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Lo sai che? Come trattare con un avvocato

Lo sai che? Pubblicato il 24 ottobre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 24 ottobre 2017

Come trovare un accordo e firmare una transazione con l’avvocato di controparte dopo aver ricevuto una lettera di diffida.

Hai ricevuto una lettera di diffida da uno studio legale e vorresti rispondere immediatamente senza ricorrere, a tua volta, a un avvocato. Ritieni infatti che, con un po’ di buon senso, sarà possibile trovare una soluzione pacifica e accomodante per entrambe le parti. La presenza di un ulteriore legale, insomma, oltre ad essere costosa, appare anche inutile. Peraltro hai delle buone conoscenze giuridiche per difenderti da solo e sei dotato di buone doti persuasive. Ciò nonostante ti chiedi come trattare con un avvocato: qual è il modo migliore per rispondere, è preferibile anticipare la propria posizione con una lettera o è meglio telefonare; è conveniente inviare un’email o parlare di persona; bisogna mercanteggiare o è opportuno piuttosto andare direttamente al nocciolo della questione? Tutti questi dubbi non possono trovare, ovviamente, una soluzione valida per tutti i casi e la risposta può dipendere dalla gravità e dall’urgenza della situazione, dal carattere dell’avvocato e dagli spazi che la controparte ha lasciato a possibili aperture transattive. In generale, però, se ti chiedi come trattare con un avvocato, puoi seguire queste regole di massima.

Telefona allo studio legale e parla con l’avvocato

La prima cosa da fare, specie quando la questione è urgente, è telefonare e parlare direttamente con l’avvocato dell’avversario. Questi difficilmente potrà avere il tempo per riceverti (dopo aver già perso molto tempo con il proprio cliente) ed una telefonata è certo il modo più veloce e indolore per avere un primo contatto. Nel corso della telefonata si potrà già intuire qual è la posizione della controparte, quali possibili vie conciliative si possono intraprendere, quanto tempo c’è per trovare una soluzione bonaria alla controversia. Se, ad esempio, la diffida ha ad oggetto la riscossione di somme di denaro, è possibile comprendere già da un primo contatto telefonico se c’è disponibilità a pagare a rate o a trattare sull’importo.

Partiamo da un concetto generale: neanche gli avvocati amano fare cause. I professionisti sono i primi ad essere pregiudicati da un lungo contenzioso che toglie loro più tempo e risorse di quante, spesso, ne possano ricavare con la parcella. Così, se possono risolvere subito la vertenza, pagandosi immediatamente, sarebbero di certo più felici. Ecco perché l’avvocato dell’avversario non va visto anch’egli come un avversario, ma sapendogli parlare e spiegare le proprie ragioni potrebbe diventare un mediatore e trovare una soluzione che accontenti capra e cavoli.

Invia una mail o una raccomandata

Di solito le parole devono sempre essere accompagnate da uno scritto, ossia da una proposta inviata per raccomandata o email, in modo da conferire ad essa maggiore certezza. Per cui sarà verosimilmente lo stesso avvocato a suggerirti, all’esito dell’incontro telefonico, di mettere per iscritto ciò che gli hai detto e proposto affinché lo possa riferire al proprio cliente in modo più preciso. In questa sede dovrai fare molta attenzione a chiarire che la proposta di accordo che stai avanzando non va intesa come «ammissione di responsabilità», ma ha solo una funzione conciliativa, al fine di evitare il giudizio. Diversamente, la tua lettera potrebbe diventare un vero e proprio boomerang: se tu dovessi riconoscerti debitore o responsabile di ciò che ti viene imputato non avresti poi possibilità di difenderti nel corso di un eventuale giudizio. Quindi sarà bene specificare, in ogni caso, che disconosci e contesti tutto ciò che ti viene addebitato, ferma restando comunque la tua volontà di trovare una soluzione pacifica alla lite.

Aspettati una controproposta

Il secondo step da aspettarsi è quello della controproposta. Siamo in un Paese dove il mercanteggio è arte e costanza. A tutti i livelli si cerca sempre di “tirare fin dove si può”. Ti dovrai quindi attendere, quasi sempre, una controproposta con condizioni meno convenienti rispetto a quelle da te proposte. L’avvocato ti dirà verosimilmente che ha parlato con il proprio cliente, il quale è disposto a trattare (anche ai privati non piace fare le cause), ma che tuttavia bisogna rivedere le condizioni. Ecco perché, se sei furbo, devi riuscire ad anticipare questa contromossa e, nel momento in cui avanzi al tua offerta iniziale, devi lasciarti un margine peggiorativo. Ad esempio, se la controparte ti sta chiedendo mille euro e tu sei disposto a pagarne solo 600, la cosa migliore è avanzare un’offerta al di sotto di questa soglia (400-500 euro) per poi salire quel tanto che basta per dare all’avversario la sensazione di aver ottenuto qualcosa in più rispetto al punto di partenza.

Chiedi un incontro di persona

C’è un aspetto psicologico che non va sottovalutato: la forza persuasiva del volto è spesso superiore a quella delle parole o degli scritti. Quando avrai capito che c’è un margine di trattativa, prova a chiedere un colloquio personale con l’avvocato dell’avversario affinché ti veda in faccia e intuisca, da ciò, la tua buona volontà. Non ti stiamo ovviamente dicendo di andare a fare una recita né di suscitare l’altrui compassione; tuttavia, la serietà dell’offerta può essere desunta anche da quanto impegno tu stai mettendo nel trovare una soluzione pacifica.

Dimostra in modo convincente le tue ragioni e i tuoi limiti

Quando devi fare un’offerta transattiva devi far capire all’avvocato dell’avversario che non si tratta di un capriccio o di un modo per sfuggire ai tuoi obblighi; devi al contrario dimostrare che non hai altre possibilità, se non quelle evidenziate verbalmente, di adempiere alle richieste dell’avversario. A tal fine sarà necessario porre sul piatto tutte le motivazioni che fanno pendere l’ago della bilancia dalla tua parte, nonché le tue obiettive difficoltà a muoverti diversamente. Ad esempio, se una ditta che ti ha fatto lavori in casa ti contesta il mancato pagamento di una fattura devi spiegare per quali ragioni ritieni i lavori non eseguiti a regola d’arte e quali sono comunque le tue condizioni economiche che ti consentono di pagare. A tal fine, dovrai anche far intuire che, in caso di contenzioso in tribunale, l’esito non è così scontato come crede l’avversario e che, comunque, anche a causa vinta, non è affatto sicuro che questi recupererà i soldi.

Ti consigliamo, comunque, di non riportare questi aspetti in una lettera ma di lasciarli “a voce” anche per non consegnare all’avversario tutte le possibili contestazioni che potrai sollevare in una eventuale causa.

Chiedi un atto di transazione scritto

Quando hai raggiunto l’accordo, tutti gli aspetti dell’intesa andranno formalizzati per iscritto e firmati da te e dal tuo avversario, in modo che nessuno dei due abbia più nulla a che pretendere dall’altro. A stilare l’atto di transazione sarà l’avvocato, ma è meglio, in questo caso, che tu faccia leggere l’atto a un esperto che sappia consigliarti. A volte è proprio nei documenti scritti che si nascondono le maggiori insidie.

Una volta messe le firme su almeno due originali, conserva il documento per almeno 10 anni se si tratta di una vertenza sorta da un contratto, 5 anni se si tratta di una vertenza sorta da un danno per fatto illecito (ad esempio delle infiltrazioni di acqua nell’appartamento di sotto).

note

Autore immagine: 123rf com


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1 Commento

  1. Buongiorno,
    abbiamo ricevuto decreto ingiuntivo per una cifra irrisoria. Abbiamo provato a contattare sia la controparte via email, dando disponibità al pagamento, sia l’avvocato che li rappresenta, via mail che telefonicamente, ma infruttuosamente. Il professionista non riporta alcun contatto nella carta intestata, se non la PEC ed il telefono dello studio lo abbiamo trovato su internet, in elenchi generici. Alla segreteria telefonica abbiamo lasciato delle comunicazioni senza mai ricevere risposta.
    Senza altro mezzo se non la PEC, abbiamo inviato un messaggio riportando le difficoltà e ci è stato risposto con un IBAN. Abbiamo quindi proposto un pagamento di appena 5 rate. In 25 giorni non è giunta nessuna risposta, se non un atto di precetto.
    L’assenza di qualsiasi riscontro da cliente e rappresentante legale sembra solo una strategia aumentare il danno al debitore ed il lucro del professionista.
    Quando andremo in tribunale, le rate sarebbero già state del tutto pagate se invece di proseguire per questa strada avessero quantomeno risposto perchè i tempi sono equivalenti. Vorremmo pagare volontariamente le rate ma il comportamento volto ad aggravare le spese ci da una incertezza: il nostro invio rateale delle somme sarà una ulteriore scusa per addebitare altri costi ?
    Questo ci sembra un comportamento scorretto.
    Possiamo in qualche modo difenderci ?

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