Diritto e Fisco | Articoli

Appello: quando è possibile presentare nuovi documenti?

19 novembre 2017


Appello: quando è possibile presentare nuovi documenti?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 novembre 2017



Nel processo di appello si possono depositare nuovi documenti, preesistenti ma mai prodotti in precedenza?

Per rispondere a questa domanda è utile prendere le mosse dalla previsione specifica del codice di procedura civile secondo la quale, nella sua attuale formulazione, ai sensi del terzo comma dell’art. 345 cod.proc.civ. “Non sono ammessi nuovi mezzi di prova e non possono essere prodotti nuovi documenti, salvo che la parte dimostri di non aver potuto proporli o produrli nel giudizio di primo grado per causa ad essa non imputabile […].

La norma in questione è stata modificata ad opera della l. 134/2012 entrata in vigore proprio nel mese di settembre del 2012. Secondo la precedente formulazione della norma, oltre alla incolpevole mancata produzione, si doveva operare (la Corte di appello doveva operare) una valutazione circa la sua indispensabilità al fine della decisione.

Già in prima analisi appare evidente come la regola della impossibilità di produrre nuovi documenti non sia affatto assoluta ma che, anzi, volendosi, in qualche modo, dare prevalenza alla emissione di una “sentenza giusta” il legislatore abbia previsto la possibilità, quando indispensabile per la decisione, di integrare il materiale di prova. In una sentenza non risalente, la Suprema Corte di Cassazione ha osservato che: “La produzione di nuovi documenti in appello è inammissibile, al pari di quanto avviene per la produzione di nuovi mezzi di prova. L’unica deroga a questo principio la si ha nel caso in cui la parte non li abbia potuti produrre per causa ad essa non imputabile, ed il Giudice li ritenga indispensabili in quanto dotati di una influenza causale più incisiva rispetto a quella delle prove già rilevanti sulla decisione finale della controversia. Di tale “indispensabilità” il Giudice deve però darne conto con provvedimento motivato censurabile in sede di legittimità potendo la Suprema Corte vagliarne la congruità e la logicità del percorso motivazionale seguito e l’esattezza del ragionamento adottato” (Cass. Sent. n. 5657 del 20.03.2015).

Applicando questi principi al caso specifico si ritiene che, per potersi ritenere ammissibile (e quindi utilizzabile) l’appellante dovrebbe dimostrare che la mancata produzione dell’atto – anche se pubblico e quindi teoricamente conoscibile – non sia ad essa imputabile oltre che, chiaramente, dimostrare la sua incisività rispetto alla decisione.

Da questo punto di vista si potrebbe argomentare, ribaltando i termini della questione così come proposta dall’appellante, che proprio in virtù del fatto che trattasi di atto pubblico, si dovrebbe presumere una facilità di produzione di quel documento, e che, quindi, la sua mancata produzione non può certo dirsi “incolpevole”. Non si tratta di un atto la cui esistenza è stata scoperta solo nel corso del giudizio di appello. A parere dello scrivente, concludendo, la produzione documentale in oggetto, non potendosi ritenere che il mancato deposito sia incolpevole, deve ritenersi inammissibile e, perciò, il documento inutilizzabile.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Antonio Ciotola

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI