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Le Guide Che fare se arriva un avviso di accertamento?

Le Guide Pubblicato il 16 novembre 2012

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> Le Guide Pubblicato il 16 novembre 2012

Che cosa può fare il contribuente quando riceve un avviso di accertamento per imposte sui redditi, IVA e IRAP? Egli ha a disposizione diverse alternative.

Come abbiamo già detto diffusamente in un precedente articolo (“Riscossione e accertamento immediatamente esecutivo“), la vecchia cartella esattoriale è stata eliminata nel caso di riscossione delle imposte sui redditi, IVA e IRAP. Non si procede più quindi all’iscrizione a ruolo della somma e alla notifica della cartella esattoriale, ma già l’atto di avviso di accertamento è immediatamente esecutivo e quindi obbliga il destinatario a pagare entro 60 giorni dalla notifica.

Al cittadino si profilano diverse possibilità, che vale la pena analizzare singolarmente.

SE NON SI VUOLE IMPUGNARE L’AVVISO

1. Se il contribuente decide di non impugnare l’avviso di accertamento, egli può

a) non pagare la somma accertata; in tal caso, decorso il termine di presentazione del ricorso (60 giorni dalla notifica dell’atto), l’avviso diventa esecutivo. Dopo ulteriori 30 giorni, le somme accertate vengono affidate a Equitalia per la riscossione coattiva, con le modalità e nei termini precedentemente descritti. Il contribuente dovrà versare, all’agente della riscossione, le imposte accertate, gli interessi per ritardato pagamento, le sanzioni; e inoltre, gli interessi di mora, l’aggio e le spese relative alle procedure di riscossione;

b) prestare acquiescenza alla pretesa impositiva dell’amministrazione, pagando, entro 60 giorni dalla notifica, le maggiori imposte accertate e i relativi interessi, nonché le sanzioni amministrative nella misura di un sesto o di un terzo (si può richiedere anche un pagamento a rate);

c) prestare acquiescenza alle sole sanzioni (irrogate insieme all’avviso di accertamento), pagando entro 60 giorni dalla notifica, un terzo della sanzione irrogata;

d) decorsi i 60 giorni dalla notifica, ma entro i successivi 30 giorni (cioè prima che il credito venga affidato per la riscossione a Equitalia), pagare quanto richiesto in misura integrale (imposta, interessi per il ritardo e sanzioni). In questo modo il contribuente ha la garanzia di sottrarsi al rischio di subire l’eseucizone forzata, ma non di evitare il pagamento degli interessi di mora e dell’aggio di riscossione;

d) dopo l’affidamento del credito ad Equitalia, ossia dopo 90 giorni dalla notifica dell’avviso, pagare quanto dovuto (imposte, interessi per il ritardo e sanzioni), corrispondendo anche gli interessi di mora, gli aggi di riscossione e le eventuali spese di riscossione;

SE SI VUOLE IMPUGNARE L’AVVISO

2. Se il contribuente decide di impugnare l’avviso di accertamento, egli deve

a) proporre ricorso alla Commissione Tributaria provinciale, pagando – entro il termine per la proposizione del ricorso, con il modello F24, un terzo dell’ammontare dei tributi accertati e dei relativi interessi (non anche delle sanzioni amministrative irrogate). Poi alla fine del ricorso, con l’emissione della sentenza:

a.1) in caso di rigetto del ricorso (in tutto o in parte), al contribuente verrà notificato un atto con l’intimazione ad adempiere al pagamento della differenza fra i due terzi dell’ammontare risultante dalla sentenza (tributo, interessi e sanzioni) e quanto già pagato;

a2.) in caso di accoglimento del ricorso, al contribuente spetta il rimborso di quanto già versato in eccedenza rispetto a quanto stabilito nella sentenza.

Contestualmente o dopo la proposizione del ricorso, il contribuente può:

1) presentare istanza di sospensione dell’esecutività dell’avviso di accertamento, dimostrando la sussistenza di fondati motivi di ragione delle proprie tesi e che vi potrebbe essere un grave pregiudizio nell’ipotesi in cui il provvedimento non venga sospeso [1]. Sulla domanda, la commissione tributaria dovrebbe pronunciarsi entro 180 giorni, termine che però non è perentorio (ne è prevista una sanzione in caso in cui non venga rispettato);

2) dimostrando che si tratti di una situazione che riveste “eccezionale urgenza”, presentare istanza al Presidente della Commissione per ottenere la concessione con “procedura interinale” dell’esecutività dell’avviso di accertamento.

Il contribuente, sia che abbia impugnato l’avviso di accertamento, sia che non lo abbia fatto, può presentare, dopo l’affidamento del credito ad Equitalia (e quindi dopo 90 giorni dalla notifica dell’avviso di accertamento), agli uffici di Equitalia stessa una istanza di rateazione per il pagamento di quanto dovuto, che sarà pari alla somma accertata (in caso di mancata impugnazione) o di quanto dovuto a titolo provvisorio (in caso di ricorso).

 

note

[1] Cosiddetti fumus boni iuris periculum in mora.


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2 Commenti

  1. Io ho ricevuto un avviso di accertamento dal comune,per ici non pagata per
    gli anni 2008,2009,2010,2011.
    A questo sono state aggiunti anche interessi e sanzioni.
    Il comune mi ha cancellato la residenza nella prima casa nel novembre 2012,senza tra l’altro neanche avvertirmi.
    Come puo’ chiedermi le sanzioni per qualcosa che mai mi aveva contestato prima ne’ io avrei dovuto pagare,visto che avevo la residenza nella mia prima casa?Ho fatto ricorso al commissione tributaria provinciale che me lo ha respinto,chiedendomi inoltre 300 euro per le spese.
    Posso fare come dite sopra,cioe’ pagare solo un terzo o un sesto delle spese?
    Grazie

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