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Legge 104: quando e in che limiti è possibile praticare un hobby

19 Novembre 2017


Legge 104: quando e in che limiti è possibile praticare un hobby

> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 Novembre 2017



Sono un insegnante che usufruisce per la legge 104 del congedo biennale per assistenza al parente disabile.  Posso come dipendente svolgere saltuariamente attività sociale, ricreativa, etc., comunque senza scopo di lucro, durante il periodo di congedo?  Mi occupo di teatro amatoriale, due o tre volte la settimana per circa un’ora in orari serali, tranne nel periodo prossimo allo spettacolo che mi impegna per 2 o 3 ore per i 4 giorni finali.  Posso praticare questo hobby o vado incontro a sanzioni?

La Legge 104/92 è la normativa di riferimento in materia di disabilità, per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone portatrici di handicap.

Quando si parla di beneficiari della Legge 104 si intendono, generalmente, i portatori di handicap in situazione di gravità, oppure i lavoratori che assistono un parente in queste condizioni.

Il congedo biennale può essere riconosciuto al familiare o affine entro il terzo grado convivente del disabile in situazione di gravità, in caso di mancanza, decesso o in presenza di patologie invalidanti degli altri soggetti individuati dalla norma, secondo il seguente ordine di priorità:

  1. il coniuge convivente della persona disabile in situazione di gravità;
  2. il padre o la madre, anche adottivi o affidatari, della persona disabile in situazione di gravità, in caso di mancanza, decesso o in presenza di patologie invalidanti del coniuge convivente;
  3. uno dei figli conviventi della persona disabile in situazione di gravità, nel caso in cui il coniuge convivente ed entrambi i genitori del disabile siano mancanti, deceduti o affetti da patologie invalidanti;
  4. uno dei fratelli o sorelle conviventi della persona disabile in situazione di gravità nel caso in cui il coniuge convivente, entrambi i genitori ed i figli conviventi del disabile siano mancanti, deceduti o affetti da patologie invalidanti;
  5. un parente o affine entro il terzo grado convivente della persona disabile in situazione di gravità nel caso in cui il coniuge convivente, entrambi i genitori, i figli conviventi e i fratelli o sorelle conviventi siano mancanti, deceduti o affetti da patologie invalidanti.

Attraverso il congedo il lavoratore, per un periodo di tempo che non può superare i due anni, può assentarsi dal lavoro per dedicarsi a tempo pieno all’assistenza della persona bisognosa. L’istituto nasce con l’intento di consentire a chi vive delle situazioni familiari complicate, a causa di malattia o disabilità di un parente, di essere più presente in famiglia e offrire concretamente il proprio aiuto. Per queste ragioni il congedo deve essere utilizzato dal lavoratore esclusivamente per accudire in maniera adeguata il proprio congiunto e non per soddisfare interessi personali. Purtroppo, soprattutto in passato, molti hanno abusato di tale beneficio, sfruttandolo esclusivamente a proprio vantaggio, ad esempio lasciando i familiari soli, partendo per delle vacanze o addirittura svolgendo attività lavorative autonome. A causa di questi comportamenti scorretti, la Corte di Cassazione si è pronunciata in maniera decisa in materia, evidenziando come il lavoratore dipendente che utilizzi i benefici della legge 104/1992 per fini diversi dall’assistenza al parente portatore di handicap, si pone in una posizione di abuso di diritto e diviene pertanto licenziabile.

Aver partecipato ad una serata danzante durante la fruizione di un permesso per assistere un genitore disabile grave implica un disvalore sociale giacchè il lavoratore, nel caso specifico, aveva appunto usufruito di permessi per l’assistenza a portatori di handicap per soddisfare proprie esigenze personali scaricando il costo di tali esigenze sull’intera collettività, stante che i permessi sono retribuiti in via anticipata dal datore di lavoro, il quale poi viene sollevato dall’ente previdenziale del relativo onere anche ai fini contributivi e costringe il datore di lavoro ad organizzare ad ogni permesso diversamente il lavoro in azienda ed i propri compagni di lavoro che lo devono sostituire, ad una maggiore penosità della prestazione lavorativa”. Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 8784 del 30 aprile 2015.

Alla luce di quanto detto, a parere dello scrivente, in mancanza di una normativa diretta sul tema, è consigliabile utilizzare il tempo del congedo richiesto con attenzione, facendo in modo che gli allontanamenti del lettore dall’abitazione familiare siano finalizzati a soddisfare contemporaneamente sia l’interesse all’assistenza del suo parente sia eventuali suoi interessi personali, non occupando l’intera giornata o l’intera settimana ma solo alcune ore, come già sta effettivamente facendo.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Rossella Blaiotta


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