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Lo sai che? Nullità della citazione generica

Lo sai che? Pubblicato il 23 novembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 23 novembre 2017

Mi è stata rigettata una causa al giudice di Pace del mio Comune. L’oggetto della causa era il risarcimento del danno alle cose per un sinistro causato da un veicolo con targa straniera. Nella fase stragiudiziale inviavo messa in mora e successivamente notificavo citazione ove indicavo (in entrambi gli atti) come luogo dell’incidente una via in particolare. Il giudice con sentenza rigetta la domanda per nullità della citazione ai sensi del combinato disposto del comma 3 e 4 dell’art. 163 c.p.c., poichè ha ritenuto generica la esposizione in fatto dell’atto di citazione per non avere indicato, solo ed esclusivamente, il punto preciso della strada ove si verificava il sinistro (stessa contestazione per l’atto di costituzione in mora). Ritengo che il giudice avrebbe dovuto, o rimettere la causa sul ruolo ed invitarmi a precisare la esposizione in fatto della domanda sanando la nullità, o rigettare la domanda dichiarandola semplicemente improponibile per genericità della esposizione in fatto ex art. 163 comma 3 e 4. Cosa posso fare? Posso riproporre la domanda o devo fare appello? Se devo fare appello ho possibilità di vincere?

Per rispondere al quesito occorre partire da alcuni punti fermi che la Corte di Cassazione ha sancito in materia di nullità della citazione ai sensi dell’articolo 164, comma 4, del codice di procedura civile (cosiddetta nullità per vizi relativi alla edictio actionis).

La nullità invocata dal giudice di pace in sentenza (nullità per mancata esposizione dei fatti) si verifica quando l’esposizione dei fatti costituenti le ragioni della domanda è stata omessa o risulti assolutamente incerta, tenendo conto che per identificare la causa petendi va fatto riferimento all’insieme delle indicazioni contenute nella citazione e dei documenti allegati e che la ratio di tale nullità sta nell’esigenza di consentire al convenuto di apprestare le sue difese (Corte di Cassazione, sentenza n. 11.751 del 15 maggio 2013).

Fatta questa premessa, delle due l’una:

1) o l’omissione del numero civico (o di qualunque altro utile riferimento) della via lungo la quale sarebbe avvenuto il sinistro comporta effettivamente una assoluta incertezza nella esposizione dei fatti tale da pregiudicare l’attività difensiva dei convenuti, ma allora il giudice avrebbe dovuto rilevarla e fissare all’attore un termine perentorio per rinnovare la citazione o, se il convenuto si sia costituito, per integrare la domanda,

2) oppure l’omissione dell’indicazione del numero civico non rende assolutamente incerta l’esposizione dei fatti e non provoca, perciò, una lesione dei diritti di difesa dell’avversario, ma allora la sentenza è viziata di infrapetizione (omessa pronuncia sulla domanda proposta nel merito ai sensi dell’articolo 112 del codice di procedura civile).

Chiaramente la valutazione circa l’incidenza dell’omissione dell’indicazione del numero civico (o di ogni altro utile riferimento) sulla chiarezza nella esposizione dei fatti e sulle possibilità per l’avversario di apprestare le sue difese, andava e va fatta tenendo conto, come chiarito dalla Cassazione, dell’intero atto introduttivo e dei documenti allegati, e non anche degli esiti delle testimonianze (atteso che il codice di rito vuole che la chiarezza nella  esposizione dei fatti sia presente già all’inizio del processo, essendo il giudice tenuto – data la rilevabilità d’ufficio del vizio – a verificarla in quella fase e non anche a seguito di quella istruttoria).

E, pertanto, detto che la pronuncia di inammissibilità del giudice di pace risulta perlomeno insolita, per non dire abnorme (nel senso che non è prevista dal codice una pronuncia di questo tipo se non nel grado di appello), nel caso in esame (sulla base degli elementi qui in possesso) si può pensare ad una strategia processuale di questo tipo.

Proporre appello dinanzi al tribunale competente (quale giudice di appello), nel quale:

– eccepire la nullità della sentenza di primo grado e dell’intero giudizio di primo grado (come effetto della non sanata nullità della citazione introduttiva del giudizio di primo grado) e quindi, ove il giudice di appello la ravvisi (per essere, a suo giudizio, effettivamente rilevante l’omissione dell’indicazione del numero civico), chiedere di decidere nel merito la causa: in tal caso il giudice dovrà dichiarare la nullità del giudizio di primo grado, consentire le attività impedite dalla stessa nullità (e, quindi, anche la rinnovazione o integrazione della citazione) e, quindi, decidere nel merito se almeno una delle parti glielo chiede (in tal senso, Cassazione 7 luglio 1999, n. 7054);

– in subordine si potrà richiedere, ove tale nullità non venga ravvisata dal giudice di appello (perché egli non riterrà che l’omissione dell’indicazione del civico comporti quella assoluta incertezza nella esposizione dei fatti che provochi la compromissione dei diritti della difesa avversaria), che egli decida nel merito sulla domanda proposta in primo grado (e di fatto non esaminata dal giudice di primo grado) adducendo le ragioni poste a fondamento della domanda non esaminata nel merito in primo grado (vedasi Cassazione, sentenza n. 13.705 del 12 giugno 2007).

Si aggiunge inoltre che, argomentando sulla base della pronuncia n. 1.543 del 2004 della Corte di Cassazione, la denuncia del vizio che comporta la nullità della sentenza o dell’intero procedimento è consentita per garantire l’eliminazione del pregiudizio subìto dal diritto di difesa: nella specie, l’attore, a cui dal giudice di pace non è stato consentito di rinnovare la citazione o di integrare la domanda a seguito della ipotizzata nullità (che in modo anomalo, invece, ha condotto il giudice a dichiarare inammissibile nel merito la domanda), ha subìto un evidente pregiudizio avendo perso nel merito il primo grado di giudizio quando, al contrario, il vizio rilevato in sentenza dal giudice di pace avrebbe potuto e dovuto essere sanato in anticipo secondo quanto dispone l’articolo 164, 5° comma, del codice di procedura civile.

 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte


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