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Dipendente copia e porta a casa i dati aziendali: che rischia?

24 Ottobre 2017
Dipendente copia e porta a casa i dati aziendali: che rischia?

Impossibile copiare sul pen drive i dati aziendali anche se non divulgati.

Hai pieno accesso ai database aziendale dove sono contenute numerose informazioni riservate. Ci sono nomi e dati di clienti e fornitori, i progetti in lavorazione, le prassi con le linee guida da seguire. Non c’è bisogno di password per entrare nel sistema e qualsiasi dipendente può farlo dalla propria postazione di lavoro. Essendo un database “chiuso”, però, gli estranei non vi hanno accesso. Ora però dovrai stare qualche giorno a casa per malattia. Con la scusa, avrai il tempo di controllare meglio i tuoi progetti e quelli di alcuni tuoi colleghi. Così, in un pen drive, scarichi alcuni dei dati contenuti nel database aziendale. Finisce però male: perdi la pennetta e la ritrova il datore di lavoro che, riconoscendola come tua, ti fa sapere che sei licenziato. Avevi infatti il divieto categorico di non portare all’esterno i documenti di lavoro e il contenuto dell’archivio. Dal canto tuo gli fai notare che la finalità non era quella di divulgare le informazioni segrete, ma anzi – nell’interesse stesso dell’azienda – avevi solo voglia di lavorare anche nel periodo di assenza. Il capo tuttavia non ne vuol sapere: per lui sei “fuori”. Chi dei due ha ragione? La risposta è stata fornita da una sentenza della Cassazione pubblicata qualche ora fa [1].

Secondo la Corte Suprema è legittimo il licenziamento in tronco del dipendente che copia i dati segreti aziendali e li porta all’esterno grazie a un pen drive o a una connessione internet (ad esempio inviandoli a se stesso con una email). E ciò vale anche se detti dati non vengono divulgati ma restano nella esclusiva disponibilità del lavoratore. Per porre fine al rapporto di lavoro basta infatti la semplice sottrazione di brevetti e progetti. È anche irrilevante che il materiale non sia coperto da password: il dipendente non può copiarlo per farlo uscire fuori dal controllo del datore. Il fatto poi che l’accesso al materiale sia libero non autorizza di certo i dipendenti ad appropriarsene creando «copie idonee a far uscire le informazioni al di fuori della sfera di controllo del datore di lavoro». Pertanto, il comportamento di chi copia e porta a casa i dati aziendali è – a detta dei giudici supremi – grave al punto da ledere irrimediabilmente il vincolo di fiducia col datore. È quindi legittimo il licenziamento per giusta causa, senza preavviso.


note

[1] Cass. sent. n. 25147/17 del 24.10.17.


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