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Cessione di bene con obbligo di assistenza

19 novembre 2017


Cessione di bene con obbligo di assistenza

> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 novembre 2017



Mio cognato, invalido grave del 100%, non autosufficiente, vive da me e ha ceduto con atto notarile il suo appartamento a mio figlio con una “cessione di bene con corrispettivo di obbligo di assistenza”. Mio figlio abita lì con la sua famiglia, in comodato gratuito e tutti i giorni viene ad accudirlo nonostante sia stato licenziato e sia in fase di separazione consensuale con sua moglie. Non avendo altre dimore, può legalmente sostenere di rimanere nella sua casa per accudire ed assistere lo zio, che peraltro ora per problemi di salute nella mia famiglia non posso più ospitare? Mia nuora ha un lavoro fisso ed è proprietaria di un appartamento che tiene in affitto.

 

La cessione di bene con obbligo di assistenza è un istituto giuridico attraverso il quale il soggetto “acquirente” dell’immobile non paga un prezzo ma si obbliga ad eseguire, a titolo di corrispettivo, delle prestazioni che si sostanziano in obblighi di “dare” (fornire alimenti, medicinali, vestiario etc.), ed in obblighi di “fare” (assistenza, pulizia della persona e della casa, fare compagnia etc.). Si concretizza in un contratto personalizzato per individuare ben chiaramente gli impegni che, se non osservati, potrebbero determinare lo scioglimento del contratto di cessione per inadempimento.

La cessione di bene con obbligo di assistenza è:

1) un contratto consensuale, ai sensi dell’art. 1376 c.c., in quanto prevede il consenso di entrambe le parti;

2) un contratto con effetti obbligatori, in quanto il soggetto beneficiario dell’immobile è tenuto ad adempiere agli obblighi di assistenza;

3) un contratto ad effetti reali, in quanto il soggetto obbligato alla prestazione acquista immediatamente del bene;

4) un contratto di durata caratterizzato dall’aleatorietà, relativa non solo alla durata della vita del cedente, ma anche all’entità ed alla qualità delle prestazioni materiali e spirituali che non possono essere quantificate a priori nella stipula del contratto.

Il figlio del lettore, attraverso atto notarile, è diventato dunque l’unico beneficiario dell’immobile, impegnandosi però a prestare assistenza al proprietario originario, ossia lo zio. Pertanto, per adempiere correttamente al suo obbligo il figlio deve essere fisicamente vicino all’anziano e malato zio. Alla luce di quanto detto, in base alle norme in materia, a parere dello scrivente, il figlio del lettore è nel pieno diritto di trasferirsi presso l’abitazione, unitamente allo zio (proprietario originario) in modo da accudirlo, materialmente e spiritualmente in maniera adeguata. Un domani che quest’ultimo verrà a mancare, il figlio del lettore diventerà ufficialmente il proprietario dell’immobile.

In caso di separazione della coppia, al giudice dovrà essere fatta presente la situazione, evidenziando la mancanza di lavoro del figlio del lettore, la cessione del bene con obbligo di assistenza, il lavoro a tempo indeterminato della nuora del lettore e la proprietà di un altro appartamento, in modo che disponga l’agevole uscita dall’immobile gravato da obbligo, sul quale la stessa, per la natura personalissima del contratto, non potrà accampare alcuna pretesa.

Quanto detto viene confermato dalla giurisprudenza.

Con il contratto di mantenimento, una parte (beneficiaria) trasferisce all’altra (contraente) un immobile ricevendo in cambio un preciso impegno di assistenza. Il requisito dell’aleatorietà è elemento essenziale del contratto di mantenimento che può sussistere in un patto in cui a fronte della necessità di assistenza in capo alla beneficiaria – già presente al momento della stipulazione del contratto di cessione dell’immobile – la durata delle prestazioni a carico della controparte sia sconosciuta (essendo legata alla durata della vita della beneficiaria)” Cass. Civ., sez. II, sentenza 11 aprile 2013 n. 8905.

 

 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Rossella Blaiotta

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