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Abuso edilizio infondato: c’è diffamazione?

25 novembre 2017


Abuso edilizio infondato: c’è diffamazione?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 novembre 2017



Due persone anziane ricevono la visita a casa di un dipendente comunale in qualità di responsabile dell’Ufficio Abusivismo. Questi, senza alcuna autorizzazione o ordine di servizio, chiede di acquisire la documentazione in merito alla regolarità urbanistica di una veranda realizzata agli inizi degli anni ’70. Di fronte ai dubbi espressi questi minacciava per di più di chiamare i Carabinieri. Dalla documentazione acquisita risulta la regolarità urbanistica (concessione edilizia, autorizzazione del Genio Civile, relazione tecnica abilita con progetto grafico e calcoli). Tuttavia ciò ha creato negli anziani un profondo malessere con aritmia e innalzamento della pressione arteriosa, comprovato dal certificato medico rilasciato dal medico di famiglia. Sembra che ci sia stato anche l’esposto di qualcuno ai Carabinieri in merito al presunto abuso edilizio. In attesa di acquisire la formalizzazione del procedimento del Comune per l’accertamento del presunto abuso edilizio e aver ottenuto tutta la documentazione relativa, tra cui anche il presunto esposto ai Carabinieri (Procura), è possibile procedere con una querela per diffamazione, e al contempo chiedere il risarcimento dei danni morali arrecati ai miei suoceri, visto che il presunto denunciante avrebbe avuto tutti gli strumenti per potersi informare sulla regolarità della veranda prima di inoltrare denuncia ai Carabinieri?

Al fine di rispondere al quesito occorre premettere che  commette il delitto di  diffamazione chi:

  • offende l’altrui reputazione;
  • comunicando conpiù persone;
  • in assenza della persona offesa o almeno quando questa non è in grado di percepire l’offesa.

Da tale premessa discende che il caso specifico non può rientrare nell’alveo della diffamazione ma, eventualmente, in quello della calunnia.

Il reato di calunnia, infatti, si configura quando qualcuno:

  • condenuncia, querela, richiesta o istanza (anche se anonima o sotto falso nome) diretta all’autorità giudiziaria (o ad un’altra autorità che a quella abbia obbligo di riferirne o alla Corte penale internazionale);
  • incolpi di un reato taluno che egli sappia essere innocente;
  • ovvero simuli a carico di lui le tracce di un reato.

La calunnia, in sostanza, consiste proprio nell’accusare falsamente di un reato qualcuno che (si badi bene) si sa, con certezza, essere innocente.

Perchè si possa ipotizzare la calunnia, quindi, devono sussistere tre requisiti necessari:

  • incolpazione falsa;
  1. certezza dell’innocenza del soggetto accusato;
  2. dichiarazione formale (seppur anonima) resa avanti all’autorità giudiziaria o di polizia.

 

Nel caso specifico:

  • chi ha presentato l’esposto al Comune nei confronti dei due anzini non era tenuto ad informarsi circa la legittimità dei titoli edilizi sottesi alla costruzione della loro abitazione. L’esposto (che in alcuni casi è addirittura anonimo) impone al Comune di effettuare le dovute verifiche, seppur con modi consoni alla carica pubblica ricoperta.
  • gli interessati potranno, senza dubbio, presentare una denuncia per calunnia alla Procura della Repubblica e poi depositarne una copia – con il timbro di depositato della Procura – al Comune, in modo che si sappia che non sono disposti a farsi accusare in silenzio. 

Perchè, però, vi siano concrete possibilità di ottenere una condanna per calunnia ai danni di chi ha denunciato gli anziani è necessario che si riescano a trovare le prove (cosa non facile) che dimostrino la consapevolezza, da parte di chi ha presentato l’esposto al Comune, di denunciare un fatto falso.

Qualora dovesse instaurarsi un processo penale per calunnia nei confronti di chi ha calunniato i due soggetti, essi potranno costituirsi parte civile e chiedere un risarcimento dei danni.

Il risarcimento per danni può essere richiesto anche a prescindere dal processo penale, mediante un’azione civile risarcitoria: anche in questo caso, però, dovrete essere in grado di dimostrare chi è stato a determinare il danno e il rapporto di causa ed effetto che esiste tra l’accusa ingiusta ricevuta ed i danni subiti.

Il consiglio pratico che si fornisce è di attendere copia degli atti amministrativi (che il lettore potrà ottenere con una semplice richiesta di accesso agli atti), capire se l’esposto è firmato o è anonimo ed, in ogni caso:

  • presentare la denuncia per calunnia presso la Procura della Repubblica del luogo in cui abitano i suoi suoceri (avendo cura di protocollare al Comune una copia della denuncia con il timbro di depositato);
  • iniziare una procedura civilistica tesa ad ottenere il risarcimento del danno.

Di solito chi presenta una denuncia non inizia un’azione civile, in quanto intende costituirsi parte civile nel giudizio penale. Nel caso specifico, però, poiché gli elementi (cioè le prove) per dimostrare la calunnia potrebbero non essere sufficienti in un processo penale, è sempre una buona cosa avere iniziato la procedura civilistica.

Se, poi, il processo penale dovesse “mettersi bene” (cioè se le indagini dovessero riuscire a dimostrare la volontà calunniatoria di chi ha presentato l’esposto), allora i due anziani potranno rinunciare all’azione civile (iniziata) e decidere di coltivare quella penale.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Sabina Coppola                

 

 


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