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Lo sai che? Veranda cristal: va chiesto il permesso a costruire?

Lo sai che? Pubblicato il 24 novembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 24 novembre 2017

Vorrei procedere all’acquisto ed installazione di una veranda chiamata in gergo “cristal” con tetto in pergolato (essendo un attico non c’è un balcone sovrastante quindi si dovrebbe creare il tetto della veranda con un pergolato in legno). Posso farlo? Sul vostro sito spiegate appunto che per una simile veranda con pergolato in legno non sono necessarie approvazioni né da parte del Comune né dell’assemblea (leggi Chiusura balconi in condominio).

La regola generale circa l’installazione di accessori e manufatti sull’area dei balconi domestici stabilisce che se:

1) la tettoria, o il pergolato, installata in maniera fissa, comporta un aumento dei volumi è necessario richiedere al Comune di riferimento il permesso a costruire;

2) la tettoia, o il pergolato, installata per esigenze transitorie, non comporta un aumento dei volumi non è necessario richiedere al Comune il permesso a costruire.

Il permesso a costruire è un provvedimento che si rende necessario quando l’opera edilizia da realizzare determina un mutamento dell’aspetto e della volumetria dell’immobile, attraverso una struttura di non facile rimozione, come ad esempio l’innalzamento di muri perimetrali o all’installazione di pannelli di vetro su struttura metallica.

Al contrario, non è necessario chiedere al Comune il permesso di costruire se si vuole montare sul terrazzo un pergolato a mò di tenda, mediante una struttura mobile, fatta ad esempio di due pali di legno, fissati al pavimento. Tale copertura, infatti, non rappresenta un intervento di ristrutturazione edilizia o un cambio di destinazione d’uso, non aumenta la volumetria dell’immobile e si può rimuovere con facilità. Rientra, pertanto, tra gli interventi di edilizia libera.

Quanto detto viene confermato dalla giurisprudenzaLa trasformazione di un balcone o di un terrazzino, circondato da muri perimetrali, in veranda, mediante chiusura a mezzo di installazione di pannelli di vetro su intelaiatura metallica, non costituisce realizzazione di una pertinenza, nè intervento di manutenzione straordinaria e di restauro, ma è opera soggetta a concessione edilizia ovvero permesso di costruire (Sez. 3, n. 35011 del 26/04/2007 – dep. 18/09/2007, Camarda, Rv. 237532). In particolare, una veranda è da considerarsi, in senso tecnico-giuridico, un nuovo locale autonomamente utilizzabile e difetta normalmente del carattere di precarietà, trattandosi di opera destinata non a sopperire ad esigenze temporanee e contingenti con la sua successiva rimozione, ma a durare nel tempo, ampliando così il godimento dell’immobile. Nè può sostenersi che, nella specie, il manufatto realizzato fosse di modesta entità per le sue dimensioni, poiché, in ogni caso, attraverso la chiusura del preesistente sporto balcone è stato posto comunque in essere un aumento della volumetria abitativa ed assicurato nuovo spazio al corpo immobiliare preesistente”. Cassazione Penale, Sez. III, sentenza n. 1483/2014.

Il Tar Campania, sezione quarta di Napoli, con la sentenza n. 5919 del 16/12/2011 opera un controllo della giurisprudenza e della legislazione relativo al titolo edilizio occorrente per installare tali manufatti “… sulla problematica concernente l’individuazione del titolo edilizio necessario per l’istallazione di tende solari, si registravano in giurisprudenza, prima della modifiche apportate all’art. 6 Dpr n. 380/2001 dall’art. 5 Dl 25 marzo 2010, n. 40, tre diverse posizioni. Secondo un primo orientamento, si sarebbe trattato di un intervento privo di rilevanza edilizia, che non richiedeva, in quanto tale, alcun titolo concessorio (cfr. Tar Lombardia – Milano, sez. III, 31 Luglio 2006, n. 1890). Secondo un’opposta opinione, invece, le tende solari sarebbero finalizzate alla migliore fruizione di un immobile e risulterebbero destinate ad essere utilizzate in modo permanente e non a titolo precario e pertanto necessiterebbero del permesso di costruire (cfr. Tar Basilicata, sez. I, 27 Giugno 2008, n. 337). A parere, infine, di una posizione intermedia (espressa proprio da questa Sezione con la sentenza 2 dicembre 2008, n. 20791), l’istallazione di tende solari rientrerebbe nel novero degli interventi di manutenzione straordinaria, in quanto non determinerebbe alcun volume autonomo né una modifica permanente dello stato dei luoghi, con la conseguenza che il titolo edilizio a tal fine necessario sarebbe costituito dalla denuncia di inizio attività, ai sensi del combinato disposto degli articoli 6, 10 e 22 del Dpr n. 380/2001. Il Collegio ribadisce, in accordo con quanto recentemente espresso nella già richiamata sentenza n. 5324 del 12 ottobre 2011, di condividere la riferita configurazione della natura giuridica degli interventi in questione come interventi di manutenzione straordinaria, che trova il proprio aggancio normativo nell’art. 3, comma primo, Dpr n. 380/2001. Infatti, le tende solari, pur essendo destinate ad alterare la facciata dell’edificio cui accedono (per cui non possono definirsi interventi di manutenzione ordinaria), hanno tuttavia semplice funzione (accessoria e pertinenziale) di arredo dello spazio esterno, limitata nel tempo e nello spazio (in quanto si tratta di strutture generalmente utilizzate nella sola stagione estiva e che non determinano alcuna variazione plano-volumetrica dell’immobile principale, per cui non integrano né una nuova costruzione né una ristrutturazione edilizia). L’assenza della necessità del permesso di costruire ha, inoltre, ricevuto l’avallo del Consiglio di Stato in relazione a una fattispecie di maggiore gravità rispetto a quella oggi in discussione (cfr. CdS, sez. IV, 17 maggio 2010, n. 3127, secondo cui «hanno carattere pertinenziale e, come tali, non debbono essere assistite da permesso di costruire, le opere che hanno finito per sostituire una preesistente tenda parasole di un esercizio commerciale con una struttura in legno infissa alla facciata dell’edificio a mezzo di una trave e ancorata alla facciata medesima nonché, in proiezione anteriore, al muretto antistante l’accesso dell’esercizio, atteso che la struttura realizzata, pur essendo indubbiamente più stabile e “pesante” rispetto alla tenda parasole di cui ha preso il posto, è palesemente destinata ad assolvere alla medesima funzione di essa, non essendo, per entità e caratteristiche, idonea ad integrare la nozione di “porticato” o di “veranda”; in particolare, detta struttura è insuscettibile di costituire un volume autonomo e aggiuntivo rispetto all’esercizio commerciale cui accede. Ne discende che l’opera in questione va qualificata come mera pertinenza rispetto all’edificio, in quanto tale non necessitante il previo rilascio di concessione edilizia (oggi permesso di costruire)”.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Rossella Blaiotta


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