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Ctu in ritardo e incompleta: si può annullare?

25 novembre 2017


Ctu in ritardo e incompleta: si può annullare?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 novembre 2017



Causa per mobbing: il ctu ha svolto il suo lavoro in modo negligente e incompleto: posso chiedere al giudice l’annullamento della relazione?

È pacifico nella giurisprudenza della Suprema Corte [1] che la consulenza tecnica costituisce un mezzo di ausilio per il giudice, volto alla più approfondita conoscenza dei fatti già provati dalle parti, la cui interpretazione richiede nozioni tecnico-scientifiche. Il giudice la sempre la facoltà di disporre la rinnovazione dette indagini e, per gravi motivi, la sostituzione del consulente tecnico [2]. Siffatti provvedimenti, discrezionalmente disposti dal giudice [3], sono generalmente esortati dalle parti che sostengono la negligenza nello svolgimento delle operazioni e/o l’insufficienza degli accertamenti eseguiti o delle risposte fornite ai quesiti posti dal giudice. Il giudice istruttore ha pertanto innanzitutto un potere discrezionale di ordinare la rinnovazione delle indagini; ciò si verificherà quando i risultati della perizia risultino insoddisfacenti o inidonei al raggiungimento dello scopo per cui era stata ordinata l’indagine del ctu, oppure quando la consulenza sia affetta da vizi di forma tali da aver comportato la lesione del diritto di difesa di una delle parti. Questioni meramente relative alla chiarezza della relazione, invece, possono essere risolte dal giudice con una semplice richiesta di chiarimenti. Diversamente dalla rinnovazione delle indagini, la sostituzione del ctu può avvenire solo per gravi motivi. Essi sono costituiti da gravi inadempienze compiute dal ctu, come la totale inadeguatezza della metodologia utilizzata per risolvere il quesito peritale, o l’inosservanza del termine entro il quale il consulente deve depositare la relazione. Non rientra, invece, tra le condotte peritali censurabili la mancata verbalizzazione delle operazioni compiute: la giurisprudenza, infatti, è orientata nel senso di ritenere che quest’omissione non determini nullità. Il giudice, in ogni caso ed indipendentemente da qualsiasi valutazione circa la correttezza dell’operato del ctu, non è vincolato per legge ad aderire alle conclusioni del consulente tecnico da lui nominato. Se intende, tuttavia, condividere i risultati della perizia, sarà tenuto a darne adeguata motivazione solo laddove le parti o i loro consulenti abbiano avanzato precise censure, che esigono una replica, mentre avrà sempre il dovere di motivare le proprie conclusioni laddove − in assenza di contestazioni delle parti alla perizia − intenda discostarsi dagli esiti della consulenza medesima. Nel caso di specie, per come prospettato dal lettore, possono evidenziarsi tre mancanze del ctu, che andremo a valutare ai fini della possibilità di sollevare eccezioni circa l’invalidità della perizia: la lacunosa verbalizzazione delle operazioni peritali (ossia non viene indicata la presenza del medico−legale alla visita); il notevole ritardo nel deposito della relazione; la mancata valutazione di alcuni documenti forniti dal lettore. La prima mancanza, come detto, non rileva ai fini della validità della perizia o, quantomeno, non ne costituisce causa di nullità. Quanto invece al ritardo nella consegna della relazione, questo non sempre costituisce un grave motivo in ragione del quale poter chiedere la sostituzione del ctu. La nullità/annullabilità della perizia è ravvisabile unicamente in caso di deposito della consulenza successivamente al termine fissato dal giudice e meno di dieci giorni prima dell’udienza e, in ogni caso, purchè tale condotta abbia concretamente pregiudicato il diritto di difesa delle parti, per non aver potuto esse apprezzare i contenuti della ctu depositata in ritardo. Il ritardo nella consegna rileva invece certamente quale presupposto valido per ottenere la riduzione del compenso dovuto al perito. Sul punto, per gli onorari a tempo non si tiene conto del periodo successivo alla scadenza del termine e si provvede a riduzione a un quarto degli altri onorari. Quanto infine all’esclusione di alcuni documenti dall’indagine, tale mancanza può rilevare, quale motivo di rinnovazione della consulenza, solo se trattasi di documenti ritualmente acquisiti in giudizio o, se prodotti in un momento successivo, concordemente messi a disposizione del perito. Conseguentemente, proprio con riguardo alla mancata valutazione documentale, si consiglia di sollevare e verbalizzare, alla prossima udienza, tutte le eccezioni possibili in merito alla condotta del perito ed alle risultanze della perizia, evidenziando come le valutazioni del ctu possano risultare, anzichè chiarificatrici, del tutto fuorvianti; ciò magari indicando le parti della perizia particolarmente censurabili e chiedendo, conseguentemente la rinnovazione dell’indagine peritale, con contestuale sostituzione del consulente, data la condotta da questi globalmente tenuta. Si deve richiedere altresì al giudice di liquidare al perito un compenso ridotto, in ragione del ritardo perpetrato. Sarà poi nella discrezionalità del giudice accogliere o meno l’istanza. Tuttavia, qualora il magistrato valutasse corretto l’operato del consulente e/o non ritenesse di doverlo sostituire, dovrà specificamente motivare la propria decisione e pertanto valutare la relazione con ancora maggiore attenzione.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Valentina Azzini

note

[1] Cass. sent. n. 8989 del 2011.

[2] Art. 196 cod. proc. civ.

[3] Cass. sent. n. 2541 del 19.03.1999.

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