documenti e la richiesta di notizie relativamente ai quali è eccepito il segreto professionale.

L’ispezione documentale si estende a tutti i libri, registri, documenti e scritture, compresi quelli la cui tenuta e conservazione non sono obbligatorie, che si trovano nei locali in cui l’accesso viene eseguito, o che sono comunque accessibili tramite apparecchiature informatiche installate in detti locali. I libri, registri, scritture e documenti di cui è rifiutata l’esibizione non possono essere presi in considerazione a favore del contribuente ai fini dell’accertamento in sede amministrativa o contenziosa.

Per rifiuto di esibizione si intendono anche la dichiarazione di non possedere i libri, registri, documenti e scritture e la sottrazione di essi alla ispezione.

Verbale di contestazione

Di ogni accesso deve essere redatto processo verbale da cui risultino le ispezioni e le rilevazioni eseguite, le richieste fatte al contribuente o a chi lo rappresenta e le risposte ricevute. Il verbale deve essere sottoscritto dal contribuente o da chi lo rappresenta ovvero indicare il motivo della mancata sottoscrizione. Il contribuente ha diritto di averne copia.

Sequestro scritture contabili

I documenti e le scritture possono essere sequestrati soltanto se non è possibile riprodurne o farne constare il contenuto nel verbale, nonché in caso di mancata sottoscrizione o di contestazione del contenuto del verbale.

I libri e i registri non possono essere sequestrati; gli organi procedenti possono eseguirne o farne eseguire copie o estratti, possono apporre nelle parti che interessano la propria firma o sigla insieme con la data e il bollo d’ufficio e possono adottare le cautele atte ad impedire l’alterazione o la sottrazione dei libri e dei registri.

note

[1] Art. 52 DPR n. 633/1972.

[2] Cass. ord. n. 23824 del 11.10.2017.

[3] Cass. sent. n. 26829/2014

[4] Cass. Sez. Unite, sent. n. 16424/2004.


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