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Denuncia al vigile per falso: ci sono conseguenze disciplinari?

23 novembre 2017


Denuncia al vigile per falso: ci sono conseguenze disciplinari?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 novembre 2017



Ho denunciato per falso ideologico il vigile del mio paese, che per questo è stato condannato ad anni 2 di reclusione. Il sindaco non ha preso nessun provvedimento. Ho anche fatto dei ricorsi per sanzioni dello stesso vigile dove il giudice mi ha sempre dato ragione.  Il sindaco avrebbe dovuto prendere dei procedimenti disciplinari visto la condanna? Sarebbe opportuno scrivere al Prefetto?

Dalla sentenza che ha allegato il lettore si evince che il vigile (dallo stesso denunciato) è stato condannato a due anni di reclusione con il beneficio della sospensione condizionale della pena.

L’art. 163 del codice penale, nel disciplinare l’istituto della pena sospesa, prevede espressamente che:

– possa essere riconosciuto esclusivamente ai soggetti condannati ad una pena non superiore ad anni due di reclusione;

– sia revocata qualora il destinatario della condanna commetta delitti della stessa indole entro due anni (se si tratta di una contravvenzione), cinque anni (se si tratta, come nel caso specifico, di un delitto).

L’art. 166 del codice penale specifica, altresì, che la sospensione della pena detentiva (per la durata suindicata) si estende anche alle (eventuali) pene accessorie.

Nel caso in esame, il giudice non ha ritenuto di applicare alcuna pena accessoria (come l’interdizione dai pubblici uffici) ma, se anche l’avesse fatto, non sarebbe stata esecutiva in quanto sarebbe rimasta sospesa per il principio di diritto sopra esposto.

In ogni caso, l’efficacia di una pena – sia principale che accessoria (come quella invocata dal lettore) – è sempre subordinata al passaggio in giudicato della sentenza di condanna.

Per poter affermare che un soggetto sia responsabile di un reato è necessario, quindi, che la condanna conseguita in primo grado non sia impugnata o (se impugnata) sia confermata in appello ed, eventualmente, in Cassazione. Solo quando una sentenza non è più impugnabile, infatti, può dirsi definitiva ed il soggetto che ne è destinatario può essere considerato giuridicamente colpevole. Si tratta del principio secondo il quale ciascuno “non è considerato colpevole fino alla condanna definitiva”.

Il primo consiglio che si fornisce è il seguente.

Il modo migliore per attaccare questo vigile è segnalare alla Procura della Repubblica la circostanza che ha esposto il lettore relativa alla continua reiterazione di atti falsi nei suoi confronti. Qualora, infatti, riuscisse ad ottenere una nuova condanna per reato analogo, la pena sospesa gli sarebbe certamente revocata e la sua carriera sarebbe stroncata.

Ovviamente ciò è possibile solo se il lettore è in grado di dimostrare che anche le altre multe (che ci ha detto essere state annullate dal giudice civile) erano state redatte dal medesimo soggetto falsamente nell’esercizio della sua funzione.

Per quanto concerne la sua domanda specifica, il sindaco (che abbia cognizione del processo penale) è tenuto ad aprire un procedimento disciplinare.

Sul punto, però, è opportuno precisare che:

– il sindaco potrebbe non sapere (ufficialmente) che è stata emessa una sentenza di condanna;

– e pur sapendolo, quanto ho sopra esposto (circa l’assenza di misure accessorie da parte del giudice penale e la non definitività della sentenza di condanna) gli consentire di chiudere il procedimento disciplinare senza emettere provvedimenti eccessivamente invasivi nei confronti del vigile.

Il secondo consiglio che, pertanto, si fornisce è di scrivere una segnalazione (rivolta al sindaco e per conoscenza anche al Prefetto) nella quale il lettore chiarisce che, a prescindere dalla irrevocabilità o meno della sentenza di condanna emessa nei confronti dell’agente di polizia municipale, segnala che analogo comportamento oggetto del processo (di cui allega la sentenza) è stato realizzato almeno altre tot volte (come da provvedimenti di annullamento delle multe che allega); il che è indice di un continuo abuso di potere da parte chi dovrebbe svolgere una pubblica funzione a servizio della collettività. Per tale ragione lo stesso chiede che il sindaco, o in caso di sua inerzia il Prefetto, assuma gli opportuni (oltre che doverosi) provvedimenti.

Si suggerisce al lettore di limitarsi a scrivere una segnalazione, in cui si raccontare i fatti supportati dai documenti e non esprimere giudizi di valore che potrebbero essere utilizzati contro di lui .

 

 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Sabina Coppola


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