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Lo sai che? Elettrodomestico scoppia per sbalzo di corrente: chi paga?

Lo sai che? Pubblicato il 24 ottobre 2017

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Blackout: anche se il temporale è di intensità superiore alle medie stagionali, Enel o la società elettrica pagano i danni alla famiglia.

Chi paga se si rompe un frullatore, un forno a microonde o la televisione a seguito di un black-out e conseguente sbalzo di tensione? Tutto farebbe pensare la società che fornisce la luce. Eppure, nelle microscopiche clausole contrattuali che gli utenti firmano al momento della sottoscrizione del contratto, sono previsti degli esoneri di responsabilità. Cosa alquanto scontata, penserai, visto che si tratta di contratti redatti dalle stesse società fornitrici e sui quali i clienti non hanno possibilità di trattativa o di modifica. Tuttavia, non sono pochi i giudici che ritengono tali clausole «abusive» ai danni del consumatore e del tutto inefficaci. Così, ad esempio, esistono alcune sentenze che, ritenendo Enel responsabile dei danni cagionati alla proprietà privata dalle proprie strutture e reti, le impongono di risarcire il danno nel caso in cui un elettrodomestico scoppia per sbalzo di corrente. Tra questi spiccano alcuni precedenti della stessa Cassazione.

A stabilire il diritto al risarcimento del danno per l’elettrodomestico fuso a seguito del black-out è stato, di recente, il Tribunale di Lucca [1] secondo cui, in tema di danni conseguenti ad un blackout/sbalzo di tensione, va dichiarata la responsabilità dell’Enel [2] qualora la società elettrica non dimostri che l’evento sia stato determinato da un fatto imprevedibile e inevitabile. Tale di certo non può essere un temporale anche se di intensità superiore alla media; gli eventi atmosferici infatti non sono circostanze imprevedibili e il gestore della rete deve mettere in sicurezza gli impianti soggetti alla propria custodia.

Dello stesso tenore è una sentenza del giudice di Pace di Bari [3] secondo cui la società della luce è sempre tenuta a risarcire il danno per lo scoppio di elettrodomestici a prescindere dalle cause che abbia determinato tale guasto, sia esso uno sbalzo di corrente o un altro motivo.

Anche la Cassazione è dello stesso avviso [4]. Secondo i giudici supremi la società erogatrice di energia elettrica è tenuta a risarcire i danni subiti dagli utenti e dai loro elettrodomestici fulminati a causa degli sbalzi di corrente, essendo responsabile per attività pericolosa [5], non potendosi applicare l’esimente del caso fortuito.

Quindi, nel caso in cui un fulmine o uno sbalzo di tensione abbia fatto scoppiare un elettrodomestico come un televisore, un forno, il computer, il modem, l’impianto stereo o il ferro da stiro, potrai fare richiesta di risarcimento del danno alla compagnia della luce. La domanda va presentata con raccomandata a.r.; bisognerà indicare la data del guasto e i danni procurati. In caso di mancato riscontro bisognerà avviare la causa al giudice di pace. Chiaramente è difficile dimostrare l’acquisto dell’elettrodomestico e il suo valore, ma questi elementi possono essere tratti anche in via presuntiva e tenendo conto delle prove testimoniali.

note

[1] Trib. Lucca, sent. n. 1587/17 del 25.08.2017.

[2] Art. 2051 cod. civ.

[3] Gdp Bari sent. n. 8119/2007: « Il rapporto di causalità tra l’evento e il danno non può che risiedere nel fatto che solo a seguito della interruzione della fornitura di energia elettrica ovvero contemporaneamente al black out, gli apparecchi elettrici a corredo degli ambienti di proprietà dell’attore hanno subito i danni denunciati, avendo poca importanza il perché il congegno tecnico della cabina elettrica non ha funzionato, vale a dire se è addebitabile ad uno sbalzo di tensione o ad altre cause. Le origini del fenomeno fanno parte della indagine dell’ente che gestisce la fornitura dell’energia elettrica cittadina, mentre al danneggiato poco interessa se si sia trattato di uno sbalzo di tensione o di altro».

[4] Cass. sent. n. 11193/2007.

[5] Art. 2050 cod. civ.

Cassazione civile, sez. III, 15/05/2007, (ud. 02/04/2007, dep.15/05/2007), n. 11193

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con sentenza 17-20 giugno 2003 il Tribunale di Chieti, decidendo in grado di appello, accoglieva la domanda di L.L., condannando l’ENEL al pagamento della somma di Euro 2.020,23 in conseguenza di uno sbalzo di corrente elettrica all’interno della propria abitazione, che aveva causato il danneggiamento di vari elettrodomestici di sua proprietà, nonchè l’irreparabile deterioramento di una certa quantità di pesce, conservato in frigorifero.

I giudici di appello hanno osservato che poichè l’attività svolta dall’ENEL, finalizzata alla produzione ed alla fornitura di energia elettrica, era considerare comunque attività pericolosa, doveva trovare applicazione la presunzione di responsabilità prevista dalla legge.

Nel caso di specie, la società non aveva fornito alcuna prova della addebitabilità dell’accaduto al cosiddetto caso fortuito.

Quanto ai danni riportati dal L. a seguito dello sbalzo di tensione nella fornitura di energia elettrica, il Tribunale rilevava – sotto altro profilo – che era stata raggiunta piena prova dell’esistenza e della entità di tali danni.

Avverso tale decisione l’ENEL ha proposto ricorso per cassazione sorretto da tre distinti motivi.

Resiste il L. con controricorso.

La Procura Generale ha depositato conclusioni scritte ai sensi dell’art. 375 c.p.c. chiedendo il rigetto del ricorso.

L’ENEL ha depositato memoria difensiva.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con tre distinti motivi la società ricorrente deduce:

– violazione e falsa applicazione dell’art. 330 c.p.c., R.D. 22 gennaio 1934 n. 37, art. 82, erronea motivazione del giudice del grado di appello su un punto decisivo della controversia.

La notifica dell’atto di impugnazione 19 novembre 2002 era stata effettuata ad istanza del difensore della parte appellante alla controparte personalmente, presso la cancelleria del giudice di primo grado, luogo che costituiva ex lege domicilio del procuratore dell’ENEL Distribuzione s.p.a. ai sensi e per gli effetti del R.D. n. 37 del 1934, art. 82.

Tale notifica doveva ritenersi del tutto inesistente, secondo il costante insegnamento di questa Corte.

Infatti, non vi era stata dichiarazione di residenza nè elezione di domicilio all’atto della notifica della sentenza (mai avvenuta).

Doveva pertanto trovare applicazione l’art. 330 c.p.c. secondo il quale l’atto di impugnazione deve essere notificato al procuratore costituito presso la residenza dichiarata o il domicilio eletto per il giudizio.

Il motivo appare infondato.

Quando sia mancata, come nel caso di specie, la notificazione della sentenza, l’atto di impugnazione deve essere notificato, ai sensi degli articoli 330 e 170 c.p.c. presso il procuratore domiciliatario, a meno che la parte risulti costituita personalmente in giudizio.

Tale modalità di notifica si impone, tra l’altro, anche allorchè il procuratore costituito, esercitando il proprio ufficio nell’ambito di un giudizio che abbia a svolgersi al di fuori della circoscrizione del tribunale cui egli risulti assegnato, non abbia provveduto – come nel caso di specie – ad eleggere domicilio nel luogo in cui ha sede l’autorità giudiziaria investita della controversia (Cass. 25 agosto 1998 n. 842 6, 7 marzo 2001 n. 3273, 17 maggio 2002 n. 7214).

Chiaramente infondate paiono, infine, le osservazioni della società ricorrente in ordine al fatto che in questo caso la notifica sarebbe stata effettuata non al procuratore, ma alla parte personalmente:

Infatti, la notificazione dell’impugnazione alla parte presso il procuratore costituito, a norma dell’art. 330 c.p.p., comma 1, deve considerarsi equivalente alla notificazione al procuratore medesimo ai sensi dell’art. 84 c.p.c., giacche il citato art. 330 c.p.c. si limita ad identificare il luogo della notificazione, mentre la vocatio in ius relativamente all’impugnazione ha quale destinatario la parte personalmente.

Con il secondo motivo la ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 132 e 118 c.p.c..

I giudici di appello hanno ritenuto che la decisione del giudice di pace fosse del tutto priva di motivazione.

In realtà, il primo giudice aveva preso in esame tutte le risultanze istruttorie, sottolineando la ininfluenza delle dichiarazioni rese dai testimoni, i quali avevano riferito solo di quanto accaduto loro (riferendo, in particolare, di essere stati risarciti dall’ENEL o dalla compagnia di assicurazione in un caso consimile di sbalzo di tensione verificatosi nella fornitura di energia elettrica).

L’esposizione del ragionamento seguito dal primo giudice era da considerare, peraltro, del tutto logica e priva di errori giuridici.

Con il terzo motivo la ricorrente deduce il vizio di omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su alcuni punti decisivi della controversia.

Il contratto di somministrazione di energia elettrica per uso domestico, sottoscritto anche dall’utente L.L., conteneva una clausola che prevedeva espressamente l’esonero da ogni responsabilità della società erogatrice nelle ipotesi in cui, per cause accidentali, si fossero verificate interruzioni o limitazioni di fornitura oppure sbalzi di frequenza o di tensione .

I giudici di appello avevano ignorato tale argomento, che pure era stato ritualmente dedotto, per escludere ogni responsabilità della società appellata.

Gli stessi giudici avevano pure omesso di richiamare la deposizione resa dal dipendente ENEL, sentito in corso di causa, il quale aveva precisato di non avere notato alcuna anomalia presso la cabina elettrica che distribuisce l’energia elettrica alla abitazione del L. (essendo presente nella immediatezza dei fatti nelle vicinanze della stessa) e di non avere ricevuto alcun appunto o denunzia di danni da parte degli utenti serviti da tale cabina.

Anche questi due motivi, da trattare congiuntamente in quanto connessi tra di loro, sono del tutto infondati.

Attraverso la denuncia di vizi di violazione di norme e di motivazione, la ricorrente tende – in effetti – ad ottenere una diversa interpretazione delle risultanze processuali, inammissibile in questa sede.

Dopo aver sottolineato che il primo giudice aveva omesso di spiegare il ragionamento che lo aveva indotto a ritenere di nessuna rilevanza gli elementi probatori già acquisiti al processo, i giudici di appello avevano motivato la decisione di accoglimento delle domande del L., richiamando la mancata risposta del legale rappresentante dell’ENEL, il comportamento processuale tenuta dalla stessa convenuta ed, infine, le dichiarazioni rese da alcuni testimoni, che avevano riguardato il fatto specifico dal quale traeva origine la domanda di risarcimento del danno proposta dall’utente.

I giudici di appello hanno quindi adempiuto all’obbligo di motivazione, rendendo una ampia e logica ricostruzione delle risultanze processuali, giustificando il proprio convincimento sulla impossibilità di applicare l’esimente del caso fortuito, ed hanno concluso nel senso della responsabilità della società resistente per attività pericolosa, ai sensi dell’art. 2050 c.c..

Sotto altro profilo, il giudice non ha l’obbligo di esaminare tutti gli argomenti logici e giuridici prospettati dalle parti per sostenere le loro domande ed eccezioni, essendo sufficiente che nella motivazione sia chiaramente illustrato il percorso logico seguito per giungere alla decisione quando sia comunque desumibile la ragione per la quale ogni contraria prospettazione sia stata disattesa.

Parimenti, e da ciò – sotto altro profilo – la definitiva inammissibilità del gravame, la società ricorrente ha omesso di indicare specificamente quali fonti di prova il giudice di appello avrebbe omesso di esaminare, considerato che le dichiarazioni del teste C. sono state ampiamente valutate e persino richiamate in sentenza (pag. 8, quinto rigo; V. Cass. 7 novembre 1996 n. 9711).

Conclusivamente il ricorso deve essere rigettato, con la condanna della ricorrente al pagamento delle spese del giudizio, liquidate come in dispositivo.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso.

Condanna la ricorrente al pagamento delle spese che liquida in Euro 700,00 (settecento/00) di cui Euro 600,00 (seicento/00) per onorari di avvocato, oltre spese generali ed accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 2 aprile 2007.

Depositato in Cancelleria il 15 maggio 2007

Tribunale Lucca, 25/08/2017, (ud. 19/08/2017, dep.25/08/2017), n. 1587

Classificazione:

ENERGIA ELETTRICA – Enel – – in genere

Intestazione

Fatto

FATTO E DIRITTO

Con atto di citazione datato 26.04.2012, la Società Bagno “La Fenice” s.r.l. citava in giudizio, avanti al Tribunale di Lucca, Sezione Distaccata di Viareggio, la Soc. Enel Servizio Elettrico S.p.A. al fine di ottenere l’accertamento dell’inadempimento contrattuale e la responsabilità della convenuta per il sinistro per cui è causa, con richiesta di condanna al risarcimento dei danni quantificati in € 7.239,63, di cui € 4.571,32 per i danni subiti dagli apparecchi elettrici ed elettronici ed € 2.668,31 per il deterioramento dei generi alimentari, o nella diversa misura risultante dalla fase istruttoria o di giustizia, oltre interessi legali e rivalutazione monetaria e con vittoria delle spese di lite. L’attrice riferisce di un black-out elettrico intervenuto in data 09.07.2011, alle ore 23.00 circa, che coinvolgeva anche lo stabilimento balneare “La Fenice”, con origine dalla cabina ENEL situata nel proprio parcheggio e nella quale risultava accertata la parziale fusione di alcuni elementi, tanto da determinare l’intervento dei Vigili del Fuoco e dei tecnici della società elettrica.

Per effetto del black-out e dello sbalzo di tensione, si rese necessaria l’interruzione di una festa all’interno dello stabilimento balneare, in corso di svolgimento al momento dell’evento descritto, dal momento che non veniva riattivata tempestivamente l’erogazione della corrente elettrica.

Oltre a ciò, ma solo successivamente, la parte attrice riscontrava danni agli apparecchi elettrice ed elettronici, oltre al deperimento delle derrate alimentari presenti nel frigorifero, tanto è vero che venivano smaltite.

Per i danni immediatamente riscontrati agli apparecchi elettrici, la società attrice riceveva un indennizzo dalla propria compagnia di assicurazione, rimanendo tuttavia esclusi alcuni danni alla lavatrice Miele ed alla centralina colorimetrica Culligan per il funzionamento della piscina poichè tali apparecchi, inizialmente, avevano manifestato delle irregolarità di funzionamento fino al loro definitivo guasto intervenuto a distanza notevole di tempo, con riparazioni e sostituzioni documentate dalle relative fatture.

Rimanevano esclusi i danni per le derrate alimentari non coperte da garanzia assicurativa, nonchè il mancato guadagno ed il danno all’immagine.

La Soc. Bagno La Fenice s.r.l. rivolgeva le proprie richieste nei confronti della società elettrica con la quale era in essere il contratto di fornitura dell’energia, come da fattura allegata all’atto di citazione. Si costituiva la Soc. ENEL Servizio Elettrico S.p.A. che eccepiva, in via preliminare, il difetto di legittimazione passiva poichè, con effetto dal 01.01.2008, la predetta società ha competenza per le sole attività di vendita dell’energia, mentre ogni questione inerente la distribuzione dell’energia riguarda la scissa Soc. ENEL Distribuzione S.p.A., a seguito dell’atto di scissione del Notaio Dott. Ni. At. di Roma. Nel merito, contesta e rigetta ogni attribuzione di responsabilità contrattuale ed extracontrattuale alla convenuta per i fatti di causa, contestando comunque anche la sussistenza dei danni e la loro quantificazione.

Pertanto, la convenuta concludeva per la dichiarazione del difetto di legittimazione passiva, nonchè per il rigetto di tutte le domande proposte dall’attrice, con la richiesta di vittoria delle spese di lite.

Con atto datato 19.07.2012, interveniva volontariamente la Soc. ENEL Distribuzione S.p.A., in quanto legittimata per quanto attiene le problematiche inerenti la fase di trasporto dell’energia elettrica di vari fornitori fino all’utente finale.

In relazione all’evento del 09.07.2011, riguardante il guasto nella cabina ENEL, precisa le modalità di intervento per le necessarie riparazioni ma contestualmente nega che vi sia stato qualche riflesso negativo sulle linee di bassa tensione, tra cui quella che serve l’utente Bagno La Fenice, contestando l’esistenza del nesso causale ed anche l’entità dei danni lamentati.

Nel corso della presente causa, il Giudice, dopo aver concesso i termini di rito per il deposito delle memorie ex art. 183 c.p.c. ammetteva le prove orali chieste dalle parti e, all’esito delle stesse, rinviava la causa all’udienza del 22.01.2016 per gli incombenti di cui all’art. 281-sexies c.p.c. dove emetteva la sentenza parziale n. 151/2016, rimettendo la causa in istruttoria per il conferimento dell’incarico al CTU, come da relativa ordinanza.

Una volta depositata la CTU, veniva fissata l’udienza del 01.03.2017 per la precisazione delle conclusioni, con successivo rinvio per gli stessi incombenti all’udienza del 04.05.2017, nella quale il Giudice tratteneva la causa per la decisione, concedendo i termini di legge per il deposito delle memorie difensive.

Diritto

Motivi della decisione

Come sopra accennato, nella presente causa è stata emessa la sentenza parziale n. 151/2016 mediante la quale il Tribunale di Lucca ha respinto la domanda di parte attrice nei confronti della convenuta ENEL Servizio Elettrico S.p.A., ritenendo carente la legittimazione passiva di quest’ultima, con condanna dell’attrice al pagamento delle spese di lite della convenuta.

Nel merito, relativamente alla posizione di ENEL Distribuzione S.p.A., il Tribunale ha accertato la responsabilità di quest’ultima ex art. 2051 c.c., essendo mancata la prova liberatoria del caso fortuito, per l’evento avvenuto in data (omissis…)., con la conseguente condanna della parte intervenuta al risarcimento del danno per l’avvenuto deterioramento degli alimenti presenti nel frigo del ristorante dell’attrice, nella misura stabilita in via equitativa in € 2.668,31.

Rigettata, invece, la domanda di risarcimento per il danno all’immagine e per il mancato guadagno, mancando una idonea prova gravante sull’attrice, resta la verifica in ordine ai pretesi (ulteriori) danni subiti dalla lavatrice Miele e dalla centralina colorimetrica Culligan, con conferimento dell’incarico al CTU sulle possibili conseguenze del guasto per cui è causa.

In ordine alla residua questione sui danni alla lavatrice Miele ed alla centralina Culligan è possibile trarre validi motivi di convincimento dalla CTU, il cui contenuto è ritenuto congruamente motivato ed esente da vizi logici, e dalle prove testimoniali svolte in corso di causa.

Infatti, mentre da un lato la CTU ha accertato che, in data 09.07.2011, la linea elettrica B.T. dell’attrice ha subito delle sovratensioni transitorie, prima dell’intervento delle protezioni della linea in M.T., definite “compatibili” con i danni lamentati, ma dall’altro lato ha anche chiarito che non è possibile attribuire l’esclusiva causa dei danni ai macchinari alle sovratensioni, non avendo potuto esaminare – al momento delle operazioni peritali – gli apparecchi danneggiati e sostituiti.

Quindi, sulla base dell’elemento della “probabilità/compatibilità” stabilito dal CTU, è necessario verificare se ed in che misura l’attrice abbi adempiuto al proprio onere probatorio circa la sussistenza e compatibilità degli ulteriori danni denunciati per la lavatrice Miele e per la centralina Culligan, anche alla luce del periodo di tempo intercorso tra l’evento e le riparazioni di cui alle prodotte fatture di riparazione e sostituzione per i predetti apparecchi.

In particolare, per il guasto della lavatrice Miele si ritengono rilevanti le dichiarazioni rese dal teste Cr. Ca., titolare della ditta che cura l’assistenza ai prodotti di marca Miele.

Infatti, all’udienza del 13.12.2013, il suddetto teste ha confermato che il secondo intervento, eseguito sulla lavatrice Miele nel marzo del 2012, era reso necessario in quanto erano emerse altre parti danneggiate dal guasto Enel del 09.07.2011, non riguardanti le riparazioni eseguite nel primo intervento.

Inoltre, il teste ha ribadito l’esistenza del nesso causale e, vista la specifica competenza professionale, ha chiarito che la lavatrice Miele è dotata di una centralina che, collegata con il programma del computer della ditta che cura l’assistenza, identifica quali problemi sono stati riscontrati.

Quindi, considerando altresì che la teste Ca. Gi. ha confermato che, sia nelle settimane successive all’evento del 09.07.2011, che alla riapertura dello stabilimento balneare del marzo 2012, proseguivano i guasti alla lavatrice Miele, deve ritenersi raggiunta la prova in ordine all’esistenza del danno patito dalla lavatrice Miele, sia nell’immediatezza del fatto (non oggetto di causa), sia quello accertato anche alla riapertura dei locali nel marzo 2012, la cui entità è compatibile con l’importo di cui alla fattura di riparazione n. 75 del 31.03.2012 della Soc. Domotika s.a.s. di € 809,95, con esclusione dell’importo IVA in quanto non rappresenta un costo per la società attrice.

Diverso l’esito in ordine al richiesto accertamento per i danni subiti dalla centralina Culligan per la piscina del Bagno “La Fenice”.

Sul punto, le dichiarazioni testimoniali non sono idonee a fornire il necessario supporto probatorio per la tesi di parte attrice.

Infatti, nessuno dei testi citati ha confermato specificatamente l’esistenza di malfunzionamenti della centralina Culligan dopo il 09.07.2011 ed alla riapertura dello stabilimento balneare avvenuta a marzo 2012.

Ma, quale ulteriore elemento, deve considerarsi la dichiarazione del teste Mi. Br., dipendente della Società Culligan ed addetto alla manutenzione delle acque della piscina, che conferma il proprio intervento avvenuto sul posto in data 10.07.2011, cioè subito dopo il guasto alla cabina Enel del 09.07.2011, ma dichiara di aver trovato la centralina spenta, senza essere in grado di attribuire la causa al guasto Enel, e di aver mandato la centralina in questione all’assistenza.

Anche sul capitolo n. 11 della memoria ex art. 183 c.p.c. (n. 2) di parte attrice, il predetto teste riferisce solo di aver montato una nuova centralina nel marzo del 2012, senza però fornire alcuna conferma in ordine all’origine del guasto e, in proposito, non risulta neppure documentato in causa l’esito della disamina della precedente centralina inviata, come detto dal teste, all’assistenza Culligan a seguito dell’accesso del 10.07.2011.

Risulta pertanto carente la prova in ordine all’avvenuta, o meno, riparazione della prima centralina e, comunque, in ordine alle motivazioni che avrebbero giustificato la necessità della totale sostituzione della prima centralina con una nuova.

Viene respinta conseguentemente la domanda di risarcimento per la centralina Culligan.

Quindi, considerando che le domande formulate dall’attrice circa i danni patiti da deterioramento degli alimenti e dalla lavatrice Miele hanno trovato accoglimento (anche per quanto già risultante dalla sentenza n. 151/2016 di questo Tribunale), le spese legali di parte attrice devono essere poste a carico della intervenuta Soc. ENEL Distribuzione S.p.A. per effetto della soccombenza.

Le spese di lite vengono liquidate nel dispositivo in applicazione del D.M. 55/2014.

PQM

P.Q.M.

Il Tribunale di Lucca, definitivamente pronunciando, fermo restando quanto disposto e statuito con la sentenza n. 151/2016 del Tribunale di Lucca, emessa in data 22.01.2016, così provvede:

-. In accoglimento della domande svolta, viene accertata e dichiarata l’esistenza del danno subito dalla lavatrice Miele di parte attrice e, conseguentemente, condanna ENEL Distribuzione S.p.A. al pagamento in favore della Soc. Bagno “La Fenice” s.r.l. dell’ulteriore importo di € 809,95, già al netto dell’IVA, oltre interessi legali dalla data della relativa fattura di riparazione;

-. Condanna la Soc. ENEL Distribuzione S.p.A. al pagamento delle spese processuali di parte attrice, liquidate in € 224,63 per esborsi ed in € 3.000,00 per compenso professionale, oltre spese generali, CAP ed IVA come per legge;

-. Rigettata ogni altra domanda e/o eccezione presentata dalle parti.

Così deciso in Lucca il 19/08/2017

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